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>13 agosto 2011 – Copenhagen: Kastellet, la Sirenetta, Nyhavn e molto altro!

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La giornata dei due instancabili camminatori indovinate come inizia? Sotto un cielo plumbeo ovviamente! E con un’umidità del 400%.
La frangia della Gianduiotta si è suicidata all’arrivo a Copenhagen
Per la giornata i due hanno piani ambiziosi e la cominciano recandosi di buon mattino al Kastellet, ossia una delle fortificazioni del Nord Europa meglio conservate.

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

Dotata di una pianta a stella e di un bellissimo laghetto, il distretto attualmente include: alcune casette usate a fini militari, la bellissima chiesa anglicana di Sankt Alban e un mulino (non visitabile).

Alle 9 il parco è popolato solo da jogger e la Pestifera e Baffetto possono godersi la sua pace, nonché un bellissimo airone appollaiato su un tronco.

Da qui proseguono verso la famosissima Sirenetta, giusto per amore di curiosità. I due infatti non sono proprio smaniosi di vederla, ma essendo nei paraggi pensano sia offensivo non porgerle un saluto.

Vederla è un’impresa piuttosto complicata. O meglio, vederla senza uno o più turisti avvinghiati alla sua base come una cozza allo scoglio. La pestifera riesce a scattarle una foto nell’esatto momento in cui un turista americano si distacca dal basamento con balzo felino e, per puro caso, riesce ad atterrare come una farfalla (di piombo) sulla banchina.

Salutata la Sirenetta (che vista da vicino sembra veramente taaaanto triste), si spostano alla Fontana di Gefion: un capolavoro, nonché una delle cose che più sono piaciute ai due viaggiatori.

La fontana è imponentissima e rappresenta Gefion nell’atto di arare la Svezia grazie ai suoi 4 figli trasformati in buoi. La leggenda narra, infatti, che avesse chiesto della terra  al Re di Svezia e che questi le avesse risposto che le avrebbe donato tanto terreno, quanto fosse riuscita ad ararne in una notte. Gefion trasformò allora i figli in buoi e ottenne la Zelandia.

 
Visto il tempo che promette pioggia da un momento all’altro, la Pestifera e Baffetto decidono allora di spostarsi verso Nyhavn, nella speranza di vederlo ancora all’asciutto. Per arrivarci passeggiano per il lungo mare dal quale godono di una splendida vista sulla modernissima Operahus (Opera House)

e fanno un salto alla spiaggia della città. Trattasi di spiazzetto quadrato all’interno del porto dove è stata riportata un po’ di sabbia e dove i danesi usano prendere il sole (nonchè fare il bagno) quando il tempo è clemente.

Dovete sapere che la pestifera, in preda ad una sottile nostalgia di mare, prima della partenza aveva chiesto al consorte di portare il costume da bagno, secondo la felice regola del “When in Rome, do as the Romans do”. Credendo infatti che la temperatura avrebbe raggiunto la vetta dei 25 gradi, voleva provare l’ebrezza di tuffarsi nelle tiepide acque del nord esattamente come gli abitanti del luogo. Desiderio stroncato sul nascere non appena atterrati a Copenhagen, dove il tempo ha fatto subito capire all’ingenua piemontese chi comandasse lì.

Qualche passo più avanti arrivano dunque al famoso Nyhavn, uno degli scorci più fotografati della città.

Punteggiato da casette colorate e da bellissime barche antiche, è il porto vecchio di Copenhagen nonchè uno dei più famosi luoghi di ritrovo grazie ai suoi tanti caffè e ristoranti. Nyhavn fu fatto costruire da Cristiano IV tra il 1670 e il 1673 e fu anche dimora, per alcuni anni, dello scrittore Hans Christian Andersen.

Al termine del porto si apre la Kongens Nytorv, ossia la Piazza del Re, occupata il sabato mattina da un carinissimo mercatino delle pulci.
Proseguendo sulla Bredgade, visitano dapprima la Garnisons Kirke

e proseguono poi verso la Aleksander Nevskij Kirke (chiesa russa)

fino al Frederiksgade, dove sorge la bellissima Frederiks Kirke (conosciuta anche come la Marmorkirke, ossia la Chiesa di marmo) che vorrebbero visitare, ma che sfortunatamente quel giorno è chiusa.

Courtesy of Baffetto

Tornano quindi mesti sui loro passi, intenzionati a compiere una full immersion al Christiansborg Slot, cioè il Palazzo Reale. Oggi il castello rappresenta la sede del parlamento danese e della corte suprema ed è utilizzato dai reali in occasione di ricevimenti o altre manifestazioni formali.

Sorge sulle rovine del vecchio castello del vescovo di Absalon, che lo fece erigere nel 1167, ed è attualmente alla sua terza ricostruzione. Il primo Christiansborg fu infatti distrutto da un incendio nel 1794, a causa del surriscaldamento di una stufa posta nei seminterrati.
Fu ricostruito nel 1828, ma bruciò una seconda volta nel 1884 perchè un maestro di cerimonia non volle far passare i pompieri dove era stata appena data la cera (giuro che è andata veramente così! Non esprimo commenti sull’intelligenza dell’esemplare).

Particolare dell’ingresso, unica parte fotografabile del castello

Oggi il castello è visitabile al 90% della sua superficie e si possono visitare anche le rovine dell’antico castello di Absalon: molto suggestive!

Chiusa la parentesi castellifera è tempo di spostarsi verso Christiania, ossia la città hippie fondata nel 1971 nel distretto di Christianshavn.

Un edificio che sa di polenta :)
Il canale di Christianshavn

Questa tappa è stata esplicitamente richiesta dalla pestifera che credeva di trovare una piccola enclave di omini e donnine dai biondi capelli fluenti e dalle coroncine di fiori al collo.

Uno dei primi fabbricati all’ingresso

Purtroppo per lei la realtà è un po’ differente e la Città Libera si rivela un’immensa ciminiera di fumi erbacei che si leva verso il cielo danese e nulla più.
All’interno si possono scattare foto solo vicino all’ingresso, mentre su Pusher Street (ossia la via principale, popolata di bancarelle che vendono marjuana e hashish) vigono regole rigidissime: non si possono scattare foto, non si possono girare video e non si può correre, perchè crea panico.
Il commento di Baffetto alla faccia delusa della gianduiotta è stato: “Mi sa che te ti sei fermata al ’68, quegli hippie non esistono più!!”.

Le forze iniziano a calare vertiginosamente e l’ultimo botto della giornata è la visita alla Von Fresler Kirke, la cui torre campanaria è davvero particolare. Raggiunge i 100 mt di altezza ed è dotata di una scala a chiocciola esterna che porta fino alla cima, dalla quale si gode un ottimo panorama sulla città.

Dopo la torre di Utrecht la Piemontesina ha però deciso che per un po’ appenderà le scale al chiodo e la scalata alla vetta viene affrontata solo dall’impavido Baffetto, che scenderà mezz’ora dopo pallido come un cencio e con le ginocchia che “fanno Giacomo Giacomo”. Godetevi il suo video :)

Courtesy of Baffetto – Il Ponte sull’Oresund visto dall’alto

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

Courtesy of Baffetto

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