>Quel giorno alla stazione di Osaka

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Visto che il mal di Giappone in questi giorni si fa sentire con maggior forza, in un impeto di nostalgia ho deciso di risfogliare le foto fatte a Giugno e rivedendole mi è tornato alla mente un episodio successoci alla stazione di Osaka.
Mentre aspettavamo lo Shinkansen Hikari per arrivare a Miyajima, infatti, mi sono sentita male a causa del caldo e dell’umido opprimenti.
Di fianco a noi si era appena seduta una signora anziana che, di primo acchito, mi pareva ci avesse squadrato con una certa diffidenza e che, ad essere sincera, non aveva suscitato la mia immediata simpatia.
Dopo avermi osservato a lungo e aver notato il colorito grigino cemento della mia faccia, nonché la mia postura da sacco di patate agonizzante piegato in due,  ha tentato di comunicare con Baffetto cercando di capire se stessi molto male e avessi bisogno di aiuto.
Avendo la conferma che qualcosa non andava, mi ha offerto dapprima una salviettina umidificata fresca. Poi vedendo che non bastava e che io continuavo a stare male, mi ha offerto il suo ventaglio affinchè potessi farmi aria e avere un po’ di sollievo.
Non contenta, ha iniziato a dirmi parole di conforto (non ho capito un accidente, ma si capiva dal tono) e con gesti e mezze parole d’inglese mi ha spiegato che su quel ventaglio era raffigurata una geisha che osservava  i ciliegi in fiore.
Io credo di aver fatto una faccia da ebete, un po’ perché continuavo a star male e un po’ perché a questa gentilezza giapponese non saprò mai fare l’abitudine.
Alla fine è arrivato il suo Shinkansen e, dopo un inchino, è salita sul treno con il marito sedendosi vicino al finestrino. A nulla è valso il mio insistere perché riprendesse il suo ventaglio, ha voluto a tutti i costi che io lo tenessi per farmi aria e stare meglio.
E quando il treno è partito, con un lieve sorriso,  si è voltata verso di noi e con la mano ha continuato a salutarci finchè il suo vagone non è sparito dalla nostra vista.

Questo è uno dei ricordi più belli che ho del nostro viaggio in terra nipponica. Incontrare persone così care e così gentili mi ha fatto sentire su un altro pianeta rispetto all’Italia e all’Europa in generale. La cura e la cortesia dei giapponesi ci hanno profondamente colpito e sono due delle cose che più mi mancano di questa terra e di questo popolo così meravigliosi.

 

3 Responses to >Quel giorno alla stazione di Osaka

  1. Nyu says:

    >Che bella avventura.. anche se mi dispiace che sei stata male.
    Penso che la vecchietta non la dimenticherai mai.. :)

  2. tiziana says:

    >Nega tu non ci crederai, a me è capitata la stessa cosa. E' incredibile!
    Non ti racconto tutta la storia sarebbe troppo lunga. Anni fa eravamo a Siena stavamo guardando il menù esposto fuori da un ristorante. C'erano anche una coppia giapponese. Non so come, ma ci hanno chiesto qualcosa. Una parola tira l'altra (si fa per dire) alla fine la gentilissima ragazza mi regalò il suo ventaglio (dopo una lunga descrizione sul significato scritto sul ventaglio) non è sorprendente questa cosa in comune? Deve essere una loro tradizione. Dopo innumerevoli inchini ci siamo lasciati. Io e mio marito ci siamo stupiti molto. Che coincidenza, ciao cara

  3. Nega Fink-Nottle says:

    >@ Nyu: hai proprio ragione, la vecchietta non la dimenticherò mai!!!! Quando ci penso ancora mi viene l'occhio lucido dalla commozione :)

    @ Tiziana: dai, ma che bella la vostra avventura!! E anche tu hai ricevuto un ventaglio, pazzesco! Non so se sia una tradizione loro, di sicuro sono di una carineria e di una gentilezza oltre ogni dire!!

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