>Di quella volta in cui la pestifera rovesciò i caffè sulla tappezzeria della sala riunioni

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Nella sua vita precedente (lavorativamente parlando, s’intende) la gianduiotta era una segretaria di direzione in un’azienda torinese. Forse sarebbe più corretto definirla una badante per persone non autosufficienti, ma senza fare troppi sofismi sappiate che era lo schiavetto quotidiano del suo ex capo.
Il Sommo, detto anche il Supremo, o il Gran Mogol,  o l’Augusto Rompimaroni, o altri soprannomi poco lusinghieri che è meglio omettere, era uomo ma assomigliava in tutto e per tutto (nei comportamenti) alla Anne Wintour de “Il diavolo veste Prada”. Non era raro, quindi, che la pestifera ricevesse il Sommo Cappotto lanciato direttamente sulla sua scrivania, o che avesse compiti di alto concetto quali spolverare i mobili o lucidare l’argenteria, per terminare con fotocopiature di fascicoli lunghi come l’intera Enciclopedia Treccani, rigorosamente dalle sette di sera in poi. Come non menzionare, tra gli altri, i rammendi alle cravatte o la cucitura di bottoni. Mancava solo le facesse buttare l’immondizia. (semi cit.)
Le pause pranzo? Ma per cortesia…
I sabati? Bisognava lavorare ovviamente! I caffè mica si portavano da soli!
La gianduiotta era come la Anne Hathaway del film, solo che non riceveva di default vestiti firmati, né andava a Parigi alle sfilate, né trattava argomenti importanti. Insomma, una vita lavorativa decisamente appagante e ricca di soddisfazioni, con sacrifici ripagati in maniera del tutto adeguata.

Come già detto sopra, uno dei fondamentali compiti della pestifera era portare caffè. Che fossero per il Supremo, per i suoi lacchè, per i parenti o per ospiti della sala riunioni poco importava. L’importante era portarli in tempo, possibilmente 1 secondo dopo la fatidica chiamata del Sommo (non importa che ce ne fossero da fare uno solo o quindici) e della temperatura giusta: né troppo caldi, né troppo freddi.

Un bel dì di aprile (il 23 per l’esattezza) la gianduiotta aveva rotto in pausa pranzo con  quel deficiente del suo ex storico (7 anni, per la precisione, buttati allegramente nel cesso) ed era tornata in ufficio con il giusto stato d’animo per affrontare tutto ciò che poteva comportare una mega riunione del Supremo. In aggiunta era preparatissima dal punto di vista estetico: occhi rossi e gonfi come una rana e pianto ad intermittenza ogni 3-4 minuti.
Ciononostante, sedeva alla sua scrivania in attesa di nuovi ordini che ovviamente non tardarono ad arrivare. Preparare una vassoiata con sei caffè di svariata natura, più numerose bottigliette d’acqua. Il tutto da portare in pochi istanti, in un’unica soluzione e con l’unico vassoio a disposizione.
La gianduiotta, quindi, tra una soffiata di naso e numerosi patetici tentativi di ricomporsi, andò a creare un’autentica composizione in equilibrio perfetto. Solo lo sbattere d’ali di una farfalla a Pechino avrebbe potuto incrinare la mirabolante opera d’arte, ma per fortuna quel giorno almeno le farfalle sembravano poco inclini a rompere i maroni.
La scena che si svolse poco dopo, andò esattamente così:

La pestifera, tenendo il vassoio del peso di una palla medica in equilibrio su un braccio solo, bussa alla porta della sala riunioni. La apre ma, sbilanciata dal peso e dal movimento del braccio, provoca una leggera inclinazione del vassoio. Le bottiglie, posizionate supine ai lati dello stesso, iniziano lentamente a spostarsi verso il centro dove invece sono piazzati i caffè. Come in un tragico bowling, abbattono, uno ad uno, i bicchierini di plastica che, a loro volta, provocano uno tsunami proprio sulla tappezzeria giallina della sala. Ne rimane soltanto uno che, non si sa come, resta in piedi incurante della catastrofe.
Durante questa scena apocalittica, la pestifera cambia più volte colore: rosso, bianco, giallo, verde, bianco, rosso, bianco, verde. Tutto sembra andare al rallentatore e nella sua testa echeggia un solo pensiero: 

NUOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!

Il ritorno alla realtà è però brusco e la gianduiotta, con un colpo di reni che ancora adesso non si spiega, getta velocemente i bicchierini vuoti nel cestino e, con estrema noncuranza, giunge al tavolo della sala riunioni con un incedere tutto sommato dignitoso. Nessuno si è accorto di nulla, per fortuna la discussione è piuttosto accesa e poi chi mai si preoccuperebbe di uno schiavetto qualunque?
Annuncia quindi con voce ferma che porterà il resto dei caffè in una seconda tranche e arretra rapidamente fuori dalla sala riunioni, gettando un’occhiata densa di orrore alla parete inondata. La macchia c’è e si vede tantissimo. Una catastrofe.

Nei minuti immediatamente successivi l’apocalisse, la gianduiotta capì ben poco di quello che stava facendo. Furono attimi convulsi in cui era indecisa tra ignorare bellamente l’accaduto o auto fustigarsi sulla pubblica piazza in segno di penitenza e pentimento. Optò per la prima ipotesi e, magicamente, tutto filò liscio come l’olio: nessuno infatti vide la macchia che, di minuto in minuto, iniziò a scomparire. Potere della tappezzeria lavabile!!!

Da tutto questo la gianduiotta ha tratto i seguenti insegnamenti:

•    Il bluff aiuta ed è cosa buona e giusta
•    Le tappezzerie lavabili sono una grandissima invenzione
•    Il 23 nella cabala significa “fortuna” e quel giorno la pestifera ne ebbe ben due: liberarsi di quell’invertebrato del suo ex e saltare il licenziamento per giusta causa
•    Se si devono portare dei caffè, meglio fare le cose con calma e portarli in due rate, piuttosto che imitare il Circo Togni e spatocciare tutto su una parete.

Ma sopratutto… la segretaria di direzione non è decisamente il lavoro per lei! :D

 

16 Responses to >Di quella volta in cui la pestifera rovesciò i caffè sulla tappezzeria della sala riunioni

  1. AnnMeri says:

    >Che storia…XD
    Adoro il tuo modo di scrivere! Anche se sono disavventure, al momento fanno male, ma ricordarle con un sorriso è meglio! ^^

  2. Clyo says:

    >Eh eh! Anch'io avevo un capo così, ma il mio assomigliava anche a Pinguino di Batman, mi sono licenziata pochi mesi fa dopo una bella sfuriata: non me ne pento assolutamente, ma è passato troppo poco tempo per poterci scherzare pubblicamente( paura ritorsioni), magari tra qualche anno anch'io racconterò la mia :D

  3. automaticjoy says:

    >Mamma mia, ero tesiiiissima mentre leggevo! Per fortuna che non sei stata scoperta, spero anzi che dopo che tu hai lasciato il lavoro la macchia sia magicamente tornata e si sia ingrandita fino a ricoprire l'intera parete, lasciando l'aspirante Wintour sgomento! :)

  4. Maruzza says:

    >Augusto Rompimaroni!!!!!!!XD
    bè in tutto il rovesciamento con crisi sentimentale annessa hai avuto il sangue freddo di far finta di niente,grande!

  5. Andrea says:

    >scusa ma questa tappezzeria che non solo è lavabile ma sembra praticamente assorbire le macchie io la voglio per rifarmici l'intero guardaroba! Grande performance cmq (il bluff intendo ;) )

  6. Tiziana Bergantin says:

    >Però quel bel dì d'aprile ti ha dato modo di conoscere poi mister baffetto quindi lo ricorderai non solo per questa palpitante giornatina in ufficio ma anche per aver iniziato una nuova vita. Ciao tesoro sei stragrande, anche quando racconti cose serie.

  7. Nega Fink-Nottle says:

    >Grazie cara!!! ^__^ Eh, quel giorno l'ho vista brutta…però adesso a ripensarci mi viene tanto da ridere :D

  8. Nega Fink-Nottle says:

    >Accidenti, mi spiace!!! :( ((
    Ti capisco molto bene, avere un capo così ti rovina le giornate…e la vita!!!

  9. Nega Fink-Nottle says:

    >Guarda, lo spero anche io!!! A dire il vero mi sono poi presa le mie belle rivincite. Tipo dare 20 gg di preavviso quando mi sono licenziata e vedere come nuotavano nella palta :D Però sono stati due anni difficili con tanto mobbing. E va beh, fa tutto parte della vita ;)

  10. Nega Fink-Nottle says:

    >Pensa che quel giorno mi sono detta: " E adesso??Che cacchio mi deve ancora capitare???" XD

  11. Nega Fink-Nottle says:

    >Secondo me è stata la magia del momento! Non so darmi altra spiegazione :D
    Per il bluff credo non me ne verranno mai più di così XD Ma spero anche di non dovermi più trovare in certe situazioni :D (anche perchè per fortuna non porto più caffè!)

  12. Tiziana Bergantin says:

    >uffa il mio commento non c'è!
    Ti dicevo che mi hai fatto morire dalle risate, come sempre. Vediamo ora se ci riesco. Ultimamente fa i capricci mister Blogger. Un bacio cara

  13. Giappone Mon Amour says:

    >Leggerti mi aggiusta sempre l'umore. Non c'e' niente da fare… spero che un giorno anche Ryosuke sia in grado di leggerti. Cosi' saremmo in due a ridere di gusto. :*

  14. Nega Fink-Nottle says:

    >*____* ma grazie!!! :*:*:* è davvero uno dei più bei complimenti che io abbia ricevuto!! *_____*

  15. cheap_cialis says:

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