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>12 agosto 2011 – Say good bye to Amsterdam, flying to Copenhagen!

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E insomma, è già tempo di lasciare Amsterdam. I due instancabili viaggiatori partono alla volta di Copenhagen, non senza dispiacere. Con il senno di poi avrebbero voluto dedicare più tempo all’Olanda che gli ha regalato paesaggi meravigliosi, ma ormai è fatta e il volo della SAS li aspetta alle 11!
Decollano sotto un cielo plumbeo e atterrano sotto un cielo ancora più cupo. Ad accoglierli una fresca temperatura di 11 gradi e una promessa di pioggia imminente.
Entrando all’aeroporto la gianduiotta ha la netta impressione di aver già visto quel posto… ma certo, sembra l’Ikea! Non c’è la piscina di palline all’ingresso né l’aroma di polpette svedesi, però tutto quel legno la fa sentire a casa. Un po’ quelle pareti tutte bianche e quelle strutture in legno squadrate la inquietano, ma per fortuna all’aeroporto bisogna starci poco!
Primo passo necessario: fare la Copenhagen Card. Come ad Amsterdam, anche qui c’è la possibilità di comprare una carta cumulativa che per 24/72 h permette al turista di viaggiare gratuitamente sul trasporto pubblico e garantisce l’entrata gratuita (o scontata) a molte attrattive della città.
Carta-muniti, Baffetto e Piemontesina si spostano al piano interrato dove, in 5 minuti di treno, raggiungono la stazione vicina al quale sorge il loro hotel.
Ecco, parliamo dell’hotel…anzi, Sparliamone!! Il primo impatto non è stato dei migliori e neppure gli impatti successivi. Nuovissimo e monoliticissimo, per carità, ma le camere lasciano alquanto a desiderare vista la cifra pagata a notte: 90 €!
Intanto la stanza che la gianduiotta aveva prenotato tramite booking doveva essere matrimoniale, mentre invece si ritrovano in una stanza doppia. E neppure una doppia con letti singoli avvicinabili, bensì una camera con letti a castello. Non so se mi spiego.
Inoltre le dimensioni della suddetta sono all’incirca: 2 mt di larghezza per 3,5 in lunghezza. A esagerare. E vogliamo menzionare il bagno, eh? Vogliamo farlo?
Quello sgabuzzino definito tale non è nient’altro che un antro di 1 mt per 1 mt, dove coabitano: un lavandino microscopico, un wc e, attenzione, una doccia! Ma com’è questa doccia? Tale ingegno tecnologico è costituita da apposito getto fissato al soffitto e… basta. No, dico, BASTA.
Beh sì, c’è anche una tendina verde muffa che separa la doccia dal resto del bagno. Ma non aspettatevi che sia rialzata o che, quantomeno, il piatto della doccia sia a parte rispetto al resto del pavimento. No, è tutto integrato. Quindi quando uno fa la doccia allaga completamente il bagno e, per dare più allegria, può anche piazzare un paio di pesci rossi a mollo, l’effetto acquario è garantito!
Vorrete mica lavarvi i capelli sotto la doccia?? Va là, che antichi! Mica c’è spazio. La gianduiotta ci ha provato ma lo ha dovuto fare con le braccine ben adese al corpo, chè l’ampiezza del bagno non permetteva di allargare le braccia e strofinarsi adeguatamente la chioma.
Ecco, non è che si voglia fare i pistini, ma per 90 € (considerando pure che la pestifera ha dovuto pagare di più per avere il bagno in stanza) ci si aspettava qualcosa di meglio.
I due hanno anche provato a chiedere lumi in merito alla reception. Con un sorriso è stato spiegato loro che potevano cambiare camera quando volevano (evviva!), ma pagando 102 € a notte (prego??).
Tutto sommato – pensano – in stanza devono passare solo la notte, quindi inutile farsi il sangue amaro. Via, verso l’infinito e oltre!
Stomaci affamati, cercano perciò un locus amenus in cui pranzare. Sono così tanto affamati che si infilano nel centro commerciale vicino e optano per un bar, anche piuttosto affollato. Ancora incerti sulla qualità del cibo danese, decidono di andare sul sicuro: due panini e via!
Non avevano però calcolato che il panino danese è tutto particolare. Trattasi infatti di panino aperto, ossia fetta di pane inferiore con sopra cibo di ogni tipo (sottaceti, pollo, pasta fredda, ecc.) + salse varie + fetta di pane superiore appoggiata sbilenca per mostrare il contenuto del panozzo. Ne deriva che la dimensione implica che lo si mangi con coltello e forchetta, onde evitare inutili e raccapriccianti spargimenti di cibo.
Non mi pronunzierò sulla bontà del suddetto, perché dopo aver visto spuntare dal pane alcune fette di un salume di qualche tipo color rosso fosforescente ho smesso di farmi domande.
Ben rifocillati, i due si  dirigono in centro dove hanno intenzione di sfruttare il barlume di sole appena spuntato per fare una bella passeggiata. Prima tappa è la Rundetaarn, ossia la torre rotonda fatta costruire nel XVII  secolo da Cristiano IV, come osservatorio astronomico.

La foto fa schifo, lo so, ma era impossibile da fotografare decentemente causa lavori in corso ovunque :-/

La particolarità è la rampa elicoidale che la percorre al suo interno e che permette di salire fino in cima, in modo molto più comodo rispetto ad una scala a chiocciola.

Dalla terrazza sul tetto si ha una vista su tutta Copenhagen e, nelle giornate particolarmente limpide, si possono vedere anche la Svezia e il ponte sull’Oresund.

Il ponte sull’Oresund sullo sfondo
La torre del Radhus (il municipio) e dietro la giostra del parco di Tivoli
Da qui i due si tuffano nella folla della Krystalgade, fiancheggiano l’università e la biblioteca e spuntano su Norregade, dove si intrufolano nel giardino della Sankt Petri Kirke.

Nel frattempo ha iniziato a piovere e, per sfuggire al freddo e all’umido, cercano un bar dove bersi un cappuccino rinfrancante e riscaldante. Ne trovano uno microscopico  dove il proprietario li informa gentilmente che chiuderà entro mezz’ora ed è così che Baffetto e Pestifera fanno conoscenza con gli strambi orari che vigono in Danimarca. Si apre alle 10 e si chiude alle 16.30, massimo 17.  Dopo, attaccatevi al tram!

Questo bar aveva una predilezione per le mucche
Dopo questo cappuccino piuttosto frettoloso, si reimmergono nella folla ma questa volta nello Stroget , ossia la via pedonale più lunga del mondo. Si compone di più strade, tra cui Amagertorv e Nygade, ed è un’infinita fila di negozi e boutique lungo le quali si assiepano giuovani e meno giuovani.
Per chi vuol fare acquisti è il posto giusto, ma anche per chi vuole bersi un cappuccino con vista sul passeggio più famoso della città.

L’Hojbro Plads che si apre nella parte finale dell’Amagertorv

La Hojbro Plads vista con alle spalle Amagertorv
La fontana delle cicogne (Stork Fountain) in Amagertorv

Qui la gianduiotta e Baffetto si avventurano nel bellissimo negozio della Royal Copenhagen, dove la prima ha una missione da compiere: comprare uno dei piatti da collezione per la Regina Madre. Dopo 1 ora di visita lungo i 4 piani e innumeroli porcellane di varia foggia e misura, i due viaggiatori avvertono i primi segni di cedimento.

La stanchezza si fa sentire e, dopo una breve passeggiata nella Hojbro Platz, si dirigono velocemente verso il Ved Stranden per una prima vista su Christiansborg.

Ved Stranden
Gammel Strand
Il castello di Christiansborg

Christiansborg visto da Langebro
Ma ormai non ce la fanno più e, con i piedi a toast e la schiena dolorante, fanno ritorno all’hotel. L’indomani li aspetta una giornata impegnativa!

>Bici bici bici! Un altro punto di vista sull’Olanda – photo post

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Mi sono resa conto di aver fotografato veramente tante bici ad Amsterdam e Utrecht. E allora ho pensato di dedicarci un post fotografico, per dare un altro punto di vista al diario di viaggio di queste vacanze estive :)
Ecco qui una carrellata a due ruote!
Bici in sosta nel red light district
Bici famigliare parcheggiata vicino all’Oudeschans – ecco il pratico porta bimbi sul davanti!
Quando si dice “extreme parking”
Parcheggio veloce
Parcheggio ordinato
Bici coloratissime ad Utrecht
Bici appoggiate alla Domtoren di Utrecht
Bici colorate a Utrecht 2
Parcheggio veloce 2
Bici dorata ad Utrecht
Ancora Utrecht
Vicoletto di Utrecht

>10 agosto 2011 – Amsterdam: la lunga strada verso Decathlon, mulini a vento, Rembrandt e tanto freddo

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E’ mercoledì e i nostri infreddolitissimi eroi si svegliano sotto un cielo azzurro e ovviamente ventoso. Gli obiettivi della giornata sono molteplici, primo fra tutti recarsi alla Mecca del goretex e delle tendine automontanti -> Decathlon. L’agognato oggetto del desiderio è una giacca a vento che li ripari dai 13 gradi costanti e li difenda dalla noiosissima evenienza di una polmonite.
Bisogna però premettere che Pestifera e Baffetto non sono proprio due completi sprovveduti! Loro avevano osservato le medie stagionali del periodo prima di partire e avevano buttato in valigia due felpette semi pesanti, convinti che con 20 gradi ne avrebbero avuto a sufficienza. In un impeto di previdenza, Baffetto aveva pure acquistato una giacchettina a vento verde (che d’ora in poi chiamereremo Il Cimice) dalla versatilità estrema. Un classico prodotto Decathlon: riducibile alla grandezza di un francobollo, apribile in 2 secondi netti ma complicatissimo da chiudere. Ancora adesso organizzano ogni sabato un torneo a casa loro per vedere chi riesce a ripiegarlo meglio e in meno tempo possibile. Il record attuale si aggira sui 15 minuti… appallottolato…
Prima tappa della giornata, onde approfittare del volubilissimo bel tempo, è il Mulino Van Sloten, l’unico aperto al pubblico e distante circa mezz’ora dal centro di Amsterdam. 
Qui, grazie ad una (non proprio) simpaticissima guida, Gianduiotta e Baffetto hanno potuto imparare un sacco di cose interessanti! Intanto il mulino “aspira” l’acqua dal canale grazie ad una vitona di Archimede che traduce in obliquo il movimento verticale delle pale. Questa vite è posta sotto al mulino e drena l’acqua, in modo da mantere sempre stabile il livello del canale. 
Una vite di Archimede dismessa
Poi hanno scoperto che, nei tempi passati, i proprietari dei mulini usavano posizionare le pale in modo particolare per comunicare determinati messaggi:
  • Se le pale formavano una X allora voleva dire che il mulino era in vacanza o era molto felice, ad esempio per una nascita.
  • Se invece le pale erano inclinate con uno dei raggi in posizione perpendicolare, significava che il mulino era triste e molto spesso indicava un lutto.
Il piano terra che ospita un piccolo museo. Nella foto il modellino che raffigura lo spiazzo dove sorge il mulino.
 Essendo visitabile, inoltre, i nostri due mulinosissimi eroi hanno provato l’ebbrezza di salire al secondo e terzo piano del mulino grazie a due scalette a pioli dalla pendenza del 90%. La Pestifera lì per lì ha pensato “Ma quella volta che ho proposto a Baffetto di andare a visitare un Mulino, non potevo invece leggermi il nuovo numero di Cavalli & Segugi??”. Poi però ha preso il coraggio a 4 mani ed ha affrontato gli scalini con l’agilità di un camosssio che zompetta sulle Dolomiti. Un trionfo!
Il timone con il quale viene cambiata l’orientamento delle pale, a seconda della direzione del vento

Terminata la visita,  la Gianduiotta e Baffetto si dirigono allegri ed edotti verso il reame del comfort e dello sport che, guarda caso, è raggiungibile con la stessa metro con cui hanno raggiunto il Mulino. Qui Decathlon sorge ai piedi di un monolite bianchissimo e bellissimo, ossia il nuovo stadio dell’Ajax, al confronto del quale il mio adorato Delle Alpi pare una ciofeca pazzesca.

Decathlon, agli occhi di Lady P. e Baffetto, appare come un miraggio nel deserto. Finalmente potranno smettere di fermarsi a bere cappuccini e caffè ogni 5 minuti per ripararsi dal freddo!
Lady P. trova immediatamente la sua dimensione, acquistando una giacca a vento con 5mila tasche proprio del colore che desiderava: violetto Milka. (In perfetto abbinamento con la felpa viola e la valigia viola. Chè anche lo stile vuole la sua parte!). Baffetto invece si aggira per i reparti indeciso tra: azzurrino stitico, verdino cimice, rosso acceso o bianco ghiaccio. Alla fine la spunta un colore un po’ azzardato e sempre originale: il nero! Che comunque ha sempre il suo bel vantaggio di abbinarsi con tutto.
Per sicurezza acquistano anche un pile a testa, sia mai che dei raggi gamma decidano di colpirli quando sono meno attenti! La gianduiotta lo acquista tinta lampone (immedesimandosi perfettamente nella tendenza olandese di accozzare colori vari e, possibilmente, non abbinabili tra di loro); Baffetto invece vira su un blu elettrico, suscitando un allegro contrasto Inter che può sempre tornare comodo.
Intabarrati come due esploratori al Polo Nord, si incamminano quindi verso il centro di Amsterdam, dove il primo obiettivo è la Rembrandthuis. Qui però la coda è chilometrica e, dopo un veloce conciliabolo, la Pestifera e Baffetto proseguono senza visitarla nella speranza di poter gironzolare ancora un po’, prima che inizi a piovere.

Optano quindi per una sosta relax in un posticino che la Piemontesina ha adorato dal primo momento in cui l’ha visto sulla Lonely Planet.

Si tratta del De Sluyswacht, un tempo la residenza dell’addetto alla chiusa dei canali. Un piccolo edificio nero e dalle pareti inclinate che ha una splendida vista sull’Oudechans, verso la Montelbaanstoren e, sullo sfondo, il Nemo Science Center.

Montelbaanstoren
Sfortunatamente la pioggia arriva dopo nemmeno mezz’ora e i due camminatori ingiacchettati sono costretti ad abbandonare il tavolino in primissima fila e a ripiegare su una veloce visita al Gassan Diamonds. La scelta si rivela decisamente poco produttiva a causa dell’elevatissimo numero di turisti che partecipa alla visita guidata, rendendo molto complicato capire qualcosa di quanto spiegato dalla guida. Lady P. e Baffetto si avviano perciò a grandi passi verso il Nemo Science Center, nella speranza che spiova e possano sedersi sulle gradinate sul tetto della struttura, per godersi una bella vista sulla città.

Il Nemo fotografato due giorni prima

 Sfortunatamente la pioggia continua battente e non possono fare altro che guardare velocemente da fuori sia il Nemo che l’ARCAM (Architektur Centrum Amsterdam) e scattare qualche foto in rapidità, cercando di non affogare l’obiettivo.

l’Arcam nei suoi tre lati
Bizzarra opera d’arte davanti all’Arcam

Ma credete forse che i due viaggiatori si arrendano al maltempo? Credete forse che decidano di abbandonare il campo, alla ricerca di un luogo caldo e confortevole?

Beh, vi sbagliate! Perché Mr e Mrs Masochistes decidono di varcare il ponte che collega il Nemo con l’altro lembo di terraferma e si avviano, sotto un cielo sempre più plumbeo, verso il Muziekgebouw aan ’t IJ (ossia il Music Building on the IJ).
Ma credete forse che a questo punto i due camminatori incappucciati desistano ed escogitino un piano B, onde evitare di farsi venire dei reumatismi precoci?
Beh, avete ragione! La Pestifera, una maschera di insofferenza e frangettità, ad un certo punto getta ufficialmente la spugna e dichiara chiusa la sua guerra al maltempo. Baffetto, a parte la frangetta, concorda in pieno con la scocciatissima consorte e i due Peynet globetrotter si trascinano verso la fermata del tram più vicino, con l’obiettivo di riposare le loro stanche membra in qualche locale vicino a Piazza Dam.
Optano quindi per un Bistrot piuttosto particolare (tipo l’Eataly che c’è a Torino), dove Baffetto si rifocilla con cappuccino e torta di mele e la Pestifera si divora invece un deliziosissimo yogurth con fragole fresche affogate.
Con la pancia piena si inizia a ragionare meglio e, finalmente, smette anche di piovere.
Dopo una breve passeggiata nei dintorni, la Pestifera e Baffetto si recano alla Brasserie Schiller per la cena. Il locale è molto carino e in stile liberty e il menù ha molte influenze francesi.

La Pestifera opta per una cena light: bistecca con asparagi e salsina al crescione con contorno di patatine fritte. Dessert: scelta di formaggi olandesi con marmellate apposite.

Come ouverture le viene anche servito un taglierino con burro centrifugato al limone, da spalmare su morbide fette di pane. Salivazione azzerata in due nanosecondi.
Dopo cena i nostri due eroi hanno solo più la forza di rotolare fino alla fermata del tram che li porterà in albergo, dove si addormenteranno appena appoggiata la faccia sul guanciale. E’ stata una giornata impegnativa! :)

>9 agosto 2011 – Amsterdam: Museo di Van Gogh, Oude Kerk, crociera sui canali e molto altro!

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Il 9 agosto la sveglia nella camera 318 scocca alle ore 7. Chè si sa che in vacanza la pestifera e Baffetto hanno delle tabelle di marcia da far rabbrividire anche il più accanito stakanovista.
La sera precedente la gianduiotta, smanettando con il meraviglioso telecomando touch screen della camera, aveva optato per l’icona raffigurante una pecorella, credendo di venire svegliata l’indomani da un flebile ma deciso “bee bee”. Aspettativa quantomai infondata, visto che i due sonnacchiosi viaggiatori  sono stati svegliati da un progressivo accendersi di tutte le luci della camera: effetti pirotecnici, ma nessun suono.
Ancora perso nei fumi del sonno, Baffetto non riesce a fermare in tempo la pestifera che, a due secondi dall’apertura degli occhi, inizia a giocherellare con il telecomando cambiando le luci della stanza, passando per ogni tonalità dell’arcobalengo. Dovete sapere, infatti, che l’albergo in cui hanno pernottato ad Amsterdam era veramente particolare!  E siccome la gianduiotta a spiegare le cose è una chiavica, ecco qui le foto per farvi capire com’era composta la stanza.
Cabina doccia con illuminazione emozionale (grazie al telecomando di cui sopra si poteva scegliere quale colorazione utilizzare). In più la doccia funziona solo se le porte della cabina sono chiuse, quindi anche se uno sta facendo scendere le cascate del Niagara e le porte si aprono accidentalmente, il getto si spegne automaticamente :) In fondo il lettone sotto alla finestra. Come si può  notare, tutto è concentrato in una sola stanza e non c’è la classica divisione camera + stanza da bagno.

 Non so voi, ma questa non l’avevamo mai vista: la cabina wc!! Insonorizzata e anche questa con luce emozionale. Metti mai che uno necessiti di ispirazione per depositare il suo PIL :D Ovviamente manca il bidet :P



Prima tappa della giornata è stato il Van Gogh Museum. Ma prima una colazione a base di brioche e cappuccino, seduti ad un chioschetto nel tiepido sole mattutino.
Il museo è STU-PEN-DO (e per dirlo io che tollero male i musei…!) e comprende sia opere di Van Gogh, che una  piccola selezione di dipinti di altri artisti dell’epoca (tra cui Toulouse Lautrec).
E’ l’unico al mondo a comprendere una così grande quantità di opere del pittore olandese ed ogni piano è organizzato in modo da introdurre e spiegare lo sviluppo artistico di Van Gogh.   (Entrata gratuita per i possessori dell’I Amsterdam card).
La gianduiotta, che normalmente in un museo approfitta di ogni sedia per riposare le stanche membra, zompetta a destra e a sinistra per assorbire il più possibile da questo pittore, che è anche uno dei suoi preferiti. Passa minuti con il naso a due centimetri dalle tele e sbuffa come un mantice se l’americano di turno (grosso quanto il Pax Svindal che hanno in disimpegno) gli si piazza proprio davanti, ignorando bellamente la sua presenza.

Ma si sa, tanta arte mette anche tanto appetito e i due acculturatissimi viaggiatori si dirigono verso il centro di Amsterdam, diretti verso un luogo di perdizione: Pancakes! .

Qui, per la gioia di Baffetto che va matto per tale specialità culinaria, optano per un menù che comprende: succo di arancia, caffè lungo e un piatto con tre pancake affogati nello sciroppo d’acero e sormontati da tre striscioline di croccantissimo bacon. Dopo il primo morso Lady P. si immagina di stramazzare al suolo nel corso del pomeriggio, distrutta da visioni allucinogene a causa della pesantezza del cibo, o da un coma glicemico senza ritorno. Ma  contrariamente ad ogni aspettativa, i tre pancake vanno giù che è un piacere senza lasciare alcuno strascico.

Ben riempiti e rifocillati, si dirigono quindi verso Piazza Dam per visitare la Nieuwe Kerk (Chiesa Nuova),

che domina uno dei lati della piazza a fianco del Palazzo Reale.



La chiesa è decisamente deliziosa ed è il luogo in cui dal 1841 vengono incoronati i reali olandesi. La volta è completamente in legno e presenta alcune vetrate istoriate molto particolari.



Tappa successiva a base di cappuccino bollente per difendersi dal vento gelido e poi di nuovo in pista, questa volta verso il red light district. Qui la piemontesina vuol visitare a tutti i costi Kokopelli,
 

non perchè voglia acquistare dei funghi allucinogeni o dell’erba di prima qualità, ma semplicemente perchè ha visto la foto della vetrina sulla Lonely Planet e il negozio le ha fatto subito simpatia.

Successivo punto clou del percorso è la Condomerie, shop piuttosto curioso dove gli oggetti in vendita sono di taglia unica, ma di forme assai particolari ;-) Ovviamente il negozio era stracolmo e fare una foto alla vetrina è stato assai difficoltoso….

Le commesse sono gentilissime e, se interpellate, possono dilungarsi per minuti e minuti a parlare di preservativi. Particolarmente divertente la vetrina con i condoms fatti a forma di animaletti o mostriciattoli di varia natura, che però era vietato immortalare.

Da qui, la gianduiotta e baffetto si spostano verso l’Oude Kerk, ossia la Chiesa Vecchia.

Anche qui la volta è in legno e c’è un’altra particolarità: su alcuni sedili sono scolpiti alcuni proverbi della tradizione olandese di cui vi lascio un paio di esempi.

aprire la bocca come il forno= fare una cosa impossibile
cagare soldi (c’era scritto proprio così sulle spiegazioni)= non bisogna sprecare il denaro, perchè non è facile da guadagnare

Purtroppo gli affreschi sulle pareti e molti dipinti sono andati distrutti durante la furia iconoclasta e ne resistono solo alcuni vicino alla volta, sopravvissuti grazie alla loro irraggiungibilità.

Scultura esposta nell’Oude Kerk

Durante la loro visita, nel frattempo, è tornato il sole e una volta usciti dalla chiesa possono finalmente godersi la crociera lungo i canali che tanto agognava la pestifera. Davvero uno dei modi più belli con cui gustarsi la città e scorgere particolari che, altrimenti, sarebbero andati persi.  



 

>Amsterdam – photo post

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Quando su Amsterdam splende il sole, pare di abitare un quadro fiammingo. Il cielo è azzurrissimo ed è punteggiato da nuvolette paffute e bianche.
Il Concert Gebouw, vicino al Museo di Van Gogh
Le sorprese si incontrano ad ogni angolo di strada e può succedere di vedere un’installazione piuttosto curiosa, come quella che si trova davanti al Rijksmuseum. Non pensate che i suoi occhi siano un po… particolari? :)
Le bici sono ovunque e rappresentano un tutt’uno con i parapetti dei ponti.
A volte sono ordinate, come in questa foto. Altre volte, come qui sotto, sembrano un po’ pericolanti.
Altra caratteristica di Amsterdam è che il tempo cambia velocemente. E in pochi minuti il paesaggio cambia da così:
Science Center Nemo
a così:
Ma forse il bello è proprio questo, perchè ti permette di apprezzare lo stesso panorama da più sfaccettature. E accontenta chi ama i paesaggi soleggiati, ma anche chi apprezza quelli malinconici.
Anche in caso di nuvole ci sono simpatici abitanti delle finestre che riportano un po’ di colore
oppure negozi che vendono esclusivamente oggetti rossi
Di certo non mancano campanili e torrette:

ma neppure edifici super moderni e dalle forme talvolta futuristiche

Ed essendomi innamorata del profilo irregolare delle case 

e di quelle galleggianti che popolano i canali

non potevo che concludere così questo primo photo post del nostro viaggio. Buona serata! :)

>8 agosto 2011 – Amsterdam, arriviamo!!!

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E’ l’8 agosto.
Finalmente Pestifera e Baffetto sono pronti per partire alla volta del Nord Europa. La prima che non ha ancora ben capito che le vacanze sono iniziate, ma per sicurezza cerca di stipare più indumenti possibili nella sua nuovissima valigia viola. Il secondo che legge fumetti in giro per la casa e sopporta pazientemente le elugubrazioni mentali pre partenza della prima: “Ma amore, secondo te il costume ha senso portarlo? Bah, io lo metto tanto non occupa spazio!Cacchio, metti che esce un po di sole? Vuoi non provare l’ebbrezza di fare il bagno nel Mare del Nord??“.
Oppure “Amore, secondo te il phon lo porto o no? Bah, io lo porto, non si sa mai. Sì, è vero, se metto quello devo togliere una felpa. Ma tanto ho letto sulla guida che le medie stagionali sono sui 20 gradi, non penso serva tutta sta roba pesante!“.

Ora, il phon della pestifera merita un breve excursus: intanto occupa una superficie di 2mq e pesa quanto una palla medica. E’ ben noto, infatti, che la qualità di un phon è data specificatamente da peso e dimensioni. Inoltre è dotato di ben due beccucci che modulano l’aria sui capelli in modo diverso e, last but not least, di un pulsante che, premuto, spara sulla chioma una sana dose di ioni attivi che la rende più lucida e setosa. (Pulsante che la pestifera ha usato due volte da quando possiede questo ritrovato della scienza tricologica e che ha premuto entrambe le volte per sbaglio). Si sa: lady P sui capelli non transige!

Digressioni sui phon a parte, arriva il momento della verità: è ora di pesare le valigie. La bilancia emette un responso poco confortante: quella della pestifera pesa 7 kg e spiccioli; quella di Baffetto ne pesa 5.  Per scrupolo, perchè non sia mai che la gianduiotta lasci qualcosa al caso, accende velocemente il pc e controlla sul sito della Transavia il limite di peso dei bagagli a mano. Tanto si sa che sono i soliti 10 kg, ma meglio fare un ultimo controllo. Scopre quindi che, dall’aprile 2011, la simpatica compagnia aerea di cui sopra ha abbassato il peso consentito a 5 kg e, lì per lì, la fronte le si imperla di sudore. Ma superato il primo momento di sbandamento, prende una decisione da vera donna alfa: la fortuna aiuta gli audaci, ci penseremo una volta in aeroporto!

Al check-in li attende una coda di 170 persone: 150 indiani e 20 olandesi. Disposti su 3 file: 2 file e 3/4 occupati dai primi e 1/4 occupato dai secondi. Visto che tanto la fila del vicino va sempre più veloce, i due viaggiatori si arenano in una a caso e attendono pazientemente che arrivi il loro turno. La Pestifera inganna l’attesa pensando mentalmente a come approcciare la donzella del check-in: meglio un sorriso mellifluo e conciliante, stile famiglia del Mulino Bianco, oppure un piglio sicuro e sbrigativo, pronto al bluff in caso di peso della valigia? Opta per la prima ipotesi e, quando è il loro turno, fluttua nell’aria con trolley al seguito e si esibisce nella famosa accoppiata magica: occhioni spalancati e dentatura smagliante.

Viaggiate solo con bagaglio a mano?
Eh sì !!

(senza nemmeno degnare di uno sguardo le valigie, ben occultate dietro la schiena dei nostri eroi) Ecco la fascetta da apporre sopra
Grazie molte! Buona giornata e buon lavoro!!!

E’ fatta! Finalmente il primo controllo è superato e Lady P. e Baffetto possono andare a spiaggiarsi sui divanetti davanti al gate, nell’attesa di salire sull’aereo. Tutto sommato le due ore passano veloci e alle 15.30 depositano le terga sul velivolo. Posizione? Penultima fila.
Ora, la penultima fila ha i  suoi lati positivi e negativi. E’ vicina al bagno e, per una come Pestifera che ha la vescica balenga, è un gran pregio. Sfortunatamente, però, lascia poco scampo in caso di vicini molesti: non puoi fare le vasche nel corridoio, rompendo le balle agli altri viaggiatori e inoltre non puoi cercare scampo nel vano vicino alla toilette, perchè sei già lì! 
In questo caso i due viaggiatori si sono ritrovati seduti davanti a due signore dall’aspetto tutto sommato distinto. Mezz’età, olandesi, silenziose. Peccato avessero un’abitudine quanto meno spiacevole: togliersi le scarpe. Se le loro distintissime estremità avessero profumato di verbena nulla sarebbe stato. Ma si dà il caso che, al posto dei piedi, avessero due forme di Gouda dotate di 5 dita e che siano state senza scarpe per TUTTO il viaggio. 
La pestifera è stata più volte sul punto di svenire ed ha boccheggiato come un pesce palla fuori dall’acqua per tre quarti del volo.  Baffetto, che per fortuna sua ha l’olfatto meno sensibile, ha avvertito il piacevolissimo aroma ma non ha battuto ciglio più di tanto.

Ma l’Ambipur gusto fromage non è stato l’unico motivo per cui la gianduiotta ha boccheggiato ed assunto coloriti verdognoli. Vuole il caso, infatti, che alla partenza spirasse su Venezia una leggera brezzolina e che, qui e là durante il volo, ma in particolar modo negli ultimi minuti prima dell’atterraggio, il velivolo incappasse in gradevolissime turbolenze. I braccioli del sedile occupato dalla pestifera ancora recano i segni delle sue unghie. Per fortuna che lei sa dissimulare le sue emozioni e che ha affrontato i perigli con calma dignità e classe. 

Diapositiva che ritrae Lady P. nei momenti salienti del volo
Aromi faunistici e turbolenze a parte, alle 17.45 i due viaggiatori pestano per la prima volta il suolo olandese. Il tempo che li accoglie è decisamente estivo: nuvole scure e basse, vento tagliente e pioggerellina. Temperatura intorno ai 13 gradi. 
In Italia è l’8 agosto, lì è l’8 novembre.
Ma i due viaggiatori non si fanno scoraggiare, si tratterà di una perturbazione passeggera di origine atlantica e dall’indomani finalmente la vera estate olandese si paleserà dinnanzi ai loro occhi avidi di conoscenza.
Nel contempo si recano alla biglietteria dove acquistano i biglietti del treno che li porterà ad Amsterdam Zuid. Ci vogliono circa 10 minuti di viaggio, è la seconda fermata, e l’hotel è a 50 metri dalla stazione. Perfetto, no?
E’ proprio qui che i nostri eroi fanno per la prima volta conoscenza con la fonetica olandese. Consapevoli di non sapere una mazza dell’idioma locale, ma fiduciosi nella capacità di comprensione degli indigeni, una volta arrivati al binario chiedono al personale ferroviario se il treno in sosta al binario 1 vada ad Amsterdam Zuid. No, risponde l’omino, bisogna prendere quello che arriverà al binario 2.
Che comodo, pensano loro, che facile! Questo sì che è un inizio di vacanza!
Peccato che l’omino in questione avesse capito Amsterdam Zeentral, invece che Zuid (corretta pronuncia Zaid) e che quindi i due poveri ignari siano saliti su un treno sbagliato. Glielo fa gentilmente notare il controllore che, in un impeto di gentilezza e bontà, gli risparmia una multa di 70 euro a testa e gli indica come tornare sulla retta via. Risultato: scendere dal treno, fare altri biglietti, risalire su un altro treno, scendere a Schiphol, risalire su un altro treno e scendere a Zuid. Totale tempo operazione: 1 ora.
Una volta giunti a destinazione, i due sono ormai stremati e riescono a malapena a trascinarsi nella camera dell’hotel, mentre fuori impazza la pioggerellina. Di andare lontano per cena non se ne parla e optano per la soluzione più sicura e semplice: il Burger King. Sì, è vero, non è da gourmet finire subito la prima sera in un tal covo di colesterolo e grassi, ma il suddetto rappresentava l’alternativa più vicina all’hotel e anche la più comoda in termini di scelta di cibo.
Finita la cena i due crollano assonnati sul letto e non hanno nemmeno tempo di rendersi conto di come sia futuristica la camera che hanno prenotato. Ma questo lo scopriranno nella prossima puntata!

>Viaggio a Parigi – 3° giorno – Prima parte

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Sigh sigh, purtroppo è già l’alba dell’ultimo giorno a Parigi. Quasi stentiamo a credere ai nostri occhi, ma fuori non piove e sembra che il sole stia per uscire dalle nuvole.
Si prospetta un altra giornata di camminate, cercando di toccare gli ultimi punti che ancora ci mancano, anche se siamo ben coscienti che, avendo il volo alle 18, potremo gironzolare per la città solo fino alle 16.
Desiderio di Lady Piemontesina (ripetuto come un mantra alle orecchiette di Sir Baffetto) è quello di fare una crociera in Bateau Mouche, chè al tempo della gita con la classe aveva dovuto rinunciarci. I nostri due tonicissimi eroi si avventurano quindi all’imbarcadero da dove partono le crociere, ma una sorpresa li attende: il primo viaggio in battello parte alle 10 e loro hanno un anticipo di un’ora e mezza.
Decidono quindi di occupare il tempo spingendosi fino al Louvre, mentre il cielo si apre completamente e spunta un cielo azzurrissimo e un sole meraviglioso. 
 L’intenzione non è quella di visitare il museo, bensì quella di esplorare i dintorni e soffermarsi nella corte dove sorge la nota piramide. E’ nota e arcinota infatti l’avversione di Lady Piemontesina per musei/palazzi/esposizioni che richiedano più di un’ora per essere visitati e che contengano tante piccole didascalie da leggere. Per Madamina Gianduiotto visitare un museo è un po’ come passeggiare sotto i portici di Torino, buttando un occhio ai negozi. Lei non è per la camminata lenta e per le continue soste di fronte ad OGNI SINGOLA vetrina, indugiando con l’occhio calcolatore su prezzi e particolari. No! Lei è della scuola del passo veloce e dell’occhio che lambisce le vetrine, senza mai soffermarsi troppo. Volete vederla morire? Rinchiudetela dentro un museo e costringetela a leggere ogni spiegazione e a guardare ogni opera esposta. Stramazzerà al suolo dopo meno di due ore. O, alternativamente, si arenerà su un divanetto addormentandosi accanto ad un altro essere nelle sue stesse condizioni, così come è capitato al Castello di Osaka. 
Dopo un discreto numero di scatti fotografici più o meno artistici della Piramide 
e della fontana, 
ci aggiriamo tra i negozi della galleria commerciale in cerca di pensierini da portare a parenti ed amici. I risultati non sono soddisfacenti perchè i prezzi sono esorbitanti e c’è ben poco di parigino. Portare qualcosa che è del tutto impersonale e che può essere comprato in qualsiasi altra parte del globo non ci garba e desistiamo momentaneamente dall’impresa, sperando di trovare di meglio a spasso per la città.
Il prossimo obiettivo è il brunch al Queen Anne, piccola e deliziosa sala da the consigliataci da una carissima amica. Si trova in una viuzza piccina a lato del Centre Pompidou e ci arriviamo dopo una luuuuunga camminata in Rue de Rivoli, con piccole soste davanti alla torre di San Giacomo 
e  all’Hotel de Ville, dove troviamo un altro patinoire su ghiaccio all’aperto.   
Noi però di brunch ce ne intendiamo poco e si vede!Arriviamo infatti davanti al Queen Anne alle 11, ma la sala apre a mezzogiorno. Ancora un’ora da riempire prima di rimpinzarci di torte dolci e salate e facciamo rotta verso Notre Dame, con l’intenzione di visitare un po’ meglio i dintorni. 
 E’ però già scattato l’allarme! Facendo il brunch a mezzogiorno, avremo poi tempo di fare anche la crociera sulla Senna? si domanda Lady Piemontesina. L’agognato Bateau Mouche è in pericolo!
Non c’è tempo da perdere e ritorniamo al Queen Anne che finalmente ha aperto e dove troviamo per miracolo un tavolo libero. Il posticino è davvero romantico e il brunch pare decisamente succulento. (Grazie Tania per la dritta!! ;-) )
Ma questo ve lo racconto nella prossima puntata!

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