Category Archives: Kyoto

>Di cestini del pranzo giapponesi e di cibo finto… ma così bello che pare vero!

Io e il cibo giapponese stiamo un po’ come d’autunno sugli alberi le foglie. Non si può dire che ci si odi, questo mai. Ma neppure che ci sia stato un colpo di fulmine. Diciamo che è tutto un problema di equilibrio, una sorta di cammino sul filo del rasoio su cosa è accettato dal mio apparato gastrointestinale e cosa, invece, non lo è.
Tanto per incominciare io e la salsa di soia siamo naturalmente incompatibili. Rimango un po’ stupita (ma alla fine per lo più indifferente) dal sashimi di medusa e adoro invece il manzo di Kobe (che originalità…). Allo stesso modo potrei divorare decine di onigiri al giorno, ma non chiedetemi di assaggiare un brodo di miso perchè potrei diventare verdolina a pallini blu.
Non starò qui a sproloquiare di gusti e fattibilità (perchè d’altronde ne ho già parlato ampiamentealtrove), ma vorrei condividere fotograficamente alcuni dei cibi – veri o falsi che siano – che mi sono rimasti particolarmente nel cuore (ma non sullo stomaco…!).
Sì, perchè in Giappone credo sia del tutto normale (o forse lo è solo per me) affezionarsi anche al cibo. E non tanto (o meglio, non solo) dal punto di vista del gusto vero e proprio. Ma anche per l’aspetto puramente visivo, per come è preparato.
Ecco, ho trovato tracce di quella squisita delicatezza e cura nipponica anche nei cestini del pranzo e nelle confezioni in cui erano contenuti.
Prendiamo per esempio questo:
Bento acquistato al JR Seitan della stazione di Kyoto. Sullo sfondo il tatami della nostra stanza :)
Cliccate sulla foto per ingrandirla e notare la differenza della panatura giapponese, rispetto alla nostra :)
Contiene due semplici cotolette impanate, ma la scatolina con i maneki neko era adorabile!
Un altro esempio dove il contenitore è più particolare del contenuto:
Bento acquistato al JR Seitan della stazione di Kyoto
Scatola con fiorellini rosa, presumibilmente in un laghetto. All’interno riso bianco con sesamo e zenzero + cotoletta impanata.
Qui sotto invece un cestino molto elaborato e ricco dal punto di vista del cibo, mentre il contenitore è semplicissimo:
Sempre JR Seitan di Kyoto, sempre tatami sullo sfondo
Questo cestino è stato senza dubbio il mio preferito dal punto di vista del palato :) Sei scomparti contenenti: verdurine grigliate, due salsiccette gustosissime tagliate a metà, due polpettine di verdure, due fettine di frittata, una piccola porzione di insalata russa con sopra salmone e una piccola porzione di insalatina con mayonese e mais. Delizioso!!
Guardate invece qui:
Sempre JR Seitan
Involtini con verdurine e Philadelphia, insalata di riso con azuki verdi e dadini di salmone, polpettine di verdure, gamberi pastellati (che ho dovuto togliere perchè sono allergica, sigh!), insalatina con mayonese. A lato le immancabili bacchettine usa e getta fornite insieme ai bento .
Indimenticabili gli onigiri comprati al Seven Eleven:
Onigiri avvolti nelle alghe Nori + zenzero
Cibo forse meno raffinato, ma comodissimo e gustosissimo spuntino nella giornata.
Un’altra esposizione di bento, sempre a Kyoto:
e infine i biscotti tipici dell’isola di Miyajima:
A forma di acero, della consistenza di piccole tortine e ripieni di… marmellata di azuki. Deliziosissimi, sia da vedere che da mangiare!
Si diceva anche del cibo finto. E infatti in Giappone non c’è vetrina (o quasi) che non esponga la esatta riproduzione in plastica dei piatti presenti nel menù. Comodo, per sapere a cosa si andrà in contro. Ma anche buffissimo da vedere! Guardate un po’…
Queste ultime sono le mie preferite in assoluto!! Sono fatte così bene che sembrano vere! Tutti cibi immortalati alla stazione di Shin Osaka, perdonate i riflessi sul vetro ma li ho fotografati di corsa.
Vi ho fatto venire l’acquolina? :)

>Di cartelli, vetrine, insegne giapponesi

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Sì, lo so. Avevo detto che non avrei pubblicato nulla in attesa di rimettermi in sesto. E invece non ci sono riuscita.
D’altronde non posso certo passare tutta la giornata a leggere manga… 
…o sì?
Beh, in ogni caso ecco qui una carrellata di foto dedicata ai cartelli stradali, le vetrine e le insegne incontrate in Giappone. Perchè anche in particolari come questi, che potrebbero sembrare banali, ho trovato tracce di deliziosa nipponicità. 
Buona giornata :)
Insegna posta sopra un negozio nel quartiere dello Tsukiji Fish Market di Tokyo. Un pescione decisamente ragguardevole!
Vetrinetta posta sul retro di un Kiosk alla stazione della metro di Ueno. Sono esposti tre tipi di biscotti in vendita, con tanto di sezionamento per mostrare il ripieno. La bambolina rappresenta la trasposizione figurata delle hostess che lavorano sugli shinkansen e che portano il carrellino con cibo e bevande. Sempre con il sorriso, ovviamente.
Vicino al Palazzo Imperiale di Tokyo: un cantiere con un cartello in cui viene spiegato, in maniera squisitamente giapponese, cosa sta succedendo oltre la recinzione.
Sempre lo stesso cantiere, un’altra vignetta.
Febbre da Mondiali: un enorme cartellone che ritrae Uchida, all’ingresso del Sony Building di Ginza. Con un po’ di fatica (date le difficoltà linguistiche) riuscii a farmi spiegare dalla commessa del primo piano chi fosse quel giocatore che vedevo ovunque. Molto gentilmente mi scrisse il nome su un bigliettino, perchè mi fosse più facile capirne il nome. E con quel bigliettino mi recai al chioschetto di merchandising della stazione di Ueno, per acquistare la sua maglia… ma il costo si rivelò proibitivo -___-”
Febbre da Mondiali #2 : un edificio di Shinjuku con gigantografia del giocatore Marcus Tulio Tanaka
Quando un intero edificio si trasforma in insegna luminosa :) Quartiere di Akihabara
Shibuya 109: 8 piani + 2 interrati dedicati alla moda femminile. Da restare a bocca aperta!
Un semaforo e un cartello stradale indicante il quartiere di Ginza, mentre il cielo è ancora avvolto dall’umidità del mattino
Vicino al Palazzo Imperiale di Tokyo: guanti bianchi e un cartello retto a mano raffigurante (forse) una corsa ippica.
Particolare della pavimentazione di un soprapasso vicino alla Tokyo Tower. Adorabile!
Sempre a Ginza, cartellone luminoso proprio di fronte all’uscita della metro.
Omotesando, la fashion avenue di Tokyo :)
Graziosi personaggi all’ingresso di un Konbini a Fujinomiya, alle pendici del Fuji
Stazione di Kyoto: Astro Boy indica la via per l’entrata al museo dedicato ad Osamu Tezuka
Una lanterna indica l’ingresso ad una sala da the, nel quartiere di Gion a Kyoto
Ancora Gion :)
Nara: un cartello per allertare gli automobilisti. Pericolo attraversamento cervi, che ovviamente hanno la precedenza su tutti i veicoli. (A Nara i cervi passeggiano indisturbati, in un prossimo post vi dirò di più)
Castello di Himeji: un simpatico omino spiega agli avventori che il castello riaprirà nel 2011, almeno a giudicare dalla traduzione inglese posta dietro al cartello. Ma non ci sarà scritto anche qualcos’altro? :)
Isola di Miyajima: attenzione divinità particolarmente “incazzosa”
P.s. Non avendo Facebook, non ricevo gli aggiornamenti in tempo reale della bellissima pagina di Giappone Mon Amour . Leggo solo ora di un post su un curioso cartello che appare sulla linea della metro Tozai.
Mi scuso con Laura per la similitudine di post, anche se involontaria, e vi consiglio di seguire non solo il suo blog, ma anche la sua deliziosa pagina Facebook :)

>Kyoto: odi et amo

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La metropolitana alla stazione di Kyoto

Mi sono resa conto rileggendo i miei post sul Giappone che questo blog pende in maniera consistente per Tokyo. Finora ho sempre parlato molto di questa meravigliosa città che sento così tanto affine a me, trascurando  Kyoto in maniera scandalosa.
Credo, anzi ne sono sicura, che questo dipenda dal fatto che con Kyoto  ho avuto un rapporto di odio – amore per cui mi viene meno spontaneo raccontarne.

Attendendo la metro
Perché odio amore? Beh, intanto le persone mi sono sembrate molto più chiuse che a Tokyo e ho avvertito un certo fastidio nei confronti di noi turisti. Mentre nella capitale venivamo osservati con curiosità e simpatia, qui ho avuto come l’impressione che nel loro sguardo ci fosse diffidenza e un pizzico di contrarietà.
Inoltre dopo sei giorni spesi nella coloratissima Tokyo, Kyoto mi è sembrata irrimediabilmente grigia. Niente grattacieli luminosi, ma solo vie strettissime e casette piccoline. Un traffico incredibile, un clima piuttosto soffocante.
E poi è bastato un raggio di sole per cambiare tutto come in un battito di ciglia. Ho iniziato a vedere ed apprezzare i colori di Kyoto che sono belli anche se non sono psichedelici come quelli di Tokyo.

Il Ryokan dove abbiamo soggiornato

Mi sono letteralmente inchiodata in mezzo alla strada  quando ho visto uno splendido airone cinerino appollaiato sul tetto di un tempio, totalmente incurante del traffico cittadino.

Ho adorato i piccoli giardini celati alla vista da un dedalo di stradine, dove è possibile gustare un po’ di pace tra ninfee e ponticelli avvolti di morbido verde.

E poi ho amato Kyoto perché è stato il primo posto dove ho dormito su un futon , in un ryokan minuscolo dove la nostra finestra si affacciava su una fontanella zen.

Ecco, di primo acchito ho pensato che fosse impossibile che non mi piacesse ogni singolo centimetro quadrato di suolo nipponico. Mi sono trovata spaesata. Ma come – mi chiedevo – ho atteso con tanta ansia di vedere tutti questi luoghi meravigliosi e adesso ne rimango delusa?
Poi  ho capito che, come in tutte le cose, anche Kyoto andava compresa. E andava vista non con l’idea della città che mi ero fatta  prima di partire, ma solo con gli occhi e con il cuore di quel momento.

Una strada di Gion

E da lì l’odi si è trasformato in amo. Non un colpo di fulmine come per Tokyo, ma un innamoramento graduale e soffuso fatto di splendidi ricordi e di  torii rossi allineati.

I torii rossi del Fushimi Inari Taisha
Il tempio delle Lanterne Rosse a Gion
Ciottoli nel Parco del Palazzo Imperiale di Kyoto

Studenti attraversano un ponticello

>Una domenica a Tokyo ( e qualche altro giorno sparso qui e là) – photo post

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 Oggi non mi resta tanto tempo per scrivere perchè sto ultimando i preparativi finali per il viaggio. Ma vi lascio con qualche foto di una domenica di giugno a Tokyo e alcune altre scattate a Kyoto, Nara e Miyajima. Mi sono resa conto che ho fatto molte più foto a persone di quanto pensassi! Ci rivediamo al ritorno dal viaggio! Buona domenica e buone vacanze ^__^            
Una signora intenta a disegnare nel Parco del Giardino Imperiale di Tokyo
Un gruppo di ragazzi che si stava preparando per una manifestazione contro i tagli alle scuole private

Ragazze in giro per il parco prima della manifestazione
Il famoso bambino di qualche post fa (non ricordavo di avergli scattato anche questa foto!)  
Nonno vigile vicino al Parco del Palazzo Imperiale di Tokyo

Bambina in bici lungo l’area chiusa al traffico intorno al Parco del Palazzo Imperiale di Tokyo

Mini cyclist ^__^

Uno dei tanti jogger che correvano nell’area chiusa al traffico di cui sopra

Saltelli sul posto!!

Una panchina tutta femminile

Doraemon!! Poteva forse mancare? (Roppongi Hills)

Devo ammettere ch’e mi sarebbe piaciuto sapere cosa c’era scritto su quel cartello!

Scarpe color pastello a spasso per Kyoto

Scarpe curiose a Miyagima

Le riprese di un telefilm davanti al nuovo Sky Tree in costruzione
Due signore intente a mangiarsi un onigiri nel parco di Nara, mentre il cerbiatto le osserva alle spalle

Graziosissima coppia nel parco di Nara

Monaco buddhista vicino all’ingresso del Parco di Nara

>Fushimi Inari-Taisha

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Devo ammettere che arrivare a Kyoto dopo una settimana passata a Tokyo è stato abbastanza un trauma. Dopo giorni passati all’ombra dei grattacieli tra una moltitudine di giapponesi sempre cordiali e aperti verso i turisti, ritrovarsi nella vecchia capitale nipponica un po’ sporca e con poca predisposizione nei confronti degli stranieri mi ha lasciato davvero stupita. Ho avuto la sensazione che lì ci fosse un Giappone completamente opposto, meno “simpatico” rispetto a quello incontrato nella megalopoli nipponica. Anche se forse la vera essenza di questo paese si trova proprio in questa ex capitale.
Credo che abbia giocato una carta importante anche il fatto che, nei nostri sei giorni spesi a Kyoto, il tempo sia stato prevalentemente grigio e che mancasse molto l’aspetto psichedelico e allegro di Tokyo. Mi è parso spesso di essere osservata con diffidenza dai kyotani e sono rimasta veramente allibita quando per due volte abbiamo provato a chiedere indicazioni a due persone, che non solo non ci hanno risposto, ma hanno tirato dritto senza risponderci.
Non li biasimo, temo che l’immenso flusso di turisti che si riversa nella loro città (prevalentemente americani) possa portare ad una certa insofferenza nei confronti dei gaijin
Uno dei luoghi che mi è piaciuto di più di Kyoto è stato sicuramente il sito di Fushimi-Ku, dove si trova il Fushimi Inari-Taisha 伏見稲荷大社ovvero il principale santuario shintoista dedicato allo spirito (kami) Inari. 

Kitsune con yodarekake

Quest’ultima è la divinità giapponese della fertilità, del riso, dell’agricoltura, delle volpi, dell’industria e del successo terreno e all’ingresso di un tempio ad essa dedicato si incontrano i kitsune, ovvero statue di volpi dormienti (normalmente in coppia) adornate con bavagli votivi rossi (yodarekake).

Ciò che rende questo luogo speciale e quasi surreale è la sequenza di migliaia di torii vermigli che si snodano su per la collina e che disegnano un lunghissimo tunnel rosso che porta fino al santuario. 

I torii, donati da famiglie o aziende nel corso dei secoli, hanno dimensioni differenti che dipendono dal denaro speso per donarli. Alcuni sono più antichi, un po’ rovinati e sbiaditi; altri sono lucidi e di un bel rosso acceso.

La grandezza dei torii a seconda dell’importo della donazione
Camminare sotto la volta di questo strano tunnel ti fa dimenticare il mondo attorno. Non resta che il silenzio del bosco e una luce arancione soffusa.

Lungo i 4 km di torii  abbiamo trovato altri piccoli tempietti con kitsune dove abbiamo assistito all’incredibile scena già descritta qui.   A rendere il tutto un po’ più magico, l’incontro di queste due giovani ragazze, fatto alla fine della nostra camminata tra i torii.













Per chi desiderasse andarci, il Fushimi Inari-Shrine è facilmente e velocemente raggiungibile con la linea JR Nara Line, scendendo alla seconda fermata dopo la Kyoto station. L’ingresso del sito è praticamente davanti all’uscita della metro, fermata JR Inari Station.



>Quel giorno alla stazione di Kyoto (ovvero figure di palta in giro per il mondo)

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Kyoto
E’ noto che la sottoscritta è sufficientemente avvezza alle figure di palta. E’ altresì noto che la di lei vescica è comparabile a quella di un’ottantenne e che potrebbe quindi essere soprannominata “Incontinentia”. Ne deriva, perciò, che a qualsiasi latitudine ella si trovi, il tasso di probabilità che diventi oggetto di avventure bizzarre è altissimo.
Non potevano quindi mancare allegre figure di palta anche in terra nipponica, dove posso tranquillamente dire che ho dato il meglio di me in quel di Kyoto.
A mia parziale discolpa potrei dire che bevo molto e inoltre, non sapendo il giapponese,  potevo facilmente fraintendere i segnali. Sfortunatamente nella maggior parte delle città che abbiamo visitato, Tokyo in particolare, i cartelli erano bilingui inglese – giapponese e quindi non ho molto con cui pararmi le terga.
Il fatto in questione, preamboli a parte, si è consumato durante il nostro secondo giorno di permanenza a Kyoto e, per essere più precisi, nei bagni della stazione della metropolitana.
Dopo una lauta colazione a base di panini burro e marmellata di fichi del  7/11 e caffè lungo in lattina, io e Baffetto ci dirigiamo verso la metro con l’obiettivo di visitare il Palazzo Imperiale e il relativo Parco.  La camminata e gli sballottamenti della metro fanno la loro parte e scesi alla stazione più prossima alla nostra mèta la mia vescica inizia a dare segnali di allarme.
“Eh va beh – mi dico – che sarà mai! Sicuramente esiste un bagno qui da queste parti, non mi resta che trovarlo!”.
Baffetto, poverino, abituato ai pit stop che caratterizzano le nostre uscite, mi accompagna nella ricerca e, finalmente, troviamo i bagni.
Puliti, un po meno futuristici che a Tokyo, assolvono alla loro funzione alla perfezione e io mi sento finalmente libera di consumare un altro po’ delle mie Tiger per le strade di Kyoto. Si presenta però un problema: dove sarà il pulsante per lo sciacquone?
Alla mia sinistra sulla parete c’è un pulsantone rosso che, ammiccante, mi dice “schiacciami schiacciami”. Volto lo sguardo attorno e non ne trovo altri, deduco quindi che sia quello giusto e, serenamente, lo premo.
Nell’esatto momento in cui lo faccio, mi accorgo che un allarme ha iniziato a suonare ma non ci dò troppo peso. Il momento dopo però mi rendo conto che, leggermente nascosto dal coperchio della tavoletta del wc, c’è un altro pulsante più piccolo e esteticamente meno appetibile.
E’ questione di un istante. La mia pirlaggine si presenta ai miei occhi come una secchiata di acqua gelida in una giornata invernale e io mi sento “the pandol of the year”.
Il simpatico cicalino che sento farsi sempre più insistente altro non è che il segnale di emergenza con il quale richiedere l’intervento dei poliziotti della metropolitana..
E-IO-L’HO-PREMUTO!  -_________-
Brava pandolona che non sei altro! E adesso come ti tiri fuori da questo casino????
Propendo per l’uscita schiscia dai bagni, camminata sciolta e nonchalance a manetta. “Figurati! – penso – Non se ne sarà accorto nessuno! Poi pensa te se un’intera stazione di una città come Kyoto viene gettata nel caos per un allarmino del cavolo di un bagno!”
Ebbene, mentre ripercorro il corridoio che dai bagni portava all’uscita della stazione, vedo da lontano arrivare di corsa una poliziotta… la mia faccia cambia colore più volte: verde-rosso-giallo-fuxia-violaceo a macchie-bianco-fuxia e provo dentro un gran senso di vergogna. Ma perchè devo fare queste figure anche qui, perchè devo per forza sembrare una deficiente agli occhi dei giapponesi?
Dopo pochi istanti la poliziotta fa per passarmi di fianco, espressione trafelata e preoccupata. Io, orecchiette basse e tono mogio mogio, la blocco e le dico che mi dispiace infinitamente, ma sono io che ho sbagliato a schiacciare pulsante e ho azionato l’allarme. Per fortuna mi capisce e mi rivolge un piccolo sorriso che ha il sapore di un “Don’t worry”. 
Figura di palta 10 e lode. 
Inutile dire che da quel giorno, quando vado in bagno, il momento dello sciacquone rappresenta sempre un momento di discreta incertezza…..

>Piccolo tour del Parco del Palazzo Imperiale di Kyoto

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