Category Archives: Tokyo

>Tokyo: una città da osservare dall’alto

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Tokyo vista dall’osservatorio del World Trade Center

Tokyo, secondo me, è una di quelle città che vanno setacciate palmo a palmo, perché può celare, dietro ogni centimetro quadro,  una sorpresa inaspettata.
Bighellonando per le strade (e aguzzando lo sguardo) si possono rubare con lo sguardo momenti inaspettati, come ad esempio il sorriso di questa poliziotta ad un incrocio vicino a Ginza

oppure, passeggiando su un soprapasso, si possono notare due vigili a Omotesando, impegnati a misurare con il metro il parcheggio di un auto, prima di dare una multa.
 

Si possono scovare scorci all’ombra di imponenti grattacieli, come questo tempio nascosto e preservato dal rumore del traffico di Ueno.

O ancora, alzando di poco lo sguardo, si possono incontrare buffe insegne come questa (vicino allo Tsukiji Market)

o curiosi riflessi nelle finestre dei palazzi.

E infine si può capitare nel bel mezzo di un set cinematografico, sotto al nuovo Sky Tree

o divertire lo sguardo con grattacieli dalle forme piuttosto buffe

Ma il modo migliore, a mio parere, per scoprire questa meravigliosa metropoli che si estende a perdita d’occhio è osservarla dall’alto, magari dalla Tokyo Tower o da Roppongi.

Vista dal tetto delle Roppongi Hills
Solo così, avvantaggiati dall’altezza, si possono notare un milione di cose altrimenti celate da mattoni e cemento o naturalmente nascoste per via della loro posizione.
Un momento di quotidianità di una domenica pomeriggio di fine giugno, come questa festa sul tetto

o una manifestazione di lavoratori nei pressi della Tokyo Tower, anch’essa espressione della compostezza dei giapponesi.

Questo palazzo dalla facciata “ondosa”

o la baia di Odaiba che lentamente si tinge di arancio al tramonto.

Poi ovviamente lo skyline notturno, dagli echi alla Blade Runner. Un paesaggio fatto di alti, altissimi e bassi.

un  giardino incastrato tra grattacieli

o un cimitero, anch’esso ritagliato tra i palazzi

Insomma, guardare guardare e guardare! Mai stancarsi di carpire piccoli particolari e di osservare.

E visto che siamo in tema di Giappone e Tokyo, vi raccomando di seguire il meraviglioso blog  Giappone Mon Amour che, in questi giorni, ha indetto un nuovo giveaway! :)

Buona giornata! ^__^

>Kyoto: odi et amo

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La metropolitana alla stazione di Kyoto

Mi sono resa conto rileggendo i miei post sul Giappone che questo blog pende in maniera consistente per Tokyo. Finora ho sempre parlato molto di questa meravigliosa città che sento così tanto affine a me, trascurando  Kyoto in maniera scandalosa.
Credo, anzi ne sono sicura, che questo dipenda dal fatto che con Kyoto  ho avuto un rapporto di odio – amore per cui mi viene meno spontaneo raccontarne.

Attendendo la metro
Perché odio amore? Beh, intanto le persone mi sono sembrate molto più chiuse che a Tokyo e ho avvertito un certo fastidio nei confronti di noi turisti. Mentre nella capitale venivamo osservati con curiosità e simpatia, qui ho avuto come l’impressione che nel loro sguardo ci fosse diffidenza e un pizzico di contrarietà.
Inoltre dopo sei giorni spesi nella coloratissima Tokyo, Kyoto mi è sembrata irrimediabilmente grigia. Niente grattacieli luminosi, ma solo vie strettissime e casette piccoline. Un traffico incredibile, un clima piuttosto soffocante.
E poi è bastato un raggio di sole per cambiare tutto come in un battito di ciglia. Ho iniziato a vedere ed apprezzare i colori di Kyoto che sono belli anche se non sono psichedelici come quelli di Tokyo.

Il Ryokan dove abbiamo soggiornato

Mi sono letteralmente inchiodata in mezzo alla strada  quando ho visto uno splendido airone cinerino appollaiato sul tetto di un tempio, totalmente incurante del traffico cittadino.

Ho adorato i piccoli giardini celati alla vista da un dedalo di stradine, dove è possibile gustare un po’ di pace tra ninfee e ponticelli avvolti di morbido verde.

E poi ho amato Kyoto perché è stato il primo posto dove ho dormito su un futon , in un ryokan minuscolo dove la nostra finestra si affacciava su una fontanella zen.

Ecco, di primo acchito ho pensato che fosse impossibile che non mi piacesse ogni singolo centimetro quadrato di suolo nipponico. Mi sono trovata spaesata. Ma come – mi chiedevo – ho atteso con tanta ansia di vedere tutti questi luoghi meravigliosi e adesso ne rimango delusa?
Poi  ho capito che, come in tutte le cose, anche Kyoto andava compresa. E andava vista non con l’idea della città che mi ero fatta  prima di partire, ma solo con gli occhi e con il cuore di quel momento.

Una strada di Gion

E da lì l’odi si è trasformato in amo. Non un colpo di fulmine come per Tokyo, ma un innamoramento graduale e soffuso fatto di splendidi ricordi e di  torii rossi allineati.

I torii rossi del Fushimi Inari Taisha
Il tempio delle Lanterne Rosse a Gion
Ciottoli nel Parco del Palazzo Imperiale di Kyoto

Studenti attraversano un ponticello

>Di Tokyo e di panchine abitate dagli zaini

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Oggi, leggendo questo post dal bellissimo blog Giappone Mon Amour, mi sono ricordata di una cosa vista a Tokyo che ci era piaciuta moltissimo.
Domenica mattina, giardino del Palazzo Imperiale: il parco, sopratutto la sua zona est, è popolato di jogger e di ciclisti. Ci sono corridori singoli,

coppie di ragazze,

gruppetti con un allenatore che insiste con i saltelli sul posto.

E poi ci sono le panchine punteggiate di zaini, che fungono da custodi e da testimoni di tutta questa moltitudine di sportivi, che si allontana a macinare chilometri per nulla intimorita di abbandonare così i propri averi.

Borse e borsoni appoggiati con ordine (e con delicatezza, mi viene immediatamente da pensare). Quello stesso ordine e cura che trasuda da ogni fibra del Giappone e che mi è sembrato splendido ritrovare anche in un gesto così semplice e banale.

Leggendo le parole di Laura ho ritrovato  la mia stessa sensazione di quel momento: la  sorpresa e la piacevolezza di vedere come sia normale lasciare le proprie cose incustodite, perchè nessuno le ruberà. E immediatamente la mente è corsa all’Italia (ma a dire il vero anche a tante altre parti d’Europa), dove questo invece non succede. Qui si cammina avvinghiati ai propri zaini, borse, valigie. Figuriamoci allontanarsi per ore, lasciandoli su una panchina!

Ecco, oggi mi è tornata alla mente un’altra delle mille cose che amo tanto di questo paese. Insieme ad una piccola fitta di nostalgia, per non essere più lì :)

>Una domenica a Tokyo ( e qualche altro giorno sparso qui e là) – photo post

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 Oggi non mi resta tanto tempo per scrivere perchè sto ultimando i preparativi finali per il viaggio. Ma vi lascio con qualche foto di una domenica di giugno a Tokyo e alcune altre scattate a Kyoto, Nara e Miyajima. Mi sono resa conto che ho fatto molte più foto a persone di quanto pensassi! Ci rivediamo al ritorno dal viaggio! Buona domenica e buone vacanze ^__^            
Una signora intenta a disegnare nel Parco del Giardino Imperiale di Tokyo
Un gruppo di ragazzi che si stava preparando per una manifestazione contro i tagli alle scuole private

Ragazze in giro per il parco prima della manifestazione
Il famoso bambino di qualche post fa (non ricordavo di avergli scattato anche questa foto!)  
Nonno vigile vicino al Parco del Palazzo Imperiale di Tokyo

Bambina in bici lungo l’area chiusa al traffico intorno al Parco del Palazzo Imperiale di Tokyo

Mini cyclist ^__^

Uno dei tanti jogger che correvano nell’area chiusa al traffico di cui sopra

Saltelli sul posto!!

Una panchina tutta femminile

Doraemon!! Poteva forse mancare? (Roppongi Hills)

Devo ammettere ch’e mi sarebbe piaciuto sapere cosa c’era scritto su quel cartello!

Scarpe color pastello a spasso per Kyoto

Scarpe curiose a Miyagima

Le riprese di un telefilm davanti al nuovo Sky Tree in costruzione
Due signore intente a mangiarsi un onigiri nel parco di Nara, mentre il cerbiatto le osserva alle spalle

Graziosissima coppia nel parco di Nara

Monaco buddhista vicino all’ingresso del Parco di Nara

>Di Tokyo e giardini

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Sì lo so. 
Vi ho già fatto due gianduiotti così su quanto è bello il Giappone, quanto è meraviglioso il Giappone, quanto mi piace il Giappone.
Eppure mi viene sempre voglia di scrivere di questo paese che tanto mi ha colpito perchè, più ci ripenso, più trovo ricordi in cui cullarmi e in cui rifugiarmi quando sono di cattivo umore.
Oggi, guardando il cielo azzurro di inizio agosto sopra Venezia, mi è tornato alla mente il cielo blu di Tokyo. E la luce accecante del sole per le strade e il riverbero sui marciapiedi grigi. In particolare mi è venuta in mente questa immagine:
L’ho scattata all’Hamarikyu Garden di Tokyo, uno dei posti che più mi sono piaciuti della capitale nipponica. Una pietra verde incastonata in un labirinto di grattacieli e strade, un capolavoro di quiete immerso in una metropoli rumorosa (ma nemmeno troppo) e frenetica.
Di questo splendido giardino ho amato e assorbito ogni centimetro. A partire dal maestoso pino di 300 anni che abita vicino all’entrata
passando per gli scorci delicati
e per la fauna curiosa e indisturbata
  
Ecco, questo è uno di quei posti che hanno il potere di donarmi una grande pace e una profonda serenità. Ed è uno di quei luoghi in cui vorrei rifugiarmi quando sono particolarmente stressata o stanca. Credo che potrei stare ore seduta su una panchina a godermi il paesaggio e a fare scorta di tranquillità.
Un altro giardino in grado di regalarmi le stesse sensazioni è stato l’Isuien Garden. Molto più piccolo dell’Hamarikyu, ma ugualmente delizioso.
Trovarlo non è stato facile, così ben occultato rispetto all’ingresso del Parco di Nara, ma tanta ricerca è stata ripagata da altrettanta soddisfazione.

Potevo forse restare impassibile di fronte ad uno scorcio così?

Resto ancora stupita di fronte a tanta perfezione. Tanto ordine. Tanta delicatezza.

A pensarci bene è il Giappone stesso che, per me, incarna questi tre aspetti. E non so ritrovare la stessa sensazione altrove.

Forse sono io che, amando tanto questo paese, enfatizzo ogni particolare. Eppure più ci penso, più mi trovo ad apprezzare e a ricordare con un sorriso anche le cose più piccole. 
L’inchino delle hostess sugli shinkansen e il loro sorriso gentile.
I jingle a bordo dei treni che sembrano fatti con lo xilofono (a proposito, con quale strumento sono fatti?).
Le mani avvolte dai guanti bianchi dei guidatori delle metro e i loro segnali decisi, ma leggeri.

Per il momento non posso far altro che ricordare, ma sempre nell’attesa di poter partire di nuovo e tornare (magari già il prossimo anno) in questo meraviglioso paese.

>Steeling a sunset in Tokyo

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In questi giorni il caldo opprime e le parole escono a fatica. Questa volta lascio spazio alle immagini, perchè parlino al posto mio dei miei ricordi della Tokyo Tower.

Il tramonto che cala sulla Tokyo Tower
Con il naso in su
Guardando giù dalla Tokyo Tower
Vista da Roppongi/World Trade Center

>Che nostalgia!!

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Saremmo dovuti tornare in Giappone a gennaio 2012. Purtroppo non potrà essere così, ma ci auguriamo di poter rivedere questo panorama molto presto.
(Video preso da Youtube)
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