Category Archives: diari di viaggio

I love Berlin! Ovvero: piccola overwiew prima di iniziare il vero e proprio diario di viaggio.

E insomma è così.

La Pestifera si è perdutamente innamorata di Berlino.

La scintilla è scattata nell’esatto momento in cui ha solcato l’ultimo gradino scendendo dall’aereo e ha alzato gli occhi al cielo teutonico, mentre un pallido sole faceva capolino da nuvole grigie e fredde.

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>Kyoto: odi et amo

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La metropolitana alla stazione di Kyoto

Mi sono resa conto rileggendo i miei post sul Giappone che questo blog pende in maniera consistente per Tokyo. Finora ho sempre parlato molto di questa meravigliosa città che sento così tanto affine a me, trascurando  Kyoto in maniera scandalosa.
Credo, anzi ne sono sicura, che questo dipenda dal fatto che con Kyoto  ho avuto un rapporto di odio – amore per cui mi viene meno spontaneo raccontarne.

Attendendo la metro
Perché odio amore? Beh, intanto le persone mi sono sembrate molto più chiuse che a Tokyo e ho avvertito un certo fastidio nei confronti di noi turisti. Mentre nella capitale venivamo osservati con curiosità e simpatia, qui ho avuto come l’impressione che nel loro sguardo ci fosse diffidenza e un pizzico di contrarietà.
Inoltre dopo sei giorni spesi nella coloratissima Tokyo, Kyoto mi è sembrata irrimediabilmente grigia. Niente grattacieli luminosi, ma solo vie strettissime e casette piccoline. Un traffico incredibile, un clima piuttosto soffocante.
E poi è bastato un raggio di sole per cambiare tutto come in un battito di ciglia. Ho iniziato a vedere ed apprezzare i colori di Kyoto che sono belli anche se non sono psichedelici come quelli di Tokyo.

Il Ryokan dove abbiamo soggiornato

Mi sono letteralmente inchiodata in mezzo alla strada  quando ho visto uno splendido airone cinerino appollaiato sul tetto di un tempio, totalmente incurante del traffico cittadino.

Ho adorato i piccoli giardini celati alla vista da un dedalo di stradine, dove è possibile gustare un po’ di pace tra ninfee e ponticelli avvolti di morbido verde.

E poi ho amato Kyoto perché è stato il primo posto dove ho dormito su un futon , in un ryokan minuscolo dove la nostra finestra si affacciava su una fontanella zen.

Ecco, di primo acchito ho pensato che fosse impossibile che non mi piacesse ogni singolo centimetro quadrato di suolo nipponico. Mi sono trovata spaesata. Ma come – mi chiedevo – ho atteso con tanta ansia di vedere tutti questi luoghi meravigliosi e adesso ne rimango delusa?
Poi  ho capito che, come in tutte le cose, anche Kyoto andava compresa. E andava vista non con l’idea della città che mi ero fatta  prima di partire, ma solo con gli occhi e con il cuore di quel momento.

Una strada di Gion

E da lì l’odi si è trasformato in amo. Non un colpo di fulmine come per Tokyo, ma un innamoramento graduale e soffuso fatto di splendidi ricordi e di  torii rossi allineati.

I torii rossi del Fushimi Inari Taisha
Il tempio delle Lanterne Rosse a Gion
Ciottoli nel Parco del Palazzo Imperiale di Kyoto

Studenti attraversano un ponticello

>Volti di Danimarca – photo post

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Continua la carrellata sulle persone immortalate durante il viaggio, questa volta in Danimarca. Enjoy!

Mangiando davanti al Municipio

La Family Bike!

Amici davanti al Municipio

Le scale di una chiesa sono un ottimo punto di ritrovo

Non tutte le danesi sono bionde :)

Io le trovo adorabili :)

Pic nic lungo il canale

W i colori!

Una banda estemporanea per le strade di una sonnecchiosa Copenhagen

Bizzarri personaggi

Coppia modaiola

Amici alternativi vicino a Christiania

Vecchiotti in calesse

Jared Letho, nuovo testimonial di Hugo Boss

In effetti quel cappello viola deve tenere parecchio caldo XD

Famiglia danese nel parco del Rosenborg Slot

Amiche lettrici

Un elegantissimo trio

Il trio di cui sopra, ma da un’altra angolazione

Toh, chi si rivede!

Scambiando 4 chiacchiere seduti a Nyhavn

Guardando la gara di Triatlon

Prendere il sole, ma con la copertina!

Leggendo a Christianshavn

Non sembra Kripstak? XD

La banda di Tivoli

Maschere di Tivoli

Maschere di Tivoli

Amici alternativi

Una coppia di Hobbit XD

Un paio di Hunter aggiustano tutto!

Amiche vicino al nostro hotel

>Volti d’Olanda – Photo post

>

Ieri è arrivata finalmente la Gianduiotta’s Family. La Regina Madre ha preso possesso dei fornelli e ha fissato un rigido schedule di lavori di casa e menù turistici. Il tempo per scrivere sul blog si è visibilmente ridotto, ma vi lascio un photo post che raccoglie tutti i volti d’Olanda che ho rubato durante il soggiorno ad Amsterdam e Utrecht.
Buona domenica!
Ocio alle scarpe abbinate con le cuffie
Ganza la signora con le All Star gialle!!
Relax appollaiati su un ponte
Non ho capito se è una nuova forma di ginnastica o un modo alternativo per slogarsi qualche osso
Giocoliere davanti alla Oude Kerk
Dopo aver visto queste due ragazze, ho capito che potevo comprarmi una giacca lilla senza farmi troppi scrupoli
Sguardi inquietanti
Sguardi amichevoli
Una partita a scacchi per le strade di Amsterdam
Succo di frutta intonato ai collant
Amici ad Utrecht
Amici ad Utrecht # 2
Buffi riflessi (e buffe scarpe)
Abbigliamento d’agosto
Un clochard a Utrecht
Tenendo su un lampione…
Amici ad Utrecht # 3
Impermeabile a pois a spasso per Utrecht

>Andando a Copenhagen ho notato che:

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a)      i danesi non parcheggiano le biciclette in modo ordinato come ad Amsterdam, ma le buttano lì un po’ dove capita e se, spostando la propria, ne cade un’intera fila pazienza! Le lasciano lì sparpagliate sull’asfalto
b)  Copenhagen è la patria degli Hunter: quasi tutte le ragazze li indossano, con qualsiasi tipo di abbigliamento e qualsiasi tipo di tempo. C’è il sole? Nessun problema, sicuramente torneranno utili perché almeno una volta durante la giornata pioverà!
c)      Gli Hunter di cui sopra li vendono anche al supermercato :-| Roba che qui li paghi 150 € e lì te li tirano dietro per 30… E mica Hunter bau bau micio micio, quelli originali!
d)      Trovare mutande normali in Danimarca è un problema. Esistono solo mutandoni in stile Bridget Jones e di slip decorosi nemmeno l’ombra. Non parliamo poi di cose azzardate tipo tanga o perizoma… Li ho trovati, sì, ma in.. Svezia!
e)      Acquistare abbigliamento nei negozi danesi fa un gran bene allo spirito: la loro taglia 40 è gigantesca. Ti senti un casino magra! E per un attimo hai l’illusione di essere dimagrita durante le vacanze!
f)        Le ragazze danesi sono bellissimissime. E alte. E magre. Fino ai 20 anni.
g)      I maschi danesi portano calzini bizzarri: tipo bianchi a strisce arancioni
h)      Le ragazze danesi portano le calze smagliate e se ne fregano. Ma non smagliate poco… con i buchi!
i)        La pettinatura ufficiale delle ragazze danesi è la coda di cavallo
j)        Ho già detto che il tempo è umidissimo?
k)      I dolci danesi sono buoni. Ma peeeesantiiiiiii!!
l)         I danesi quando sono al ristorante non parlano tra di loro. Esempio 1: tavolo con marito e moglie + bambino = marito legge il giornale, moglie legge un libro, bambino gironzola qui e là indisturbato. Esempio 2: ragazza + amica = guardano in giro, mangiano con occhi bassi ma nessuna delle due scambia una parola per due ore. Agghiacciante!
m)    I danesi nel panino all’italiana mettono il pesto, invece che la mayonese. Ed è buono!
n)      I danesi, nel panino, mettono anche la pasta fredda. Non aggiungo altro.
o)      Capita a volte di vedere lampade strane… 
Buffo posto per mettere un interruttore
p)      Vai in Danimarca e credi che là tutto sia ordinato e pulito. Poi al supermercato vedi l’insalata buttata tra le mutande e gli spazzolini da denti infilati tra i surgelati. Senza contare i bicchieri (di vetro!!) abbandonati sui monumenti e i resti di cibo da asporto lasciati per terra. E’ un trauma!
q)      Poi ti sposti in Svezia ed è tutto ordinato e pulito O__O
r)       Lo Smorrebrod, piatto tipico danese, esiste ma dev’essere come il Fight Club. C’è ma non si sa dove sia. E prevede regole strane: si mangia dalle 11 alle 17. Allora tu arrivi alle 15 e ti dicono “No, il sabato non lo si fa”. E allora tu vai di domenica, ma ti rispondono “La domenica c’è solo fino alle 13”. E allora ti girano i gianduiotti e decidi che puoi vivere anche senza.
s)       I danesi, dopo le 19, scompaiono. Per strada non c’è quasi più nessuno e gli unici rimasti sono i turisti
t)        In Danimarca le tende da finestra non si usano. Figuriamoci le tapparelle!
u)      Anche con 13 gradi i danesi gironzolano allegri e garruli in maniche corte e pantaloncini. D’altronde è estate e per loro è sicuramente più caldo che le altre stagioni!
v)      Se volete comprare un piatto da collezione della Royal Copenhagen ma pensate che sia troppo costoso… vi consiglio di recarvi al mercatino delle pulci che si trova in Kongens Nytorv, dove troverete i piatti originali a mooooooooolto meno ;-)
w)    Le acque dei canali ad Amsterdam erano marroncine, qui invece sono di un blu scurissimo quasi nero
x)      Anche a Copenhagen ci sono i gondolieri
y)      I danesi non sono così aperti e gentili come gli olandesi
z)       Ci dev’essere una nuvola attraccata a terra grazie un filo invisibile che copre sempre Copenhagen. Poi ti sposti di 20 km e finalmente trovi il sole! Almeno, nel nostro caso è successo così durante l’intera permanenza.

>14 agosto 2011 – Gita a Hillerod: Frederiksborg Slot e poi nuovamente Copenhagen!

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Il 14 agosto indovinate come inizia? Bravi, con il tempo cupo e uggioso! E fa freddo? Fa moooolto freddo! Il termometro si è fermato a 13 gradi e non avete idea di quanto i due pinguini stiano adorando le giacche della Quechua comprate ad Amsterdam!
L’umidità si aggira intorno al 450%, quell’umidiccio freddiccio che ti penetra bene nelle ossa e ti fa venire i reumatismi precoci.
E’ notizia di poco fa che il clima copenhagese è stato eletto, all’unanimità, come clima migliore del pianeta nella categoria fuori concorso “Il clima migliore per i funghi e i licheni”.
Particolari meteorologici a parte, oggi si va a Hillerod a visitare il bellissimo Frederiksborgslot. Il castello si trova ad un’oretta di viaggio da Copenhagen ed è comodamente raggiungibile con un treno diretto dalla stazione centrale della capitale. Appena arrivati, la piccola cittadina appare un po’ triste: non c’è anima viva in giro e, di sicuro, il tempo bigio non aiuta. Ma basta allontanarsi di qualche passo verso le vie più interne per trovare le piccole casette tinta pastello, che tanto piacciono alla Pestifera.

Un edificio che sorge sulla piazza
Appena si arriva nella piazza principale, il paesaggio che si apre davanti ai loro occhi è incantevole: un enorme parco con laghetto, nel quale si specchia il Frederiksborg Slot.

Fatto costruire da Cristiano IV come residenza reale, è il più grande castello rinascimentale della  Danimarca ed è composto da 70 stanze interamente visitabili. Attualmente è conosciuto anche come il Museo di Storia Nazionale e vale davvero la pena visitarlo.

La Gianduiotta è stata particolarmente colpita da questo corridoio rinascimentale

e dalla Chiesa del castello, un autentico capolavoro. Quando il sole filtra attraverso le vetrate istoriate i colori che si riflettono sulle pareti bianche creano un’atmosfera meravigliosa.

La prima stanza del castello
La Grande Sala 
Una finestra con incisi sul vetro i nomi di alcuni visitatori. L’incisione più vecchia è quella di destra, 20 agosto 1913. Non fa impressione?

Decisamente splendido anche il giardino barocco, che i due camminatori indomiti hanno la fortuna di visitare sotto un cielo che d’improvviso si squarcia e un sole incredibilmente caldo.

Mentre passeggiano per la verzura e tra le chiare e fresche dolci acque della fontana, arrischiano addirittura la manica corta, quasi vergognosi di tanta tracotanza.

Prego notare come sia il primo sole che bacia i giuovani volti di Baffetto e Pestifera dopo 4 giorni di nuvole ininterrotte. Lì per lì temono di doversi nascondere all’ombra di un salice, nel timore di venire cancellati via come vampiri. Ah no, quello succedeva con i vecchi vampiri. Ora quelli di nuova generazione sbrilluccicano al sole come swarosky, che sbadata!
L’altro lato del lago
Il castello visto dalla fontana

Si sono però fatte le due e, dopo tanti passi e tanta conoscenza, gli stomaci dei due globetrotter iniziano a rumoreggiare.

Lasciano quindi il parco per avventurarsi verso il centro di Desertolandia, no volevo dire Hillerod,  alla ricerca di un po’ di cibo. I locali sono però tutti chiusi e, proprio mentre stanno per arrendersi, il loro occhio vispo registra una insegna dai colori e dalle parole conosciute: “Bella Italia” (o qualcosa di simile, insomma). Trattasi di locale microscopico nel seminterrato di un piccolo edificio dove si mangiano pizza o panini VERI!!

Ora voi dovete sapere che il cibo danese è piuttosto, come dire, particolare e che vedere cibo commestibile e di stile italico rappresenta un miraggio per i due affamati. (Spiegherò più avanti in un post apposito il perché di tanta felicità).
La scelta si rivela quantomai azzeccata. Il posto è di poche pretese, l’equivalente di un pizza al taglio da asporto, ma il panino è davvero succulento! Primo perché il pane è cotto sul momento ed è quindi caldo e croccante e poi perché sia il prosciutto crudo che la mozzarella sono veramente buoni. Molto meglio che tanti bar pretenziosi che si trovano in Italia!
Persino il pesto, piazzato lì nel panino a tradimento, non stona e regala un sapore tutto nuovo per i nostri gusti.
Zavorrati da questo buon panozzo (stava a malapena su un piatto piano), la Gianduiotta e Baffetto fanno ritorno a Copenhagen, dove si dirigono verso il Rosenborg Slot che sembra tanto la copia in piccolo del Frederiksborg di Hillerod.

Anche questo castello fu fatto costruire da Cristiano IV e costituiva la residenza estiva dei reali. Sorge su un piccolissimo laghetto e le stanze da visitare sono pochine. La cosa veramente interessante sono i gioielli della corona, per cui Baffetto ha pronunciato più di un “ooooooh” ammirato :)

Prego notare che non si possono fare foto all’interno del castello, a meno che non si compri un pass speciale al costo di 2 € a persona.
Non mi esprimo in merito. O meglio, mi esprimo: ma stiamo scherzando????
Finita la visita i due acculturatissimi viaggiatori si incamminano verso il centro passando per il parco del Rosenborg slot e scoprono che la domenica, in caso di sole, i danesi amano trovarsi al parco per sdraiarsi sull’erba e leggere o sonnecchiare in compagnia. In effetti per loro il sole dev’essere davvero qualcosa di straordinario!!!

E siccome tanta straordinarietà non può durare a lungo, dopo nemmeno mezz’ora il tempo cambia nuovamente e si incupisce sempre più. Giusto in tempo per la crociera in battello prenotata per le 17!
Grazie alla saggezza e lungimiranza di Baffetto si sistemano al coperto e la scelta, dopo pochi minuti, si rivela decisamente intelligente! Inizia infatti a diluviare ed evitano quindi di inzupparsi e di intossicarsi con lo scarico del battello.
La crociera è carina e permette di vedere la città dai canali; peccato però per la pioggia che non permette ai due di godersela appieno (e nemmeno di fare foto decenti :( )

Il Diamante nero – ossia la Biblioteca Nazionale
Ve l’avevo detto che è assediata dai turisti….

Christianshavn vista dal basso

Festa in un locale sul canale di Christianshavn
Il battello riflesso nel Diamante Nero
Gammel Strand

E’ arrivata anche l’ora di cena e, dopo un lungo bighellonare alla ricerca di una birreria aperta, i due affamati raggiungono finalmente un pub che sembra promettere bene. Qui vengono a conoscenza di una formula di cena danese del tutto particolare.
Tale menù si chiama Smalle Platte e prevede:

la foto è penosa perchè fatta con il cellulare
  • Fettine di arrosto di maiale
  • Aringa marinata
  • Una sottospecie di insalata russa
  • 4 fettine di pane
  • Burro salato
  • 4 formaggini confezionati (sì, proprio come quelli che si trovano al supermercato!) ai gusti: ananas e noccioline, roquefort, brie e pepe.
  • 2 bistecche impanate (non si sa di cosa)
  • cetrioli sottoaceto piccanti
  • cipolla marinata
L’aringa è piaciuta subito alla Pestifera, mentre non si può dire lo stesso di Baffetto che non la toccherebbe con un palo di 10 mt. Il resto… beh, piuttosto particolare no??
Inutile dire che, dopo un pasto così leggero, i due zavorrati si sono diretti all’hotel nella speranza di digerire e di sfuggire alla sempre presente pioggia.

>13 agosto 2011 – Copenhagen: Kastellet, la Sirenetta, Nyhavn e molto altro!

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La giornata dei due instancabili camminatori indovinate come inizia? Sotto un cielo plumbeo ovviamente! E con un’umidità del 400%.
La frangia della Gianduiotta si è suicidata all’arrivo a Copenhagen
Per la giornata i due hanno piani ambiziosi e la cominciano recandosi di buon mattino al Kastellet, ossia una delle fortificazioni del Nord Europa meglio conservate.

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

Dotata di una pianta a stella e di un bellissimo laghetto, il distretto attualmente include: alcune casette usate a fini militari, la bellissima chiesa anglicana di Sankt Alban e un mulino (non visitabile).

Alle 9 il parco è popolato solo da jogger e la Pestifera e Baffetto possono godersi la sua pace, nonché un bellissimo airone appollaiato su un tronco.

Da qui proseguono verso la famosissima Sirenetta, giusto per amore di curiosità. I due infatti non sono proprio smaniosi di vederla, ma essendo nei paraggi pensano sia offensivo non porgerle un saluto.

Vederla è un’impresa piuttosto complicata. O meglio, vederla senza uno o più turisti avvinghiati alla sua base come una cozza allo scoglio. La pestifera riesce a scattarle una foto nell’esatto momento in cui un turista americano si distacca dal basamento con balzo felino e, per puro caso, riesce ad atterrare come una farfalla (di piombo) sulla banchina.

Salutata la Sirenetta (che vista da vicino sembra veramente taaaanto triste), si spostano alla Fontana di Gefion: un capolavoro, nonché una delle cose che più sono piaciute ai due viaggiatori.

La fontana è imponentissima e rappresenta Gefion nell’atto di arare la Svezia grazie ai suoi 4 figli trasformati in buoi. La leggenda narra, infatti, che avesse chiesto della terra  al Re di Svezia e che questi le avesse risposto che le avrebbe donato tanto terreno, quanto fosse riuscita ad ararne in una notte. Gefion trasformò allora i figli in buoi e ottenne la Zelandia.

 
Visto il tempo che promette pioggia da un momento all’altro, la Pestifera e Baffetto decidono allora di spostarsi verso Nyhavn, nella speranza di vederlo ancora all’asciutto. Per arrivarci passeggiano per il lungo mare dal quale godono di una splendida vista sulla modernissima Operahus (Opera House)

e fanno un salto alla spiaggia della città. Trattasi di spiazzetto quadrato all’interno del porto dove è stata riportata un po’ di sabbia e dove i danesi usano prendere il sole (nonchè fare il bagno) quando il tempo è clemente.

Dovete sapere che la pestifera, in preda ad una sottile nostalgia di mare, prima della partenza aveva chiesto al consorte di portare il costume da bagno, secondo la felice regola del “When in Rome, do as the Romans do”. Credendo infatti che la temperatura avrebbe raggiunto la vetta dei 25 gradi, voleva provare l’ebrezza di tuffarsi nelle tiepide acque del nord esattamente come gli abitanti del luogo. Desiderio stroncato sul nascere non appena atterrati a Copenhagen, dove il tempo ha fatto subito capire all’ingenua piemontese chi comandasse lì.

Qualche passo più avanti arrivano dunque al famoso Nyhavn, uno degli scorci più fotografati della città.

Punteggiato da casette colorate e da bellissime barche antiche, è il porto vecchio di Copenhagen nonchè uno dei più famosi luoghi di ritrovo grazie ai suoi tanti caffè e ristoranti. Nyhavn fu fatto costruire da Cristiano IV tra il 1670 e il 1673 e fu anche dimora, per alcuni anni, dello scrittore Hans Christian Andersen.

Al termine del porto si apre la Kongens Nytorv, ossia la Piazza del Re, occupata il sabato mattina da un carinissimo mercatino delle pulci.
Proseguendo sulla Bredgade, visitano dapprima la Garnisons Kirke

e proseguono poi verso la Aleksander Nevskij Kirke (chiesa russa)

fino al Frederiksgade, dove sorge la bellissima Frederiks Kirke (conosciuta anche come la Marmorkirke, ossia la Chiesa di marmo) che vorrebbero visitare, ma che sfortunatamente quel giorno è chiusa.

Courtesy of Baffetto

Tornano quindi mesti sui loro passi, intenzionati a compiere una full immersion al Christiansborg Slot, cioè il Palazzo Reale. Oggi il castello rappresenta la sede del parlamento danese e della corte suprema ed è utilizzato dai reali in occasione di ricevimenti o altre manifestazioni formali.

Sorge sulle rovine del vecchio castello del vescovo di Absalon, che lo fece erigere nel 1167, ed è attualmente alla sua terza ricostruzione. Il primo Christiansborg fu infatti distrutto da un incendio nel 1794, a causa del surriscaldamento di una stufa posta nei seminterrati.
Fu ricostruito nel 1828, ma bruciò una seconda volta nel 1884 perchè un maestro di cerimonia non volle far passare i pompieri dove era stata appena data la cera (giuro che è andata veramente così! Non esprimo commenti sull’intelligenza dell’esemplare).

Particolare dell’ingresso, unica parte fotografabile del castello

Oggi il castello è visitabile al 90% della sua superficie e si possono visitare anche le rovine dell’antico castello di Absalon: molto suggestive!

Chiusa la parentesi castellifera è tempo di spostarsi verso Christiania, ossia la città hippie fondata nel 1971 nel distretto di Christianshavn.

Un edificio che sa di polenta :)
Il canale di Christianshavn

Questa tappa è stata esplicitamente richiesta dalla pestifera che credeva di trovare una piccola enclave di omini e donnine dai biondi capelli fluenti e dalle coroncine di fiori al collo.

Uno dei primi fabbricati all’ingresso

Purtroppo per lei la realtà è un po’ differente e la Città Libera si rivela un’immensa ciminiera di fumi erbacei che si leva verso il cielo danese e nulla più.
All’interno si possono scattare foto solo vicino all’ingresso, mentre su Pusher Street (ossia la via principale, popolata di bancarelle che vendono marjuana e hashish) vigono regole rigidissime: non si possono scattare foto, non si possono girare video e non si può correre, perchè crea panico.
Il commento di Baffetto alla faccia delusa della gianduiotta è stato: “Mi sa che te ti sei fermata al ’68, quegli hippie non esistono più!!”.

Le forze iniziano a calare vertiginosamente e l’ultimo botto della giornata è la visita alla Von Fresler Kirke, la cui torre campanaria è davvero particolare. Raggiunge i 100 mt di altezza ed è dotata di una scala a chiocciola esterna che porta fino alla cima, dalla quale si gode un ottimo panorama sulla città.

Dopo la torre di Utrecht la Piemontesina ha però deciso che per un po’ appenderà le scale al chiodo e la scalata alla vetta viene affrontata solo dall’impavido Baffetto, che scenderà mezz’ora dopo pallido come un cencio e con le ginocchia che “fanno Giacomo Giacomo”. Godetevi il suo video :)

Courtesy of Baffetto – Il Ponte sull’Oresund visto dall’alto

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

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