Category Archives: Gite

>AltiZZimi, PuriZZimi, IncriccatiZZimi – Cibiana di Cadore e Monte Rite

>

Eh insomma, sabato Lady P. e Baffetto sono andati in gita. Loro compagno d’avventura il caro Marco che gli ha fatto conoscere posti belliZZimi, ma sopratutto li ha sopportati tutto il giorno (mica semplice!).
Prima tappa della gita, dopo una doverosa colazione a base di cornetto e cappuccino, è stato il paese di Cibiana di Cadore dove i nostri eroi hanno gironzolato per le antiche vie del borgo, osservando curiosi i murales dipinti sulle case.
Murales inquietante
Dapprima hanno fatto la conoscenza di questi due inquietanti figuri: la figura della signora sulla destra è particolarmente allarmante, ma anche il signore al primo piano non scherza!
Poi hanno incontrato questa simpatica bottega dipinta, dove la gianduiotta è rimasta particolarmente colpita dal gattone appostato di fianco al mastello delle olive.

Proseguendo hanno incrociato un altro gatto, questa volta vero, che per una frazione di secondo è rimasto immobile, consentendo alla Pestifera di immortalarlo. Eccolo, prima che spicchi un balzo e si involi verso la finestra di casa sua.
Poi è stata la volta del murales religioso, un po’ impressionista.
E poi un altro con degli inquilini piuttosto strambi che Lady P. ha fotografato non come protagonista, bensì come sfondo alla chiesetta del borgo.


Alzando gli occhi verso il cielo questi sono i panorami che riempiono gli occhi

e non può mancare l’ennesimo campanile che si staglia tra il blu del cielo e le nuvole che sembrano di panna.

Dopo pranzo l’allegra brigata si è trasferita qualche curva più su, alla partenza della navetta che porta a 2200 mt sul Monte Rite. Qui, dove osano solo le aquile e i più valorosi, si trova anche il Museo delle Nuvole  che, modestamente, è il museo più alto d’Europa.

Dopo 15 minuti di sterrato a strampiombo sulla valle (che persino i camosci hanno le zampe che fanno “giacomo giacomo” quando zompettano per di lì) si arriva in cima e davvero si ha la sensazione di essere sul tetto del mondo. Lady P., assai felice di aver scelto il sedile centrale sulla jeep dal quale non poteva rendersi conto della strampiombità del percorso, ricorda di aver pronunciato le seguenti parole: “Più in alto, nessuno”.

Perchè si sa che a lei la pomposità non piace affatto.

Arietta frizzantina e sole terso, la Gianduiotta non ha potuto esimersi dallo scattare l’ennesima fotografia ai pennuti di turno.

Prego osservare l’espressione gongolante dell’omino teutonico, felice di cotanta composizione fotografica. Da notare altresì come sia del tutto ignaro della presenza pennuta che incombe alle sue spalle :D
Prima di visitare il Museo, i tre compagni di avventura hanno gironzolato lì intorno ammirando un altra fetta di panorama montano
Il paese nella valle
 e la gianduiotta è riuscita a fermarsi in tempo, prima che il suo piedone spiaccicasse una stella alpina. No dico, una stella alpina! Mai nella sua giovine vita la Pestifera ne aveva vista una! E ovviamente ha passato venti minuti alla ricerca della foto perfetta. 
Lady P. ci tiene a sottolineare che l’edelweiss è rimasta al suo posto, non si è mai nemmeno lontanamente sognata di raccoglierla
Ma solo a me sembra che le stelle alpine siano fatte di lana cotta? Mah…
Dopo cotanto incontro e cotanta emozione si è delineato di fronte ai nostri eroi il tetto del Museo che è quantomai curioso. Al posto delle vecchie torrette di guardia, infatti, sorgono tre strutture in vetro azzurro 

e il colpo d’occhio è decisamente interessante. 
Particolare della veduta dal tetto del Museo
All’uscita dal museo, che al momento ospita la mostra “cento anni di FREE SOLO” e che ha in esposizione quadri raffiguranti le Dolomiti e una collezione di Reinhold Messner, l’allegra combriccola si è trovata  dinnanzi uno spiacevole imprevisto: l’arrivo di un temporale che aveva tutta l’aria di essere particolarmente intenso.
La prima mezz’ora di discesa è stata caratterizzata dalla speranza di scampare la pioggia ma purtroppo l’acquazzone si è presentato puntuale e ha colto i tre eroi a meno di metà del percorso. Qui Lady Piemontesina ha potuto dar sfoggio di tutto il suo charme, indossando una pratica mantellina blu scuro da pioggia che la faceva sembrare un incrocio tra un sacchetto dell’umido e un terubotsu .
Inutile dire che ha passato la restante ora di discesa facendo “moan moan” e lamentandosi di quanto poco femminili e portabili siano tali mantelline.
Per fortuna il destino era dalla parte della giuovine piemontese e ha voluto che, durante il percorso, l’allegro gruppetto si imbattesse in un altra compagnia di camminatori di cui uno, attenzione attenzione, abbigliato con una mantellina di colore verde cimice! L’imbarazzo e la vergogna sono di colpo spariti dal viso contratto della pestifera e si è fatta strada una risata inarrestabile di fronte a cotanta visione. La ridarola è durata circa mezz’ora ed è valsa una serie di occhiatacce torve indirizzate a cotanta sfrontatezza.
Ahilei, la ridarola si è bruscamente interrotta quando, giunta finalmente al parcheggio delle auto, si è resa conto di non avere più due gambe e due caviglie, bensì due paracarri del peso di 120 kg ciascuno. Sono quindi tre giorni che si trascina per il mondo con una camminata rigida e sbilenca, accompagnata da un ghigno di dolore e da mugugni più o meno udibili ogni qualvolta deve effettuare anche piccoli movimenti.

La femminilità fatta persona. Strano che ancora nessun talent scout l’abbia contattata per fare la ragazza immagine di una nuova linea di comodini in radica….

Parola d’ordine: acido lattico. Magari la prossima volta un po’ di allenamento pre gita potrebbe essere una buona idea….

>Murano – Burano – Torcello

>

Oggi è mercoledì e la settimana è al giro di boa.
Oggi Lady Piemontesina è vestita come un Big Babol panna e fragola, con tanto di unghie dei piedi pittate color ciliegia.
Oggi Lady Piemontesina guarda dalla finestra del suo ufficio e si chiede perché non è a gironzolare con Baffetto per le isole della Laguna, come ha fatto domenica.
Sì, perché dovete sapere che domenica qui su Venezia splendeva un sole meraviglioso. Spirava una brezzolina fresca che urlava a gran voce “Oh grulli, ma che ci fate a casa??Andate al mare!!” e l’atmosfera era così secca che i capelli della gianduiotta si erano prodigiosamente trasformati in spaghetti.
Nostra signora delle chiome: prrrrrrrrrrrrrrrr!!!
Lady P. ha quindi proposto a Baffetto (nonostante il giorno prima lei avesse la vitalità di un comodino e la pressione di un calzino privo di elastico) di fare il tour delle isole, chè lei non ci era mai stata da quando è stata importata in  Veneto.
I due impavidi sono quindi partiti con un programma di tutto rispetto: girovagare per Murano, Burano e Torcello.
Intanto prendere il vaporetto è bellissimissimo. La gianduiotta si diverte un mondo e ci è mancato poco che imitasse una bambina americana mettendosi ad urlare dal finestrino “Hello there!!” per apostrofare le altre barchette che incrociavano il vapo nel suo viaggio verso Murano.
Per amor di cronaca bisogna anche dire che dopo 20 minuti di viaggio la Pestifera ha assunto un colorito verdognolo perché, causa ondine, ha iniziato a patire il mal di mare. Ma questo è solo un dettaglio.

La prima tappa, come si diceva, è stata Murano dove i due Peynet sono potuti rimanere poco perché, causa regata nel pomeriggio, hanno dovuto prendere il  vaporetto per Burano, onde evitare di rimanere bloccati lì per ore e ore.  Questa prima isoletta non è piaciuta molto alla gianduiotta, perché le è sembrata un infinito susseguirsi di negozietti di articoli in vetro tuuuuutti uguali. 
Ha apprezzato però molto il faro e una scultura (ovviamente in vetro) che c’è lì vicino, raffigurante tanti pennuti che spiccano il volo.

Burano invece le è piaciuta un sacco, perché è popolata di casette coloratissime che si susseguono lungo i canali e dove i panni stesi penzolano garruli da una casetta all’altra. 
 
Può capitare di trovare una casa tinta Pantera Rosa a fianco di una verde acido. Può succedere di vedere una casa giallo canarino con due paline   blue e rosse piazzate a fianco della porta di ingresso. Può capitare di trovare persino una casa metà di un colore e metà di un altro.

In ogni caso Lady P. ha espresso il desiderio, nel caso vincesse al superenalotto quei 15-20 milioni di euro che non si rifiutano mai, di andare a vivere con Baffetto in una casetta color lavanda o verdolino mela. Chè è convinta che una casetta di quel tipo esprimerebbe perfettamente la vivacità e stramberia dei loro animi. Già si immagina la casetta verdolina con le imposte da colorare di rosso acceso. O quella color lavanda con una bella bouganvillea fuxia che scivola lungo la facciata. Non sarebbe fantastico?
Sogni  e aspirazioni a parte, Burano è deliziosa anche perché, avendo il canale che le scorre in mezzo, assomiglia ad una minuscola Venezia. E camminare lungo il perimetro dell’isola con la Laguna che ti si apre davanti agli occhi rinfranca lo spirito.

L’ultima tappa, infine, è stata Torcello dove i due eroi sono sbarcati con i piedi a forma di toast e un discreto segno dell’abbronzatura all’altezza delle maniche della maglietta. Qui Baffetto ha finalmente trovato pane per i suoi denti, perché l’isola presenta un interessante aspetto storico.
La prima curiosità che si incontra è il cosidetto Ponte del Diavolo (costruito nel XV secolo), un ponte senza parapetto che sembra possedere una storia tutta particolare:
Durante l’occupazione austriaca, una ragazza veneziana si innamorò proprio di un ufficiale di quell’esercito. La famiglia di lei non era d’accordo, a tal punto che il suo innamorato fu trovato addirittura assassinato. La fanciulla era a tal punto disperata, da rivolgersi ad una maga che fece un patto con il diavolo, il quale promise di ridare vita al ragazzo se in cambio gli avessero offerto l’anima di 7 bambini. Si stipulò il contratto, si decise il luogo dell’incontro, proprio il ponte di Torcello. La ragazza e la maga si presentarono all’appuntamento vedendo dall’altra parte del ponte, il diavolo e il ragazzo. La ragazza attraversò il ponte, raggiunse l’amato e fuggirono insieme. E dora era la volta del pagamento di cui se ne doveva occupare la maga. Stipulò un nuovo appuntamento nei successivi 7 giorni, ma morì per cause naturali prima di far fronte alla propria promessa.
Da quel giorno ogni notte, il diavolo appare sul ponte ad aspettare le anime pattuite.
Ponte del Diavolo e Chiesa di Santa Fosca

E poi ci sono il Trono di Attila
…un seggio di marmo probabilmente usato dal vescovo di Torcello o dai tribuni di quest’isola in tempi antichi. Non si ha alcuna testimonianza in merito che il seggio sia stato effettivamente usato dal condottiero degli Unni, che saccheggiò tuttavia la Val Padana nel 452.
Il trono di Attila e un reperto sulla parete del Museo di Torcello
e la Chiesa di Santa Fosca , in stile veneto-bizantino dove si può ammirare, tra le altre cose, un mosaico di tutto rispetto.
Indovinate dov’era Lady Piemontesina mentre Baffetto gironzolava nella chiesa a naso in su, rapito da tanta maestosità??
Insomma, si può proprio dire che sia stata una gita di tutto rispetto! E in più adesso posso vantare un fantastico segno dell’abbronzatura all’altezza delle caviglie, per via delle scarpe da ginnastica, che non riuscirò a debellare nemmeno con 3 mesi di mare. Massì, ma fossero questi i problemi! :D
Per chi fosse interessato a visitare queste isole, sul sito actv   si possono trovare i percorsi dei vaporetti e gli orari.

>2 giugno in gita

>

Il 2 giugno è stata una di quelle giornata che vorresti non finissero mai, perchè tutto va incredibilmente nel modo giusto e sai che dietro l’angolo ci sarà sempre una piacevole sorpresa ad aspettarti.
Grazie al nostro carissimo amico Marco abbiamo fatto una splendida gita tra Veneto, Trentino e Austria e, mentre in pianura imperversava il tempo grigio e piovoso, noi abbiamo goduto di splendidi paesaggi baciati (a parte un paio di brevi eccezioni) da un brillantissimo e gioiosissimo sole.
Prima tappa della gita è stata Auronzo di Cadore dove ci siamo rifocillati con una succulenta seconda colazione a base di cappuccino e torta. Da lì abbiamo proseguito fino a Misurina dove si trova il lago naturale più grande del Cadore, nel quale si specchiano le Tre Cime di Lavaredo e i Cadini di Misurina.

Le montagne sono così vicine che sembra di poterle sfiorare e il panorama che si può godere da lì ti apre il cuore. 
Dopo una passeggiata lungo il perimetro del lago tra placidi pennuti, pescatori e colorati pedalò ci siamo dedicati al pranzo, gustando un po’ di sana polenta con salsiccia :)
A due minuti di auto dal Lago di Misurina abbiamo incontrato il Lago di Antorno, più piccolo ma altrettanto delizioso. Il piccolo ponticello, poi, mi fa pensare ad uno dei laghetti delle fiabe.
 
Da qui si può vedere il Dente (o Forcella) del Diavolo che si erge minaccioso e aguzzo dai Cadini di Misurina. 
A sinistra il Dente del Diavolo


Dopo una breve sosta a questo lago abbiamo proseguito verso il confine austriaco, passando per Dobbiaco e San Candido e scorgendo lungo il percorso il Durrensee (Lago di Landro). Da Antorno al confine il tempo di percorrenza è di circa mezz’oretta e la strada dapprima scorre tra pini alti e dalle diverse sfumature di verde, 
poi il panorama si apre e si snoda in una valle più 
larga punteggiata da baite e chiesette dal tetto aguzzo.
Quello che mi stupisce sempre di quando vado in Austria è il cielo, un azzurro intensissimo e terso con piccoli sbuffi di nuvolette bianche, che mi sembra non avere eguali.
 
Abbiamo visitato il primo paesino dopo il confine, Sillian: un piccolo borgo dalle casette colorate e la Chiesetta di Maria Assunta che
domina il paesaggio da una piccola collina. Nel prato davanti alla chiesa trova posto anche un piccolo e ordinatissimo cimitero.

Dopo aver sconfinato, siamo rientrati in Italia con destinazione Cortina d’Ampezzo.  Giovedì la città era incredibilmente vuota e Corso Italia, ossia la via pedonale principale che percorre il centro del paese, era insolitamente disabitata. 
Normalmente, infatti, verso le cinque del pomeriggio la via è 
Veduta di Corso Italia deserto
affolatissima e così lo sono anche i negozi e i bar che si affacciano 
lungo la via. 
Il campanile di Cortina
L’altro ieri, invece,  il paesaggio che ci si è presentato era semi desertico :)
Dopo una piccola passeggiata per il centro ci siamo diretti al Passo Giau, un posto così meraviglioso che non avrei più voluto tornare a casa. 
La vista che si gode da lassù è spaziale, mi sembrava di stare sul tetto del mondo. 

Abbiamo sostato un po’ al Rifugio e quando siamo usciti abbiamo trovato una bellissima sorpresa: ben 2 arcobaleni che partivano dalla valle! 
I due arcobaleni: il primo (meno visibile) a sinistra. Il secondo in centro foto
il Rifugio

l’Averau
Dopo un po’, nostro malgrado, siamo dovuti scendere a valle e siamo arrivati prima a Santa Fosca e poi a Colle S. Lucia.  A Santa Fosca siamo passati per un minuscolo borgo dove il tempo sembrava essersi fermato a centinaia di anni fa. Le viuzze erano piccolissime (l’auto ci passava appena) e le case erano ancora in legno. Un’atmosfera davvero particolare!
A Colle S. Lucia, invece, abbiamo passeggiato per il borgo vecchio dove ci sono case del 1600 e del 1500. Anche qui la chiesetta del paese è situata nella parte più alta del borgo e nel prato si trova il piccolo cimitero.
Casa Chizzali Bonfadini
La chiesa con il cimitero
Dopo la cena è purtroppo giunto il momento di fare ritorno a casa, ma una sorpresa ci attendeva ancora dietro l’angolo (o meglio, dietro un tornante). Abbiamo infatti incontrato un gruppo di 8 cerbiatte che stavano pascolando indisturbate lungo la strada e che, al passaggio della nostra auto, si sono rifiugiate nel bosco.
Un vero spettacolo!!
Giornate così ti mettono in pace con il mondo :) Grazie ancora Marco!

>Porta del colore – Itinerario a Venezia (lontano dai soliti schemi)

>

Domenica scorsa il cielo sembrava di smalto, non faceva nè caldo nè freddo e spirava un’adorabile brezza che urlava a gran voce “primavera”.
Quale momento migliore, quindi, per fare una bella passeggiata a Venezia? Bisogna dire infatti che la città diventa molto calda d’estate, mentre d’inverno è freddissima, molto spesso con nebbia. Questa stagione perciò rappresenta il  periodo giusto per gironzolare tra canali e calle, camminando senza meta alla ricerca dei segreti che Venezia sa svelare a chi ha voglia di seguire i percorsi meno battuti.
Questa volta noi abbiamo sfruttato gli itinerari proposti da una guida 
davvero interessante, che prende spunto dai racconti di Corto Maltese.
L’itinerario che abbiamo scelto è quello della “Porta del Colore” che parte dalle Gallerie dell’Accademia per arrivare fino all’isola della Giudecca. Avendo iniziato la camminata alle 15 non abbiamo potuto terminare l’intero percorso proposto dalla guida e, dopo la Chiesa della Salute, abbiamo proseguito per Riva degli Schiavoni senza spostarci sull’isola. E’ bene tener presente, infatti, che se si intende percorrere uno di questi itinerari è preferibile cominciare la camminata al mattino, così da aver tutta la giornata a disposizione. 3 ore infatti non bastano, calcolando anche gli spostamenti in vaporetto.
Il punto di partenza*, come detto, sono le Gallerie dell’Accademia con il grande ponte in legno dal quale si può osservare una delle viste più belle sul Canal Grande e su Venezia.

Ponte dell’Accademia

 
Vista dal ponte dell’Accademia

Le Gallerie dell’Accademia occupano la Sede della Scuola Grande di Santa Maria della Carità e ospitano la più grande collezione di dipinti veneziani e veneti dal Trecento al Rinascimento; una ottima occasione quindi per poter ammirare, tra gli altri, il Giorgione, Canaletto, Tiepolo e il Tintoretto.

Da qui si prende a destra passando accanto al ponte e poi nuovamente a destra fino alla seconda calle a sinistra che si chiama Calle Nova S. Agnese. Attraversandola si incontra a destra la Piscina Venier e di fronte una casa con una Madonna sulla facciata

Casa con la Madonna

che ricorda che lì ebbe inizio nel 1630 la terribile epidemia di peste.
Si prosegue fino al fondo della Calle fino ad arrivare al ponte e a Campo San Vio. Si imbocca poi Calle della Chiesa e, proseguendo per le Fondamenta dei Leoni, si passa accanto alla casa dove abitò  Peggy Guggenheim trasformata in museo dopo la sua morte. Si tratta di una struttura architettonica mozza interrotta al primo piano e caratterizzata da un bellissimo giardino e dal piccolo cimitero dei cani, accanto ai quali è sepolta anche lei.
Dopo questa sosta si prosegue per il ponte di San Cristoforo alle spalle del quale si trova il palazzo quattrocentesco Ca’ Dario che purtroppo non ho potuto fotografare perchè era mascherato da impalcature :(

In seguito si incontra il Campiello Barbaro e  girando prima a sinistra e poi a destra, si passa il Ponte San 
Portone di Campiello S. Gregorio
Gregorio sul Rio della Fornace per poi continuare fino a Campo San Gregorio, incrociando sulla sinistra la Calle del Traghetto. 
 

Si prosegue attraverso il Sottoportico dell’Abbazia fino a raggiungere
 il ponte omonimo con la chiesa di San Gregorio che si specchia nel Rio della Salute.

Sottoportico dell’Abbazia

A questo punto si è giunti al grandioso tempio di Baldassarre Longhena dedicato alla Madonna della Salute dove, anticamente, sorgeva un monastero ed una chiesa dedicata alla S.S. Trinità che furono donati dalla Serenissima all’Ordine dei Cavalieri Teutonici nel 1256, in segno di riconoscenza per l’aiuto ricevuto da questi contro i genovesi.

Madonna della Salute

La chiesa, di una imponenza straordinaria, sorge su una scalinata di 16 scalini e la sua cupola, entrando in laguna dal mare, funge da spartiacque tra il Canale della Giudecca e il Canal Grande. Da qui si gode una magnifica vista sul bacino di San Marco e sull’ultimo tratto del Canal Grande, nonchè sul Palazzo Contarini-Fasan, conosciuto sopratutto come “La casa di Desdemona”, la sfortunata moglie di Otello.

Bacino di San Marco

Casa di Desdemona

Superando la Chiesa si arriva all’estrema punta (Punta della Dogana) dalla quale si ha una delle più belle viste di Venezia. Attualmente si può trovare anche la statua del bambino che tiene in mano una rana, collocata da

François Pinault al momento dell’inaugurazione del museo che si trova proprio qui. Alzando gli occhi al cielo, invece, si può ammirare la palla d’oro retta da 2 atlanti sulle quali si libra la Fortuna che indica la direzione del vento.

A questo punto si gira attorno alla punta e si prosegue sulle Fondamenta accanto al Canale della Giudecca, dove ancora una volta la vista è meravigliosa.

Costeggiando gli antichi magazzini del sale si attraversa il ponte di Ca’ Balà, scoprendo porte abbandonate contornate dall’edera e la casa dove abitò per 50 anni il poeta Ezra Pound.


Si prosegue fino alla Scuola dello Spirito Santo dove si deve imboccare Calle della Scuola e,
Lo strettissimo Rio Terà

successivamente, Calle del Monastero fino a Rio Terà S. Vio.  Da qui si gira a sinistra passando accanto alla Corte Vecia, giungendo fino
all’angolo dove in alto si può vedere una croce grigliata sopra una mezzaluna di origine bizantina (VI secolo).

Si prende quindi a sinistra per Ramo I° degli Incurabili,
riconoscibile dalla scultura del Cristo Risorto posto sotto ad una conchiglia e risalente al 1681.

Attraversando diagonalmente il piccolo campiello si arriva a quello Drio agli Incurabili, dopodichè si imbocca la calle che costeggia l’ex Ospedale degli Incurabili fino a raggiungere Fondamenta delle Zattere. A questo punto noi abbiamo proseguito per Riva degli Schiavoni, fino a svoltare in Rio San Trovaso dove si incontra lo Squero, uno degli ultimi cantieri dove si costruiscono e riparano le gondole.

Questo risale al seicento ed ha una struttura molto particolare: è fatto interamente in legno e assomiglia ad una casetta di montagna, rendendolo davvero curioso nel panorama di Venezia.
 Proseguendo per il Rio,

normalmente molto tranquillo, si possono ammirare lanterne come questa

e palazzi dalle torrette medievaleggianti.

Per concludere la nostra passeggiata, infine, due curiosità: il campanile decollato (mozzato) in Campo Santa Margherita e la Chiesa di San Barnaba che compare nel film “Indiana Jones e l’ultima Crociata”.

Campanile decollato
Chiesa di San Barnaba

(La passeggiata, raccontata così, può sembrare corta ma vi assicuro che non è affatto così. Qui sotto ho messo il dettaglio di Google Maps, così da dare una visione d’insieme del percorso).

* per arrivare alle Gallerie con il vaporetto, prendere la linea 1

>Sabato pomeriggio a Villa Pisani

>

Ieri pomeriggio abbiamo escogitato un’ultima gita per far conoscere un altro po’ di Veneto alla Gianduiotto Family, ripartita proprio oggi alla volta del capoluogo piemontese.
Questa volta la mèta prescelta è stata la bellissima Villa Pisani che si trova a Stra, sulla suggestiva Riviera del Brenta.
La Villa fu costruita a partire dal 1721 su commissione della famiglia Pisani di Santo Stefano, importante ramo del casato Pisani, antica famiglia patrizia veneziana. A seguito del crollo della Repubblica Veneziana e a causa del vizio del gioco che spinse la famiglia a indebitarsi sempre di più, la Villa fu venduta a Napoleone e, quando questo subì la disfatta di Waterloo e fu costretto all’esilio, la stessa entrò in possesso degli Asburgo (ora divenuti signori del Lombardo-Veneto) e ospitò in villeggiatura i maggiori nomi dell’aristocrazia europea.
Attualmente è possibile visitare le 30 stanze del piano nobile, dove si conservano ancora intatti affreschi e arredi originali dell’epoca, e il magnifico parco in cui è immersa la Villa. 
Vista la splendida giornata primaverile, per questa volta noi ci siamo concentrati su quest’ultimo, progettato secondo un incrocio di assi ottici e ricco di scorci meravigliosi e di vivacissimi colori.
Camminando lungo il viale che costeggia la piscina centrale abbiamo ammirato il contrasto tra i fiori viola e le scuderie dei cavalli, che si trovano all’estremità opposta rispetto all’ingresso della Villa…

… abbiamo scoperto scorci silenziosi tra tunnel di alberi

e fatto amicizia con gli inquilini del Parco.

Svoltando a destra e superando le Scuderie abbiamo raggiunto l’Orangerie 

delimitate su tre lati da un’alta siepe di carpini dalla quale fanno capolino statue raffiguranti figure mitologiche.

Abbiamo proseguito tra cespugli di rose

fiori blu

e piccoli tunnel ricoperti di glicini.

Abbiamo quindi raggiunto l’Esedra, padiglione settecentesco che si trova al centro di sei viali prospettici che convergono al suo centro, passando per gli archi aperti nei suoi lati concavi.

E abbiamo infine raggiunto una delle cose che preferisco di questo parco e cioè il Labirinto, fatto con siepi di bosso e al cui centro si trova una torretta sormontata dalla statua di Minerva e a cui si accede grazie a due scalette elicoidali che la avvolgono.
Per chi temesse, come è successo ieri alla Regina Madre Gianduiotta, di rimanere intrappolato nel Labirinto fino a notte fonda e di vedersi costretto a nutrirsi di bacche e sterpi per sopravvivere, sappiate che il problema non si pone. Sulla torretta, infatti, sta di vedetta un guardiano che, allertato da un apposito segnale (Aiuuuuuuutooooooo), vi indicherà la strada da seguire per arrivare al centro e godersi la vista del Labirinto dall’alto.
A pochi passi da qui si trova anche la Sala da Caffè
e un boschetto con soprese come questa.
Solo per visitare l’intero Parco si impiegano circa 4 ore. Consiglio a chi volesse visitare anche la Villa di calcolare 6-7 ore per l’intero itinerario. Per il 2011, inoltre, nella giornata del proprio compleanno si entra gratis :)

>Pasquetta al Lago di Corlo

>

Dopo la vigilia di Pasqua passata all’insegna delle passeggiate nella natura, per Pasquetta abbiamo deciso di fare una scampagnata sul Lago di Corlo, che si trova a Rocca di Arsiè. 
Il paesaggio che si apre dall’alto, non appena si percorre con l’auto la stradina che porta al lungolago, è davvero particolare. L’acqua è di un verde intenso e, quando ancora non spira la brezza, è un capolavoro di riflessi.

Ma le cose più caratteristiche sono sicuramente le sue sponde, che sembrano piccoli fiordi in miniatura, e i quattro ponti che permettono di attraversarlo. 
La vista che si può godere da questi ponti è mozzafiato, sopratutto da quello sospeso su corde (che però sconsiglio a chi soffre di vertigini :D ).

Ponte della Libertà

Altra particolarità del Lago è che, quando l’acqua è ai livelli minimi, si possono vedere dalle sponde i resti del paese sommerso. Questo lago, infatti, è artificiale e fu creato nel 1950 come sbarramento del canyon creato dal torrente Cismon, nell’ultimo tratto prima di sboccare in Valsugana. Buona parte del paese che giaceva in questo canyon dovette perciò essere abbandonato e il bacino venne quindi riempito con il laghetto che conosciamo noi oggi.

La cosa bella di questo lago, secondo me, è che non solo si può camminare lungo tutto il suo perimetro grazie al lungolago che offre scorci meravigliosi…

…ma il tempo è bello e si parte di buon mattino, si possono anche scoprire chiesette antiche, come quella di San Cassiano datata 1649,

Chiesetta di San Cassiano

oppure seguire sentieri che si inoltrano nei boschi e che si inerpicano lungo le propaggini del Monte Grappa.

Insomma, un locus amoenus perfetto per una gita di relax e natura!

>Passeggiata domenicale tra i ciliegi di Marostica

>

Ieri insieme ad una coppia di carissimi amici abbiamo fatto una piacevolissima gita domenicale a Marostica. Motivo della gita non è stato quello di visitare la città scaligera, bensì fare una passeggiata tra le colline circostanti con lo scopo di ammirare i ciliegi in fiore.  
Qualche giorno fa, infatti, cercando  in rete qualche informazione in più sulla via dei ciliegi di Thiene  ho trovato questo interessantissimo sito dove ho potuto scoprire la Passeggiata tra le colline di San Benedetto e Sant’Agata. Colline che circondano Marostica, appunto.
La camminata è durata circa 3 h (tra andata e ritorno) e nella parte iniziale è stata un po’ più impegnativa e ripida del previsto :D
Bisogna anche dire che all’inizio non abbiamo seguito proprio alla lettera l’itinerario indicato sul sito e abbiamo avuto modo di scoprire qualche scorcio diverso da quelli indicati. Sebbene i ciliegi fossero già sfioriti, 
 il verde degli ulivi e i saliscendi delle colline punteggiate da cipressi e pini ci hanno offerto una quiete e dei paesaggi veramente rilassanti e appaganti.
Al ritorno abbiamo avuto modo anche di passare per il piccolo borgo medievale dove ci sono casette dalla facciata curiosa 
e la Fabbrica dei Cappellini di Paglia :) E rifocillarci dalla camminata in una pasticceria del centro con un gustoso caffè shakerato.
Una domenica davvero deliziosa. Ancora grazie a Tania e Marco! :)

(Le foto sono gentilmente offerte da Sir Baffetto)

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers: