>Il cibo giapponese, questa oscura materia (Ovvero la storia di come ho scoperto – e non sempre con gioia – che oltre al sushi e ai ramen, esistono tante altre fantastiche specialità nipponiche)

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Ero partita per il Giappone tutta baldanzosa, convinta che avrei fatto finalmente una scorpacciata di sushi come Dio comanda. Già assaporavo sulle papille gustative il sashimi di salmone, mi cullavo nell’idea di meravigliose ciotole di ramen, sognavo succulenti onigiri con cui suggellare definitivamente il mio amore per il Giappone.
E invece… slam!La realtà si è presentata ai miei occhi con la delicatezza di una portata in faccia, lasciandomi non poco basita e frastornata.
Ricordo il giorno in cui siamo arrivati a Tokyo e, dopo aver preso possesso della nostra camera nell’hotel di Ueno, siamo andati in cerca di un posticino in cui mangiare. Un localino minuscolo in cui ci saranno stati sì e no 4 tavoli, in una viuzza imbucata, e gestito da una piccola signora sui 50 anni, molto gentile e, ovviamente, priva di qualsiasi conoscenza di inglese. Non sapendo un accidenti di giapponese, ci siamo limitati ad indicare il vassoio di un signore seduto al tavolo a fianco facendole capire che volevamo le stesse cose che aveva preso lui, ed è stato qui, in questo preciso istante, che ho capito che il fantastico mondo del cibo giapponese non era così sfavillante come pensavo. Il vassoio, peraltro stracolmo di roba e assolutamente conveniente per il suo costo (equivalente a 8€), conteneva: ciotola di riso, the verde, tofu in brodo, pickles allo zenzero, cetriolini vari ed ortaggi non meglio specificati. Ecco, tralasciando il riso che era l’unico terreno certo, il resto mi ha decisamente lasciato perplessa. E perplessa è un eufemismo, ve lo assicuro. (Chiedere alla mia dolce metà per avere un esilarante resoconto delle facce che facevo mentre consumavamo i vari pasti provati là)
Io mi vergogno – lo giuro – mi sento una squallida ignorante. Che io venga fulminata per quanto dirò di negativo in questo post, ma io e il cibo giapponese siamo incompatibili. Non possiamo funzionare, è ufficiale. Possiamo vivere brevi e piacevoli momenti di tregua (solcando il pacifico terreno di cibi senza salse e dagli ingredienti conosciuti), ma niente di più. Siamo due mondi inconciliabili. E non è questione di mera schizzinosaggine (anche se questo aspetto ha avuto il suo spazio quando si trattava di approcciare cibi gelatinosi di varia natura), ma il mio stomaco proprio non ce la fa! C’è qualcosa nel loro cibo, e vi assicuro che vorrei tanto sapere che diavolo sia!, che mi devasta l’apparato gastrointestinale e mi riduce al tappeto in men che non si dica. Ho individuato (ma si tratta di pura congettura) che il famigerato fattore X sia una qualche salsina a base di soya con la quale i giapponesi innaffiano qualsiasi tipo di piatto. Ma ancora dati certi non ce ne sono e rimarrò con il dubbio fino al nostro ritorno in terra nipponica.
Un’altra cosa che mi ha lasciato puzzled è una specie di polverina (?) dalla consistenza gelatinosa e di temperatura gelida che fluttuava al centro di una grossa ciotola di udon e che faceva organismo a sé tra gli spaghettoni roventi e il brodino trasparente. Ci stiamo ancora chiedendo adesso cosa diavolo fosse, anche perchè dal gusto (totalmente inesistente) non si riusciva a decifrare. Se qualcuno di voi che sta leggendo lo sapesse, è pregato di illuminarci :D
Per poter sopravvivere senza dover mangiare ogni giorno da Mc Donald ho quindi ripiegato su una delle cose che mi sono piaciute di più, gli onigiri. Mmmm, che buoni!! Nei tanti supermercatini aperti 24h su 24 che si trovano un po’ dappertutto (tra cui il mitico 7/11) se ne possono trovare di freschissimi e deliziosi. I miei preferiti in assoluto sono quelli senza alga intorno e ripieni di salmone. Davvero super!
E poi non potrei non menzionare uno snack di cui ci siamo praticamente drogati durante tutto il nostro soggiorno a Kyoto: i meravigliosi, nonché perfetti, sandwhich con burro e marmellata di fichi. Strepitosi *__* Immaginate due fette di pane al latte, cioè quello con cui tradizionalmente anche noi confezioniamo i tramezzini, di forma perfettamente quadrata. Perfettamente sigillate ad ogni lato per evitare, giustamente, che il contenuto dello snack si sparga qua e là. E ben gonfie, a dimostrazione che ciò che c’è dentro è in quantità cospicua e succulenta. Questi sandwhich mi hanno rappacificato con il cibo giapponese!!
Un discorso a parte meritano invece le cene che ci hanno preparato al Ryokan Iwaso, sull’isola di Miyajima. Una delizia per gli occhi e per il palato!
Abbiamo avuto la fortuna di provare lo strepitoso manzo di Kobe, che ci hanno servito in piccole striscioline da cuocere sul momento con un fornellino. Io non vado pazza per la carne, ma quella è sicuramente la più buona che io abbia mai mangiato!
Poi abbiamo assaggiato il sashimi di medusa, che non mi ha particolarmente entusiasmato per via della sua consistenza gommosa e della sua totale insipidità.
Abbiamo gustato dei piccoli frutti verdi, grandi come albicocche e dal gusto di pesca che erano di una dolcezza indescrivibile. E poi abbiamo anche provato dei piccoli pesciolini fritti accompagnati da verdure che qui in occidente non si trovano e di cui, purtroppo, non conosco nemmeno il nome.
Durante i nostri due giorni a Miyajima è anche scattato il momento “Io questo non lo mangio nemmeno se mi pagano” più esilarante del viaggio. In occasione della seconda cena al Ryokan, infatti, tra mille cosine buonissime e presentate in modo impeccabile, è comparsa anche una piccola tazzina che, inizialmente, sembrava innocua e che, dopo un’attenta osservazione, ha generato questo dialogo:
Io : “Amore… ma in quella tazzina… c’è un occhio nella gelatina!”
Rugg: “Ma và, figurati. Di che parli?”
Io: “Ma no, ti giuro, guarda! E’ un occhio attaccato a qualcosa di violaceo che non capisco cosa sia. (Glom!) Pare che ti guardi! (Doppio glom)”
Rugg: “Sì… in effetti… in effetti hai ragione….”
Io: “Mi sembra di stare in quel film di Indiana Jones, quando appare un occhio nella zuppa… Mi farò odiare dal cuoco, mi daranno dell’imbecillona occidentale, ma io questa roba non la mangio!”
Rugg: “Mah, io ci provo.”
E così dicendo inforca le bacchettine ed estrae dalla tazzina un piccolissimo POLPO CRUDO che, senza nemmeno masticare, inghiotte in un sol boccone.
Io “Oddio…com’è??”
Rugg: “Ah boh, io mi sono limitato a inghiottire”
Meriterebbero un discorso anche i fantastici bento trovati a Kyoto, ma per questo scriverò un post a parte perchè se no qui mi dilungo troppo :D
 

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