>Viaggio a Parigi: 3° giorno – seconda parte

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Dove eravamo rimasti? Al brunch al Queen Anne.

Il Queen Anne è una piccolissima sala da the che si può trovare solo se si conosce già la sua esistenza e la sua collocazione. Imbattercisi per caso è pressochè impossibile, perchè si trova in un vicoletto perpendicolare a Rue Beaubourg, sulla quale si affaccia il Centre Pompidou.
E’ bene arrivare a mezzogiorno in punto, perchè noi che abbiamo tardato di una mezz’oretta abbiamo trovato per miracolo un posto libero (Il locale ha solo una dozzina di tavolini e molti prenotano per aver la sicurezza della disponibilità). Il brunch è di tutto rispetto e decisamente abbondante. Con 18€ si hanno: un bicchiere di spremuta d’arancia/pompelmo, una teiera di the a scelta tra una decina disponibili (tutti molto particolari. Quello al fico, lavanda e rosa è strepitoso!), una fetta (enorme) di torta salata e una fetta (enorme) di dolce/una porzione di pancake.
Il locale è decisamente intimo e romantico e il cibo è proprio buono. Davvero un ottimo momento di relax lontano dal caos parigino.
Ed è proprio qui che si scatena il dramma tragicomico della giornata. Dopo una fettona di quiche alle melanzane grigliate, una fettona di torta alle mele, 1 bicchiere di spremuta ma, soprattutto, 4 tazze di the,la mia vescica inizia a comunicarmi segnali di inquietudine. Segnali che io prontamente e diligentemente ignoro per due motivi:
a) la posizione del nostro tavolino non è particolarmente favorevole. Il locale si compone, infatti, di: un tavolino vicino alla vetrina, una prima fila di 4 tavolini affiancati tra loro ad una distanza media l’uno dall’altro di 20 cm, una seconda fila di tavolini posizionata ad una distanza di un metro dalla prima e poi finalmente il bagno. Il nostro tavolino è l’ultimo della prima fila, addossato al muro di destra. Ne consegue che il bagno, pur essendo ad una distanza di 3mt in linea d’aria, è pressochè irraggiungibile senza un agile salto con l’asta.
b) visto che i minuti sono contati e rischia di saltare la crociera in bateau mouche, confido nella resistenza della mia vescica e mi dico “Perchè sprecare tempo utile andando in bagno qui, quando posso andare in stazione del metrò con meno contorsioni??”. Facile, no??
Senonchè fuori soffia un vento polare. Senonchè, alzandomi, il litro di the che ho bevuto scende velocemente e pericolosamente verso il basso pressato da quintali di cibo. Senonchè è dalle 8 che non vado in bagno. Senonchè non troviamo un solo fottuto maledetto bagno in nessuna delle tre fottute maledette stazioni del metrò che dobbiamo cambiare per arrivare all’imbarcadero.
Aggiungiamo il fatto che in TUTTI gli altri cambi di metrò fatti nei giorni precedenti, il massimo da fare era stato svoltare due cunicoli e fare una scala mobile. Qui no! Qui, solo per cambiare dal primo metrò al secondo, dobbiamo fare: un cunicolo a destra, uno a sinistra, una scala in discesa, un tapis roulant eterno (pensavo saremmo sbucati nelle fogne di Helsinki….), una scala in salita, un altro cunicolo e poi finalmente raggiungiamo la nostra fermata. Senza contare che la presenza di toilettes è uguale a ZERO.
La mia vescica inizia a vacillare, il mio sistema nervoso dà segni di squilibrio. Saliamo sulla RER B dove credo di avere un miraggio quando vedo lo stampino che indica la presenza di un bagno. Sì, ma dove???????In un vagone non c’è, nell’altro neppure e io mi esibisco in una performance perfetta del gobbo di Notre Dame: cammino tutta storta e ingobbita, nella speranza di contenere una vescica che pare di secondo in secondo sempre più incontenibile. Ad una fermata da quella in cui saremmo dovuti scendere ho un cedimento e con le pupille dilatate dico a Baffetto “Scendiamo. Non ce la faccio più, sono SICURA che in questa stazione un bagno ci sarà”. Seeeee, come no…
Ma ormai il danno è fatto. La prossima RER passerà tra 15 minuti e io non ho così tanta autonomia. Ho un principio di crisi isterica e mi fiondo all’aperto dove, con musichetta celestiale in sottofondo, mi appare un bagno. Ci avviciniamo e scopro che non è un miraggio, il bagno esiste sul serio ed è pure gratis. (Avrei sborsato anche 500 euro pur di non morire!!) Mi precedono due persone e, dopo un momento di sconforto iniziale, mi convinco che sicuramente ci metteranno al max un minuto ciascuno. Due minuti toh! Il tempo adeguato di una pipì serena e pacifica.
Troppo bello… troppo facile… troppo! Questo bagno di altissima e nuovissima tecnologia è stato pensato per il comfort totale dell’avventore e, sopratutto, per garantirgli un’igiene impeccabile. Quindi, appena depositato quello che si doveva depositare, l’utilizzatore esce allegro e felice mentre i suoi successori devono aspettare che: la porta si chiuda (15 secondi), il bagno si pulisca (2 minuti), la porta si sblocchi (15 secondi) e si possa finalmente utilizzarlo. Ora, so che 2minuti e mezzo sono un’inezia in confronto alla vita intera, ma posso assicurare che in condizioni di emergenza hanno il valore di una mezza giornata.

Io ormai ho il volto livido, il colorito di un asparago, la gaiezza di una cassapanca e una postura ad angolo retto.
Penso: “E’ finita!”.
Rifletto: “E’ stato bello pensare di farcela, tutto sommato sei stata brava. Certo, potevi essere meno cretina ed andare in bagno al Queen Anne, ma sappiamo che te sei fatta così e che pazienza non è il tuo secondo nome.”
Il tizio avanti a me sta dentro 4 minuti e io pronuncio una frase che qui non ripeterò, ma che fa piegare in due dal ridere Baffetto. Intanto dietro di me arrivano due mamme con due tenere, simpatiche, adorabili bimbette bionde sui 4 anni. Una delle due mi guarda. Mi osserva. Capisce la gravità della situazione e decide di mettermi a mio agio. Mi aggira elegantemente guardandomi con due occhioni innocenti e si mette davanti a me, pronta a passarmi davanti quando si aprirà la porta.
Parte una prima occhiata fulminante, la bimba incassa e arretra. 
Poi ci riprova, stavolta più convinta.
Le mie pupille dilatate emettono fulmini e saette.
Le mie narici schiumano. 
Si percepisce uno “Zooooot” nell’aria mentre io vado in berserk e mi giro verso la madre con uno sguardo che dice “Se vuoi rivedere tua figlia viva, falla scomparire dal mio raggio visivo. Se prova ad entrare prima di me la prendo per i piedi e la infilo nel wc. Sappi che sono in grado di farlo”. Magicamente la madre con un’urlata imperiosa richiama all’ordine la deliziosa pargola e un ghigno beffardo spunta dai miei lineamenti contratti.
Finalmente è il mio turno! Entro e chiudo la porta con il magico pulsantino. Vista la mia proverbiale sfiga, per un attimo rifletto e mi auguro vivamente che la porta non si apra mentre io sono dentro. Anche perchè se la porta si apre, finisco dritta dritta in cinerama davanti alla fila. Ma va tutto liscio e quella che esce dopo 1 minuto dal futuristico bagno è una donna nuova. Una ventinovenne rilassata e che ha ripreso colore. Una giovine donzella pronta a dare l’assalto ai battelli per l’agognata crociera sulla Senna.
Sono le 14.30 e salpiamo dall’imbarcadero all’ombra della Tour Eiffel. La crociera è meravigliosa e riusciamo a trovare posto all’aperto, dove il vento artico ci affetta meglio di un Miracle Blade serie Perfetta ma la vista è fantastica. Concludiamo degnamente la nostra tre giorni parigina, il volo Easy Jet ci aspetta ad Orly. 
Come ad ogni ritorno sono triste e vorrei restare ancora, ma ho anche la consapevolezza di aver passato uno splendido week end lungo che mi ha fatto amare Parigi. 
Paris est toujours Paris.
 

One Response to >Viaggio a Parigi: 3° giorno – seconda parte

  1. Ruggero says:

    >Spettacolare! Non potevi renderla meglio e mi sono ritrovato di nuovo lì con te.
    Ho le lacrime agli occhi!
    Complimenti per l'onestà, hai omesso solo la litania "Perdiamo il bateau mouche! Non voglio perdere il bateau mouche! Stupido cameriere del menga! Ma quanto ci vuole ad avere il conto!"

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