>Viaggio a Parigi – 1° giorno – Prima parte

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Venerdì 25 febbraio – ore 6.15 – suona la sveglia DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN
Dopo giorni di scandagliamenti della rete con lo scopo di assorbire il maggior numero di informazioni possibili su Parigi, finalmente il giorno della partenza è arrivato.
Mi sveglio in uno stato di sovraeccitazione rangiungibile nemmeno con dosi massicce di caffeina e mi pongo un’assai stupida domanda: “Come mai TUTTI gli altri giorni quando mi sveglio a questa STESSA ora per andare in ufficio ho la vitalità di un Mocio Vileda?????”
 Futili interrogativi a parte, inizio a rimbalzare in giro per la casa come una pallina da flipper e vorrei sottolineare, per tutti quelli che si fanno fuorviare da facili apparenze, come le partenze non mi mettano AFFATTO in stato di iperattività.

Alle 8 siamo in aeroporto a Venezia con un anticipo sul volo di 1h e 50.  A lato un’istantanea  scattata dal nostro carissimo amico Marco che ci ritrae in posa pre check in —>
Ne approfittiamo quindi per girovagare per i negozi del Marco Polo e, visto che non sono ancora schizzata a sufficienza, decido di prendermi un bel cappuccino caldo e di bermelo comodamente spiaggiata sulle sedie vicino al gate della Easy Jet per Parigi.

Caso vuole che queste sedie siano proprio a fianco allo shop di Burberry e che il mio occhio caffeinomane colga sugli scaffali del suddetto negozio un oggettino di suo gusto: una borsetta a bauletto, dimensioni normali (quindi non i trolley con cui vedo circolare molte donne) e stile base. Non ho mica grilli per la testa!
Alchè parto baldanzosa e con nonchalance chiedo alla commessa il costo dell’oggettino. Mi dico “Bah, sarà sui 100-150 €. Potrei anche permettermela” (Vi sento voialtri ridere, smettetela!!!) La simpatica donzella mi spara 480 € e lì percepisco in un istante tutta la gravità della situazione. In un nanosecondo mi si paventa una grande consapevolezza che si condensa in una nuvoletta sopra la mia testa con su scritto “A ti xe proprio fora dal giro, vecia!!” (Traduzione “Abbella, torna a giocare con le borsette della Guess che questa non è roba per te!!”). 
Ma io non mi dò per vinta e decido che voglio andare via dal negozio con signorilità e classe (leggasi: non volevo proprio fare la figura della barbona) e chiedo, osando anche un occhio tra l’altezzoso e lo chifato: “Ma… come modelleria c’è solo questa?Perchè questa cerniera in vernice nera forse è un po’ troppo classica. Non ha altro da mostrarmi?”
La commessa, pronta al rilancio, mi mostra lo stesso modello con finiture in vernice rossa e rosa ma io, sempre più sdegnosa, replico “Beh, questo rosa mi pare un filino azzaVdato. No no, la ringrazio ma non ci siamo. Passerò magari al ritorno o in negozio a Venezia. Grazie comunque”.  E mi dileguo rapidamente..

Figure di palta a parte, è finalmente  giunto il momento di salire sull’aereo. Si parte!! Il volo è tranquillo, incontriamo qualche turbolenza lieve che io accolgo con calma, dignità e classe (leggasi: mi aggrappo ai braccioli del sedile strabuzzando gli occhi fuori dalle orbite e con un principio di ridarola acuta -> la tensione da turbolenza mi provoca un riso irrefrenabile tra il compulsivo e l’isterico)  e dopo 1h e 20 atterriamo in terra parigina. Purtroppo il tempo fuori dal finestrino è bigio, ma dopotutto siamo a Parigi e scendiamo dall’aeromobile con in mente una frase che a Sir Baffetto è stata ripetuta come un mantra “Beh, tanto a Parigi c’è un clima continentale”. (Io francamente sono andata a leggermi su wikipedia cosa sia di preciso un clima continentale e vorrei dire alla persona che ha detto questa frase che io lo definirei più facilmente come “assai variabile/di merda”. Senza offesa, eh!!)
Tempo a parte, ci districhiamo nel dedalo di scale mobili e corridoi dell’aeroporto di Orly e giungiamo infine all’Orlyval, la navetta che ci porterà alla congiunzione con la RER B con la quale arriveremo in centro a Parigi. Bisogna dire che i trasporti sono organizzati in modo veramente ottimale e che i tempi di attesa, durante i vari cambi tra un metrò e l’altro, sono minimi. Nel giro di 45 minuti arriviamo a destinazione, fermata Bir-Akheim del metrò 6, e in meno di 5 giungiamo all’hotel che, con mia somma gioia, si trova a meno di 50 mt dalla Tour Eiffel.
Dico “con somma gioia” perchè gran parte dei miei sforzi per rendere questo viaggio speciale per Baffetto si sono profusi nella ricerca di un hotel che avesse la vista sulla Tour.  Non potevo mica fare le cose normali e accontentarmi di un alberghetto qualunque fuori dal centro!!!!
All’inizio avevo prenotato presso un altro albergo ma ad una settimana dalla partenza mi sono accorta, controllando le fermate del metrò su google maps,  che tale albergo non era affatto vicino.  Guardando infatti con street view mi sono resa conto che la vista sulla Tour Eiffel che loro paventavano si riduceva, in realtà,  ad un pezzettino della punta e che le foto erano a dir poco ingannevoli! Ho annullato quindi la mia prenotazione  e ho trovato questo hotel che si è rivelato all’altezza delle aspettative.

Dal terrazzino della nostra stanza sembrava quasi di poter toccare la Tour e la camera era  proprio  come la volevo io. Poi in bagno c’era pure il bidet (che visto come sono fatti i francesi  è pure incredibile) e le forniture di Roger Gallet (fa pure rima).  Inutile dire che appena arrivati in stanza mi sono prodotta in un doppio carpiato arrotolato avvitato incasinato sul letto per saggiarne la qualità: morbidosissimooooo!!!!
Giusto il tempo di rinfrescarci e i nostri pariginosissimi eroi sono pronti per iniziare la scalata alla Tour Eiffel, ma questo lo racconto in un altro post perchè se no questo diventa kilometrico!

 

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