>Il Natale ai tempi dell’appendicite: correva l’anno 1989…

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Se non si fosse ancora capito, il tempismo è una delle maggiori caratteristiche della pestifera, già insita nel suo animo ai tempi in cui pascolava allegra e garrula tra gli anni dell’infanzia.
Il suo feeling con gli ospedali e i pronto soccorsi, poi, risale alla notte dei tempi e potrete quindi facilmente intuire come questi due aspetti, mescolati insieme, creino un mix inquietante e letale.
…Era il lontano 1989 e la baby gianduiotta aveva appena compiuto il suo ottavo compleanno. Ai tempi il suo stomaco digeriva qualsiasi cosa (persino il panino con il cotechino, maionese e toma di Lanzo che la zia le portava come merenda all’uscita da scuola…!) e il colesterolo era un emerito sconosciuto. Si poteva quindi permettere di strafogarsi di Tegolini Mulino Bianco (quelli di una volta però, mica quelli di oggi che sono una pallida fotocopia!) e di altre amenità golose senza che tutto questo le facesse un baffo.
Finchè…
Finchè un pomeriggio, più precisamente quello del 23 dicembre dello stesso anno, l’incantesimo miseramente terminò e little pestifera scoprì di essere anch’ella vulnerabile agli oscuri poteri dei glucidi e dei lipidi. Tutto ad un tratto, infatti, si ritrovò piegata in due da potentissime sfitte al fondo pancia, febbrone da cavallo e colorito alla Shrek, mettendo in allarme la Regal Famiglia.
Il responso del medico fu facile e rapido: appendicite acuta sulla via della peritonite. E la gianduiotta fece il suo ingresso trionfale all’ospedale Regina Margherita di Torino nel primo pomeriggio del 24 dicembre, con un tempismo perfetto sulle imminenti festività natalizie.
L’operazione andò bene e dopo poco più di due ore la gianduiotta rattoppata e ricucita faceva il suo ritorno in reparto, cercando di estirparsi la flebo nel sonno  e costringendo quindi le infermiere a immobilizzarle il braccio con una stecca e chilometri di scotch, onde evitare che la piccola degente ripetesse con successo l’esperimento.
Non a caso una zia, andandola a trovare, le chiese: “Ma oltre all’appendicite, ti sei pura rotta il braccio??”
Nel frattempo…
Nel frattempo, a qualche chilometro di distanza dall’ospedale, la nonna paterna aveva appena finito di confezionare l’agnolotto n° 4850, andando così a terminare i preparativi per il pranzo di Natale dell’indomani. Pranzo a base di quintali di acciughe al verde, silos di salsa tonnata con cui inondare l’arrosto, panieri di grissini guarniti con prosciutto e poi, ovviamente, bilici dei famosi agnolotti di cui sopra.
Inutile dire cosa ne fu di tutte quelle prelibatezze… essendo la pestifera all’ospedale e la Regal Famiglia al suo seguito, il pranzo venne modestamente consumato solo dalla nonnina che tanto aveva lavorato e le portate vennero stoccate ordinatamente in freezer e pure regalate a mezzo condominio, chè il freezer non era sufficientemente capiente per ricevere tanto cibo. 
La leggenda narra che si trovarono tracce di agnolotti anche al pranzo di ferragosto dello stesso anno, ma la pestifera non lo ricorda perchè a quel tempo era ancora sotto la ferrea dieta successiva all’operazione.
Furono sei giorni di ricovero tutt’altro che negativi e tristi da ricordare. La gianduiotta conobbe tanti bambini, scoprì la mitica battaglia navale, imparò a convivere con la flebo e ricevette una montagna di regali. Il personale del reparto, infatti, portò un sacco di doni ai bambini ricoverati e fece tutto, ma proprio tutto, per non farli sentire soli e tristi di non passare il Natale a casa con le famiglie.
Allorchè…
Allorchè arrivò finalmente la mattina del 31 dicembre e la mini gianduiotta ricevette la felice notizia delle sue dimissioni. Appena informata del fatto, la pestifera non riusciva a credere alle sue orecchie e chiese per ben tre volte alla caposala se quello non fosse per caso uno scherzo. Una volta appurato di non essere oggetto di pure illusioni, la gianduiotta si mise a saltellare per tutto il corridoio in preda alla felicità più sconfinata, incurante dei punti al fondopancia e facendosi rincorrere dalla stessa caposala che la invitava alla calma e alla tranquillità. Lasciò quindi l’ospedale poco prima di mezzogiorno e fece ritorno alla dimora casalinga, dove passò i successivi due giorni in puro letargo.
La mini pestifera ancora ignorava quale dieta ferrea le sarebbe toccata nei sei mesi successivi all’operazione, ma state tranquilli perchè lo scoprì, suo malgrado, molto presto. Non fu facile doversi districare tra focacce e panettoni, senza poterli nemmeno fiutare. Ma ci riuscì (non senza sforzo, sia chiaro) e, nonostante l’operazione, la gianduiotta ricorda ancora adesso quel Natale con il sorriso.
 

10 Responses to >Il Natale ai tempi dell’appendicite: correva l’anno 1989…

  1. Zion says:

    >non sapevo ci fosse una dieta post-appendicite. In cosa consiste?

  2. automaticjoy says:

    >Ma poverina! Però se anche da piccola eri piena di energia come adesso – e scommetto di sì – di certo nulla poteva fermarti… anzi, sono un po' preoccupata per le povere infermiere che si occuparono di te, le avrai fatte impazzire! :)

  3. Nega Fink-Nottle says:

    >@zion: eh sì,purtroppo esiste :-) Bisogna mangiare in bianco, niente fritti, niente dolci, niente grassi. Poi magari adesso le cose sono cambiate :-)

    @automaticjoy: :D diciamo che finchè ho avuto le flebo sono stata buonina :D poi dopo…meno :D

  4. Acalia says:

    >Ringrazio di non aver mai subito l'intervento di appendicetomia, per me i dolci sono un elemento fondamentale della dieta. Specialmente se sto studiando XD

  5. Sara77 says:

    >…io non ho fatto dieta post-appendicectomia! pfiu, che fortuna!
    …come racconti tu non racconta nessuno!!! è veramente uno spasso leggere "le tue avventure"!!!!
    Allora buon 2012 ricco di avventure piacevoli e serene!!!! :)

  6. AnnMeri says:

    >Certo che ne hai di cose da raccontare…

  7. Nega Fink-Nottle says:

    >@ AnnMeri: bentornata!! ^^ Ehehehe, a volte mi chiedo se sia un bene o un male XD

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