Category Archives: vacanze estive 2011

>Volti di Danimarca – photo post

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Continua la carrellata sulle persone immortalate durante il viaggio, questa volta in Danimarca. Enjoy!

Mangiando davanti al Municipio

La Family Bike!

Amici davanti al Municipio

Le scale di una chiesa sono un ottimo punto di ritrovo

Non tutte le danesi sono bionde :)

Io le trovo adorabili :)

Pic nic lungo il canale

W i colori!

Una banda estemporanea per le strade di una sonnecchiosa Copenhagen

Bizzarri personaggi

Coppia modaiola

Amici alternativi vicino a Christiania

Vecchiotti in calesse

Jared Letho, nuovo testimonial di Hugo Boss

In effetti quel cappello viola deve tenere parecchio caldo XD

Famiglia danese nel parco del Rosenborg Slot

Amiche lettrici

Un elegantissimo trio

Il trio di cui sopra, ma da un’altra angolazione

Toh, chi si rivede!

Scambiando 4 chiacchiere seduti a Nyhavn

Guardando la gara di Triatlon

Prendere il sole, ma con la copertina!

Leggendo a Christianshavn

Non sembra Kripstak? XD

La banda di Tivoli

Maschere di Tivoli

Maschere di Tivoli

Amici alternativi

Una coppia di Hobbit XD

Un paio di Hunter aggiustano tutto!

Amiche vicino al nostro hotel

>Volti d’Olanda – Photo post

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Ieri è arrivata finalmente la Gianduiotta’s Family. La Regina Madre ha preso possesso dei fornelli e ha fissato un rigido schedule di lavori di casa e menù turistici. Il tempo per scrivere sul blog si è visibilmente ridotto, ma vi lascio un photo post che raccoglie tutti i volti d’Olanda che ho rubato durante il soggiorno ad Amsterdam e Utrecht.
Buona domenica!
Ocio alle scarpe abbinate con le cuffie
Ganza la signora con le All Star gialle!!
Relax appollaiati su un ponte
Non ho capito se è una nuova forma di ginnastica o un modo alternativo per slogarsi qualche osso
Giocoliere davanti alla Oude Kerk
Dopo aver visto queste due ragazze, ho capito che potevo comprarmi una giacca lilla senza farmi troppi scrupoli
Sguardi inquietanti
Sguardi amichevoli
Una partita a scacchi per le strade di Amsterdam
Succo di frutta intonato ai collant
Amici ad Utrecht
Amici ad Utrecht # 2
Buffi riflessi (e buffe scarpe)
Abbigliamento d’agosto
Un clochard a Utrecht
Tenendo su un lampione…
Amici ad Utrecht # 3
Impermeabile a pois a spasso per Utrecht

>14 agosto 2011 – Gita a Hillerod: Frederiksborg Slot e poi nuovamente Copenhagen!

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Il 14 agosto indovinate come inizia? Bravi, con il tempo cupo e uggioso! E fa freddo? Fa moooolto freddo! Il termometro si è fermato a 13 gradi e non avete idea di quanto i due pinguini stiano adorando le giacche della Quechua comprate ad Amsterdam!
L’umidità si aggira intorno al 450%, quell’umidiccio freddiccio che ti penetra bene nelle ossa e ti fa venire i reumatismi precoci.
E’ notizia di poco fa che il clima copenhagese è stato eletto, all’unanimità, come clima migliore del pianeta nella categoria fuori concorso “Il clima migliore per i funghi e i licheni”.
Particolari meteorologici a parte, oggi si va a Hillerod a visitare il bellissimo Frederiksborgslot. Il castello si trova ad un’oretta di viaggio da Copenhagen ed è comodamente raggiungibile con un treno diretto dalla stazione centrale della capitale. Appena arrivati, la piccola cittadina appare un po’ triste: non c’è anima viva in giro e, di sicuro, il tempo bigio non aiuta. Ma basta allontanarsi di qualche passo verso le vie più interne per trovare le piccole casette tinta pastello, che tanto piacciono alla Pestifera.

Un edificio che sorge sulla piazza
Appena si arriva nella piazza principale, il paesaggio che si apre davanti ai loro occhi è incantevole: un enorme parco con laghetto, nel quale si specchia il Frederiksborg Slot.

Fatto costruire da Cristiano IV come residenza reale, è il più grande castello rinascimentale della  Danimarca ed è composto da 70 stanze interamente visitabili. Attualmente è conosciuto anche come il Museo di Storia Nazionale e vale davvero la pena visitarlo.

La Gianduiotta è stata particolarmente colpita da questo corridoio rinascimentale

e dalla Chiesa del castello, un autentico capolavoro. Quando il sole filtra attraverso le vetrate istoriate i colori che si riflettono sulle pareti bianche creano un’atmosfera meravigliosa.

La prima stanza del castello
La Grande Sala 
Una finestra con incisi sul vetro i nomi di alcuni visitatori. L’incisione più vecchia è quella di destra, 20 agosto 1913. Non fa impressione?

Decisamente splendido anche il giardino barocco, che i due camminatori indomiti hanno la fortuna di visitare sotto un cielo che d’improvviso si squarcia e un sole incredibilmente caldo.

Mentre passeggiano per la verzura e tra le chiare e fresche dolci acque della fontana, arrischiano addirittura la manica corta, quasi vergognosi di tanta tracotanza.

Prego notare come sia il primo sole che bacia i giuovani volti di Baffetto e Pestifera dopo 4 giorni di nuvole ininterrotte. Lì per lì temono di doversi nascondere all’ombra di un salice, nel timore di venire cancellati via come vampiri. Ah no, quello succedeva con i vecchi vampiri. Ora quelli di nuova generazione sbrilluccicano al sole come swarosky, che sbadata!
L’altro lato del lago
Il castello visto dalla fontana

Si sono però fatte le due e, dopo tanti passi e tanta conoscenza, gli stomaci dei due globetrotter iniziano a rumoreggiare.

Lasciano quindi il parco per avventurarsi verso il centro di Desertolandia, no volevo dire Hillerod,  alla ricerca di un po’ di cibo. I locali sono però tutti chiusi e, proprio mentre stanno per arrendersi, il loro occhio vispo registra una insegna dai colori e dalle parole conosciute: “Bella Italia” (o qualcosa di simile, insomma). Trattasi di locale microscopico nel seminterrato di un piccolo edificio dove si mangiano pizza o panini VERI!!

Ora voi dovete sapere che il cibo danese è piuttosto, come dire, particolare e che vedere cibo commestibile e di stile italico rappresenta un miraggio per i due affamati. (Spiegherò più avanti in un post apposito il perché di tanta felicità).
La scelta si rivela quantomai azzeccata. Il posto è di poche pretese, l’equivalente di un pizza al taglio da asporto, ma il panino è davvero succulento! Primo perché il pane è cotto sul momento ed è quindi caldo e croccante e poi perché sia il prosciutto crudo che la mozzarella sono veramente buoni. Molto meglio che tanti bar pretenziosi che si trovano in Italia!
Persino il pesto, piazzato lì nel panino a tradimento, non stona e regala un sapore tutto nuovo per i nostri gusti.
Zavorrati da questo buon panozzo (stava a malapena su un piatto piano), la Gianduiotta e Baffetto fanno ritorno a Copenhagen, dove si dirigono verso il Rosenborg Slot che sembra tanto la copia in piccolo del Frederiksborg di Hillerod.

Anche questo castello fu fatto costruire da Cristiano IV e costituiva la residenza estiva dei reali. Sorge su un piccolissimo laghetto e le stanze da visitare sono pochine. La cosa veramente interessante sono i gioielli della corona, per cui Baffetto ha pronunciato più di un “ooooooh” ammirato :)

Prego notare che non si possono fare foto all’interno del castello, a meno che non si compri un pass speciale al costo di 2 € a persona.
Non mi esprimo in merito. O meglio, mi esprimo: ma stiamo scherzando????
Finita la visita i due acculturatissimi viaggiatori si incamminano verso il centro passando per il parco del Rosenborg slot e scoprono che la domenica, in caso di sole, i danesi amano trovarsi al parco per sdraiarsi sull’erba e leggere o sonnecchiare in compagnia. In effetti per loro il sole dev’essere davvero qualcosa di straordinario!!!

E siccome tanta straordinarietà non può durare a lungo, dopo nemmeno mezz’ora il tempo cambia nuovamente e si incupisce sempre più. Giusto in tempo per la crociera in battello prenotata per le 17!
Grazie alla saggezza e lungimiranza di Baffetto si sistemano al coperto e la scelta, dopo pochi minuti, si rivela decisamente intelligente! Inizia infatti a diluviare ed evitano quindi di inzupparsi e di intossicarsi con lo scarico del battello.
La crociera è carina e permette di vedere la città dai canali; peccato però per la pioggia che non permette ai due di godersela appieno (e nemmeno di fare foto decenti :( )

Il Diamante nero – ossia la Biblioteca Nazionale
Ve l’avevo detto che è assediata dai turisti….

Christianshavn vista dal basso

Festa in un locale sul canale di Christianshavn
Il battello riflesso nel Diamante Nero
Gammel Strand

E’ arrivata anche l’ora di cena e, dopo un lungo bighellonare alla ricerca di una birreria aperta, i due affamati raggiungono finalmente un pub che sembra promettere bene. Qui vengono a conoscenza di una formula di cena danese del tutto particolare.
Tale menù si chiama Smalle Platte e prevede:

la foto è penosa perchè fatta con il cellulare
  • Fettine di arrosto di maiale
  • Aringa marinata
  • Una sottospecie di insalata russa
  • 4 fettine di pane
  • Burro salato
  • 4 formaggini confezionati (sì, proprio come quelli che si trovano al supermercato!) ai gusti: ananas e noccioline, roquefort, brie e pepe.
  • 2 bistecche impanate (non si sa di cosa)
  • cetrioli sottoaceto piccanti
  • cipolla marinata
L’aringa è piaciuta subito alla Pestifera, mentre non si può dire lo stesso di Baffetto che non la toccherebbe con un palo di 10 mt. Il resto… beh, piuttosto particolare no??
Inutile dire che, dopo un pasto così leggero, i due zavorrati si sono diretti all’hotel nella speranza di digerire e di sfuggire alla sempre presente pioggia.

>13 agosto 2011 – Copenhagen: Kastellet, la Sirenetta, Nyhavn e molto altro!

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La giornata dei due instancabili camminatori indovinate come inizia? Sotto un cielo plumbeo ovviamente! E con un’umidità del 400%.
La frangia della Gianduiotta si è suicidata all’arrivo a Copenhagen
Per la giornata i due hanno piani ambiziosi e la cominciano recandosi di buon mattino al Kastellet, ossia una delle fortificazioni del Nord Europa meglio conservate.

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

Dotata di una pianta a stella e di un bellissimo laghetto, il distretto attualmente include: alcune casette usate a fini militari, la bellissima chiesa anglicana di Sankt Alban e un mulino (non visitabile).

Alle 9 il parco è popolato solo da jogger e la Pestifera e Baffetto possono godersi la sua pace, nonché un bellissimo airone appollaiato su un tronco.

Da qui proseguono verso la famosissima Sirenetta, giusto per amore di curiosità. I due infatti non sono proprio smaniosi di vederla, ma essendo nei paraggi pensano sia offensivo non porgerle un saluto.

Vederla è un’impresa piuttosto complicata. O meglio, vederla senza uno o più turisti avvinghiati alla sua base come una cozza allo scoglio. La pestifera riesce a scattarle una foto nell’esatto momento in cui un turista americano si distacca dal basamento con balzo felino e, per puro caso, riesce ad atterrare come una farfalla (di piombo) sulla banchina.

Salutata la Sirenetta (che vista da vicino sembra veramente taaaanto triste), si spostano alla Fontana di Gefion: un capolavoro, nonché una delle cose che più sono piaciute ai due viaggiatori.

La fontana è imponentissima e rappresenta Gefion nell’atto di arare la Svezia grazie ai suoi 4 figli trasformati in buoi. La leggenda narra, infatti, che avesse chiesto della terra  al Re di Svezia e che questi le avesse risposto che le avrebbe donato tanto terreno, quanto fosse riuscita ad ararne in una notte. Gefion trasformò allora i figli in buoi e ottenne la Zelandia.

 
Visto il tempo che promette pioggia da un momento all’altro, la Pestifera e Baffetto decidono allora di spostarsi verso Nyhavn, nella speranza di vederlo ancora all’asciutto. Per arrivarci passeggiano per il lungo mare dal quale godono di una splendida vista sulla modernissima Operahus (Opera House)

e fanno un salto alla spiaggia della città. Trattasi di spiazzetto quadrato all’interno del porto dove è stata riportata un po’ di sabbia e dove i danesi usano prendere il sole (nonchè fare il bagno) quando il tempo è clemente.

Dovete sapere che la pestifera, in preda ad una sottile nostalgia di mare, prima della partenza aveva chiesto al consorte di portare il costume da bagno, secondo la felice regola del “When in Rome, do as the Romans do”. Credendo infatti che la temperatura avrebbe raggiunto la vetta dei 25 gradi, voleva provare l’ebrezza di tuffarsi nelle tiepide acque del nord esattamente come gli abitanti del luogo. Desiderio stroncato sul nascere non appena atterrati a Copenhagen, dove il tempo ha fatto subito capire all’ingenua piemontese chi comandasse lì.

Qualche passo più avanti arrivano dunque al famoso Nyhavn, uno degli scorci più fotografati della città.

Punteggiato da casette colorate e da bellissime barche antiche, è il porto vecchio di Copenhagen nonchè uno dei più famosi luoghi di ritrovo grazie ai suoi tanti caffè e ristoranti. Nyhavn fu fatto costruire da Cristiano IV tra il 1670 e il 1673 e fu anche dimora, per alcuni anni, dello scrittore Hans Christian Andersen.

Al termine del porto si apre la Kongens Nytorv, ossia la Piazza del Re, occupata il sabato mattina da un carinissimo mercatino delle pulci.
Proseguendo sulla Bredgade, visitano dapprima la Garnisons Kirke

e proseguono poi verso la Aleksander Nevskij Kirke (chiesa russa)

fino al Frederiksgade, dove sorge la bellissima Frederiks Kirke (conosciuta anche come la Marmorkirke, ossia la Chiesa di marmo) che vorrebbero visitare, ma che sfortunatamente quel giorno è chiusa.

Courtesy of Baffetto

Tornano quindi mesti sui loro passi, intenzionati a compiere una full immersion al Christiansborg Slot, cioè il Palazzo Reale. Oggi il castello rappresenta la sede del parlamento danese e della corte suprema ed è utilizzato dai reali in occasione di ricevimenti o altre manifestazioni formali.

Sorge sulle rovine del vecchio castello del vescovo di Absalon, che lo fece erigere nel 1167, ed è attualmente alla sua terza ricostruzione. Il primo Christiansborg fu infatti distrutto da un incendio nel 1794, a causa del surriscaldamento di una stufa posta nei seminterrati.
Fu ricostruito nel 1828, ma bruciò una seconda volta nel 1884 perchè un maestro di cerimonia non volle far passare i pompieri dove era stata appena data la cera (giuro che è andata veramente così! Non esprimo commenti sull’intelligenza dell’esemplare).

Particolare dell’ingresso, unica parte fotografabile del castello

Oggi il castello è visitabile al 90% della sua superficie e si possono visitare anche le rovine dell’antico castello di Absalon: molto suggestive!

Chiusa la parentesi castellifera è tempo di spostarsi verso Christiania, ossia la città hippie fondata nel 1971 nel distretto di Christianshavn.

Un edificio che sa di polenta :)
Il canale di Christianshavn

Questa tappa è stata esplicitamente richiesta dalla pestifera che credeva di trovare una piccola enclave di omini e donnine dai biondi capelli fluenti e dalle coroncine di fiori al collo.

Uno dei primi fabbricati all’ingresso

Purtroppo per lei la realtà è un po’ differente e la Città Libera si rivela un’immensa ciminiera di fumi erbacei che si leva verso il cielo danese e nulla più.
All’interno si possono scattare foto solo vicino all’ingresso, mentre su Pusher Street (ossia la via principale, popolata di bancarelle che vendono marjuana e hashish) vigono regole rigidissime: non si possono scattare foto, non si possono girare video e non si può correre, perchè crea panico.
Il commento di Baffetto alla faccia delusa della gianduiotta è stato: “Mi sa che te ti sei fermata al ’68, quegli hippie non esistono più!!”.

Le forze iniziano a calare vertiginosamente e l’ultimo botto della giornata è la visita alla Von Fresler Kirke, la cui torre campanaria è davvero particolare. Raggiunge i 100 mt di altezza ed è dotata di una scala a chiocciola esterna che porta fino alla cima, dalla quale si gode un ottimo panorama sulla città.

Dopo la torre di Utrecht la Piemontesina ha però deciso che per un po’ appenderà le scale al chiodo e la scalata alla vetta viene affrontata solo dall’impavido Baffetto, che scenderà mezz’ora dopo pallido come un cencio e con le ginocchia che “fanno Giacomo Giacomo”. Godetevi il suo video :)

Courtesy of Baffetto – Il Ponte sull’Oresund visto dall’alto

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

>12 agosto 2011 – Say good bye to Amsterdam, flying to Copenhagen!

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E insomma, è già tempo di lasciare Amsterdam. I due instancabili viaggiatori partono alla volta di Copenhagen, non senza dispiacere. Con il senno di poi avrebbero voluto dedicare più tempo all’Olanda che gli ha regalato paesaggi meravigliosi, ma ormai è fatta e il volo della SAS li aspetta alle 11!
Decollano sotto un cielo plumbeo e atterrano sotto un cielo ancora più cupo. Ad accoglierli una fresca temperatura di 11 gradi e una promessa di pioggia imminente.
Entrando all’aeroporto la gianduiotta ha la netta impressione di aver già visto quel posto… ma certo, sembra l’Ikea! Non c’è la piscina di palline all’ingresso né l’aroma di polpette svedesi, però tutto quel legno la fa sentire a casa. Un po’ quelle pareti tutte bianche e quelle strutture in legno squadrate la inquietano, ma per fortuna all’aeroporto bisogna starci poco!
Primo passo necessario: fare la Copenhagen Card. Come ad Amsterdam, anche qui c’è la possibilità di comprare una carta cumulativa che per 24/72 h permette al turista di viaggiare gratuitamente sul trasporto pubblico e garantisce l’entrata gratuita (o scontata) a molte attrattive della città.
Carta-muniti, Baffetto e Piemontesina si spostano al piano interrato dove, in 5 minuti di treno, raggiungono la stazione vicina al quale sorge il loro hotel.
Ecco, parliamo dell’hotel…anzi, Sparliamone!! Il primo impatto non è stato dei migliori e neppure gli impatti successivi. Nuovissimo e monoliticissimo, per carità, ma le camere lasciano alquanto a desiderare vista la cifra pagata a notte: 90 €!
Intanto la stanza che la gianduiotta aveva prenotato tramite booking doveva essere matrimoniale, mentre invece si ritrovano in una stanza doppia. E neppure una doppia con letti singoli avvicinabili, bensì una camera con letti a castello. Non so se mi spiego.
Inoltre le dimensioni della suddetta sono all’incirca: 2 mt di larghezza per 3,5 in lunghezza. A esagerare. E vogliamo menzionare il bagno, eh? Vogliamo farlo?
Quello sgabuzzino definito tale non è nient’altro che un antro di 1 mt per 1 mt, dove coabitano: un lavandino microscopico, un wc e, attenzione, una doccia! Ma com’è questa doccia? Tale ingegno tecnologico è costituita da apposito getto fissato al soffitto e… basta. No, dico, BASTA.
Beh sì, c’è anche una tendina verde muffa che separa la doccia dal resto del bagno. Ma non aspettatevi che sia rialzata o che, quantomeno, il piatto della doccia sia a parte rispetto al resto del pavimento. No, è tutto integrato. Quindi quando uno fa la doccia allaga completamente il bagno e, per dare più allegria, può anche piazzare un paio di pesci rossi a mollo, l’effetto acquario è garantito!
Vorrete mica lavarvi i capelli sotto la doccia?? Va là, che antichi! Mica c’è spazio. La gianduiotta ci ha provato ma lo ha dovuto fare con le braccine ben adese al corpo, chè l’ampiezza del bagno non permetteva di allargare le braccia e strofinarsi adeguatamente la chioma.
Ecco, non è che si voglia fare i pistini, ma per 90 € (considerando pure che la pestifera ha dovuto pagare di più per avere il bagno in stanza) ci si aspettava qualcosa di meglio.
I due hanno anche provato a chiedere lumi in merito alla reception. Con un sorriso è stato spiegato loro che potevano cambiare camera quando volevano (evviva!), ma pagando 102 € a notte (prego??).
Tutto sommato – pensano – in stanza devono passare solo la notte, quindi inutile farsi il sangue amaro. Via, verso l’infinito e oltre!
Stomaci affamati, cercano perciò un locus amenus in cui pranzare. Sono così tanto affamati che si infilano nel centro commerciale vicino e optano per un bar, anche piuttosto affollato. Ancora incerti sulla qualità del cibo danese, decidono di andare sul sicuro: due panini e via!
Non avevano però calcolato che il panino danese è tutto particolare. Trattasi infatti di panino aperto, ossia fetta di pane inferiore con sopra cibo di ogni tipo (sottaceti, pollo, pasta fredda, ecc.) + salse varie + fetta di pane superiore appoggiata sbilenca per mostrare il contenuto del panozzo. Ne deriva che la dimensione implica che lo si mangi con coltello e forchetta, onde evitare inutili e raccapriccianti spargimenti di cibo.
Non mi pronunzierò sulla bontà del suddetto, perché dopo aver visto spuntare dal pane alcune fette di un salume di qualche tipo color rosso fosforescente ho smesso di farmi domande.
Ben rifocillati, i due si  dirigono in centro dove hanno intenzione di sfruttare il barlume di sole appena spuntato per fare una bella passeggiata. Prima tappa è la Rundetaarn, ossia la torre rotonda fatta costruire nel XVII  secolo da Cristiano IV, come osservatorio astronomico.

La foto fa schifo, lo so, ma era impossibile da fotografare decentemente causa lavori in corso ovunque :-/

La particolarità è la rampa elicoidale che la percorre al suo interno e che permette di salire fino in cima, in modo molto più comodo rispetto ad una scala a chiocciola.

Dalla terrazza sul tetto si ha una vista su tutta Copenhagen e, nelle giornate particolarmente limpide, si possono vedere anche la Svezia e il ponte sull’Oresund.

Il ponte sull’Oresund sullo sfondo
La torre del Radhus (il municipio) e dietro la giostra del parco di Tivoli
Da qui i due si tuffano nella folla della Krystalgade, fiancheggiano l’università e la biblioteca e spuntano su Norregade, dove si intrufolano nel giardino della Sankt Petri Kirke.

Nel frattempo ha iniziato a piovere e, per sfuggire al freddo e all’umido, cercano un bar dove bersi un cappuccino rinfrancante e riscaldante. Ne trovano uno microscopico  dove il proprietario li informa gentilmente che chiuderà entro mezz’ora ed è così che Baffetto e Pestifera fanno conoscenza con gli strambi orari che vigono in Danimarca. Si apre alle 10 e si chiude alle 16.30, massimo 17.  Dopo, attaccatevi al tram!

Questo bar aveva una predilezione per le mucche
Dopo questo cappuccino piuttosto frettoloso, si reimmergono nella folla ma questa volta nello Stroget , ossia la via pedonale più lunga del mondo. Si compone di più strade, tra cui Amagertorv e Nygade, ed è un’infinita fila di negozi e boutique lungo le quali si assiepano giuovani e meno giuovani.
Per chi vuol fare acquisti è il posto giusto, ma anche per chi vuole bersi un cappuccino con vista sul passeggio più famoso della città.

L’Hojbro Plads che si apre nella parte finale dell’Amagertorv

La Hojbro Plads vista con alle spalle Amagertorv
La fontana delle cicogne (Stork Fountain) in Amagertorv

Qui la gianduiotta e Baffetto si avventurano nel bellissimo negozio della Royal Copenhagen, dove la prima ha una missione da compiere: comprare uno dei piatti da collezione per la Regina Madre. Dopo 1 ora di visita lungo i 4 piani e innumeroli porcellane di varia foggia e misura, i due viaggiatori avvertono i primi segni di cedimento.

La stanchezza si fa sentire e, dopo una breve passeggiata nella Hojbro Platz, si dirigono velocemente verso il Ved Stranden per una prima vista su Christiansborg.

Ved Stranden
Gammel Strand
Il castello di Christiansborg

Christiansborg visto da Langebro
Ma ormai non ce la fanno più e, con i piedi a toast e la schiena dolorante, fanno ritorno all’hotel. L’indomani li aspetta una giornata impegnativa!

>11 agosto 2011 – Utrecht: ovvero di come ti aspetti di visitare una città graziosa e scopri che invece …

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Dopo 2 giorni di full immersion ad Amsterdam, Lady Piemontesina e Baffetto decidono di allargare il loro già fitto Gran Tour estivo e di scollinare ad Utrecht. Sulla Lonely Planet hanno letto un piccolo trafiletto in merito che li ha incuriositi assai e, complice un collegamento ferroviario comodissimo e velocissimo (30 minuti), partono alla volta della piccola cittadina olandese nella speranza che il tempo sia clemente.
Il primo impatto una volta usciti dalla stazione (modernissima e stracolma di negozi) è piuttosto cauto e di scarso entusiasmo. Utrecht sembra infatti una città soprattutto industriale e per certi versi grigia e un po’ triste.
Ma basta proseguire per pochi minuti lungo una delle strade che, dalla stazione, portano in centro per rimanere a bocca aperta. Utrecht è una di quelle cittadine dove il tempo sembra essersi fermato, piccola ma assolutamente splendida.
Prima tappa della passeggiata è l’Oude Gracht, ossia il canale vecchio, che da subito conquista la Pestifera.  Qui, a differenza di Amsterdam, il canale è ad un livello più basso rispetto alla strada ed è percorribile grazie a due sponde, lungo le quali sorgono ristoranti, teatri o  bar.
Vi si accede tramite delle scalette che dalla strada scendono alle rive e, passeggiando, si scoprono degli scorci che sono una vera sorpresa.
Ugualmente bello è il lungo canale, incorniciato da casette dalle facciate tutte diverse e punteggiato dalle onnipresenti bici di ogni forma e colore. 
Capita anche di trovare un edificio piccolino dalle pareti stortissime, che ha subito suscitato nella gianduiotta l’immagine di una casetta inclinata dalla forza del vento (o di un plum-cake lievitato male).
Intanto il tempo è già cambiato tre volte nel giro di mezz’ora: prima nuvolo e grigissimo, poi piovoso e poi finalmente soleggiato. E Utrecht con il sole diventa ancora più stupenda!
Proseguendo il tour, i due viaggiatori percorrono le piccole vie del centro ricche di negozietti e scampano nuovamente alla pioggia, riparandosi stando ben adesi alle facciate delle case. 
Grazie a queste piccole soste e al fatto di puntare il naso all’insù nella speranza di vedere squarci tra le nubi, riescono a scorgere particolari che magari sarebbero sfuggiti. Come ad esempio questa bellissima facciata di mattoni rossi e dalle scritte dorate. 
Sfortunatamente però la pioggia non desiste e, anzi, diventa sempre più fitta. Indomiti e impermeabili, Baffetto e Pestifera si avventurano sotto il diluvio e percorrono l’altro ramo dell’Oude Gracht diretti verso la Domtoren. Questa è la parte più stretta e decisamente più viva del canale, sulla  quale incombe il profilo della torre e su cui si affacciano numerosi bistrot e piccoli locali.

Il colpo d’occhio è meraviglioso, anche con il cielo grigio. E si capisce subito perché nelle giornate limpide, dalla cima della torre si riesca a scorgere anche Amsterdam: la Domtoren è, infatti, l’edificio più alto dei Paesi Bassi: 112 mt di altezza.
Ma non è questa l’unica particolarità! Nel 1674, infatti, una violentissima tempesta abbattè la parte appena costruita del Duomo, lasciando in piedi soltanto la torre e la parte vecchia, in stile gotico fiorito. Non fu mai ricostruita e, unica testimonianza, sono i muri mozzi che partono dalla sua base.
Proprio dietro alla torre, quando il portale è aperto, si può visitare un piccolissimo ma bellissimo chiostro, vegliato dai gargoyles e da una fontana torreggiata da un piccolo scribano, intento a scrivere. L’atmosfera è magica e vale davvero la pena fare una sosta, seduti sotto il porticato! 
 
Si è pero fatta ora di pranzo e, dopo un panino veloce, la gianduiotta e Baffetto visitano prima la Sainkt Pieterskerk, di stile romanico e, successivamente, riposano i piedi a toast prendendosi un cappuccino al bar del chiostro. (Età media degli avventori: 85 anni)
Sainkt Pieterkerk dall’alto
Ma finalmente arrivano le 15, ora della visita guidata che gli farà scoprire tutti gli arcani misteri della Domtoren e, non da ultimo, li porterà in cima alla torre!
Grazie alla guida, i due scalatori provetti scoprono che gli scalini che dovranno percorrere prima di arrivare alla vetta sono ben 465, conditi però da alcune soste che permettono di riprendere fiato.
La prima tappa è la cappella privata del Vescovo di Utrecht che si trova al primo piano e che, si raggiunge tramite una prima scalinata piuttosto agevole e larga. Attualmente viene usata per celebrare i matrimoni  ed è una stanza piuttosto grande, caratterizzata da ampi finestroni con vetrate viola e che dà l’idea di tutta l’imponenza della struttura: i muri infatti sono spessi 4 metri.
Al secondo piano, invece, si arriva tramite il proseguimento della scala a chiocciola che si fa più stretta e (ad essere proprio sinceri) un po’ claustrofobica. Si trattava di un avamposto di guardia, grazie all’ottima visuale sul territorio circostante ed oggi ospita una piccola riproduzione del Duomo e un piccolo carillon, versione minuscola rispetto a quello effettivamente ospitato dalla torre.
Il terzo piano è invece interamente occupato da 14 campane, del peso di 32000 kg, che vengono azionate da quello che è il più grande carillon europeo. La pestifera, che già aveva scoperto l’esistenza di tale “strumento”grazie al film “Giù al nord”, ne è rimasta ulteriormente affascinata vedendolo dal vivo e ha da subito adorato il melodiosissimo suono che questo produce.
Dovete sapere che le campane del carillon vengono azionate tramite una specie di tastiera fatta di “pomelli” che vengono colpiti con il pugno dal carillonista. http://www.campanologia.org/pag/Carillon.htm#
Questo carillon suona 4 volte ogni ora e con 4 melodie diverse. Ciò permette agli abitanti del paese e delle zone limitrofe di sapere automaticamente che ora sia, senza dover ricorrere all’orologio.
Inoltre ogni venerdì e  sabato, dalle 12.30 alle 13.30, il carillonista può decidere quale melodia suonare, sia essa musica classica o musica moderna. E’ capitato infatti di sentire anche canzoni dei Bee Gees e addirittura qualcuna dei Metallica. Inutile dire che la pestifera si è morsa le mani per non essere capitata lì in quei giorni!
Tappa conclusiva (e massacrante) è la cima della torre, che si raggiunge con gli ultimi maledettissimi scalini. La scala a chiocciola qui si fa ancora più stretta (è scavata all’interno di un pilastro) e il passaggio è consentito ad una persona a malapena.
Il panorama che si gode dalla vetta è meraviglioso, anche se la Pestifera lo ha ammirato ben poco causa vertigini. Inoltre bisogna dire che il tempo sempre più cupo ha un po’ guastato la vista e i due scalatori hanno fatto appena in tempo a scattare qualche foto, prima che si scatenasse un vero e proprio diluvio.
La parte del Duomo rimasta in piedi. Si vede in modo netto dove iniziava il muro della navata crollata e, a destra, il chiostro.

Una volta discesi a terra non  resta quindi che prendere la via della stazione, visto che il tempo non accenna a migliorare. Peccato perchè Utrecht meritava sicuramente una visita più approfondita e qualche giorno in più.
Tornano perciò ad Amsterdam: ultima sera, è tempo di prepare la valigia per spostarsi a Copenhagen! 

>Bici bici bici! Un altro punto di vista sull’Olanda – photo post

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Mi sono resa conto di aver fotografato veramente tante bici ad Amsterdam e Utrecht. E allora ho pensato di dedicarci un post fotografico, per dare un altro punto di vista al diario di viaggio di queste vacanze estive :)
Ecco qui una carrellata a due ruote!
Bici in sosta nel red light district
Bici famigliare parcheggiata vicino all’Oudeschans – ecco il pratico porta bimbi sul davanti!
Quando si dice “extreme parking”
Parcheggio veloce
Parcheggio ordinato
Bici coloratissime ad Utrecht
Bici appoggiate alla Domtoren di Utrecht
Bici colorate a Utrecht 2
Parcheggio veloce 2
Bici dorata ad Utrecht
Ancora Utrecht
Vicoletto di Utrecht

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