>Viaggio a Parigi: 2° giorno – seconda parte

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Dove eravamo rimasti? Ah sì, ci siamo fermati al pranzo nel ristorante algerino!

Orsù, ben zavorrati di couscous e irrorati di vino rosso di Algeri, tale Medea, ci fiondiamo a Notre Dame perchè vogliamo approfittare del fatto che sono le 2 e che quindi molti turisti sono ancora a mangiare.
 Poveri creduloni… nonostante ci sia un vento gelido che taglia a fettine e nonostante l’ora fasulla, la coda per entrare è già bella lunghetta e orde di troll giungono da ogni angolo. Tutto sommato la coda è anche scorrevole e dopo meno di dieci minuti finalmente entriamo.

 Il vero problema di visitare Notre Dame quando c’è un miliardo di turisti dentro è che non riesci a goderti come si dovrebbe la cattedrale nella sua interezza. Procedi trasportato dalla fiumana umana, ma è assai difficile soffermarsi sulle singole cappelle o godersi i giochi di luce delle vetrate.
I tentativi di fotografare i particolari sono stati plurimi, ma spesso inconcludenti. Anche perchè non è raro che mentre si è belli preparati per fare la foto, qualcuno passi e ti dia una gomitata mandando in vacca tutto.

 In ogni caso sono stata molto contenta di tornare a Notre Dame perchè quando ero stata in giro a Parigi alle superiori metà della facciata era incartata da ponteggi e perdeva molto del suo fascino.

Finito il giro all’interno, vorremmo salire sulle torri per goderci il panorama ma desistiamo prontamente perchè la coda è diventata infinita e noi non abbiamo mica tanto tempo da sprecare in code!!Dobbiamo maratoneggiare per la città vedendo più cose possibili!!!

Decidiamo allora di visitare il Pantheon e ci imbattiamo nel ponte dell’Archevèque tutto tempestato di… lucchetti!

Del tipo che se Moccia lo vedesse gli prenderebbe uno sciopon, perchè ce ne sono un’infinità, di ogni forma e colore e con sopra rigorosamente indicati i nomi degli innamoratini di Peynet che li hanno attraccati.
Non contenti, tali innamoratini celebrano il momento immortalandosi (con contorsioni improbabili) a fianco al loro lucchetto personale e dopo un tenero bacio, si allontanano tutti felici verso l’infinito e oltre.
Ammetto con un po’ di vergogna di non aver voluto fotografare il ponte in questione, ma ho chiesto a Baffetto di prestarmi una sua foto così da darvi un’idea.
Proseguendo sulla riva di fronte a Notre Dame spulciamo tra le bancarelle dei libri usati in cerca di un’occasionona dell’ultima ora ma purtroppo ce ne andiamo a mani vuote perchè: io cercavo Racine e non l’ho trovato e poi i volumi di Tintin erano tutti in francese e avrei potuto leggerli solo io. Amen!Ci imbattiamo anche in una fantastica fumetteria dal gusto un po’ retrò in cui Baffetto si innamora di un buon numero di volumi, ma sempre a causa di difficoltà linguistiche desistiamo anche stavolta dal rimpinguare opportunamente la nostra libreria fumettara.
Nel frattempo il meteo è già cambiato una ventina di volte (eh, il clima continentale…) e abbiamo superato, in rapida successione:sole,vento,pioggetta,sole,nuvolo,vento,vento,vento,vento,vento,sole,nuvolo,nuvolosissimo,sole,ventissimo,gelo polare artico,aria primaverile,gelo polare artico,vento,nuvoletto,sole. (Mi viene in mente proprio adesso scrivendo questo post, che in occasione della gita delle superiori a Parigi ci avevano ripetuto come un mantra “Bisogna vestirsi a cipolla” e adesso comprendo appieno la valenza del consiglio…)
La cosa importante è che quando arriviamo al Pantheon c’è il s-o-l-e,

un cielo di un azzurro spettacolare e delle nuvolette bianche che rendono il tutto più pittoresco. Il Panteon è decisamente imponente e sapete perchè lo hanno costruito?Mo’ ve lo spiego! Intanto si trova nel Quartiere Latino sul colle di Sainte Geneviève ed è circondato dala chiesa di Saint-Etiènne du Mont, dalla Sorbonne e dalla Biblioteca di Sainte Geneviève. Il monumento, inizialmente una semplice chiesa, è diventato il mausoleo dedicato ai grandi uomini e alle grandi donne che hanno fatto la Francia. Ci abitano infatti, tra gli altri: Voltaire, Dumas padre, Rousseau, Marie Curie e Hugo, tanto per fare due nomi.

Inoltre, al centro del Pantheon, c’è una riproduzione del pendolo di Foucault perchè, proprio qui, il fisico francese espose nel 1871 la sua dimostrazione della rotazione della Terra, installando nella cupola centrale il famoso pendolo. Insomma, mica quisquilie!
Dentro al Pantheon non avremo passato più di mezz’ora, ma una volta usciti è già di nuovo tempo di estrarre l’ombrello perchè piove. Dopo una veloce capatina alla chiesa di Sainte Geneviève, sfidiamo le intemperie e rimbalziamo all’Arco di Trionfo. Le nostre speranze che il meteo cambi in meglio sono vane e, nel tempo in cui saliamo i famosi 282 scalini della scala a chiocciola per arrivare fino in cima, si scatena un altro acquazzone.

La cosa non è molto divertente perchè, se è vero che Parigi sotto quei nuvoloni densi da temporale acquista ancora più fascino, è anche vero che sopra l’Arco di Trionfo soffia un vento della miseria e più di una volta, facendo da assistente a Baffetto che cercava di scattare foto, ho rischiato di volare di sotto aggrappata all’ombrello (sì, in stile Mary Poppins).

I nostri ventosi eroi però non si fanno scoraggiare e tra un ‘asciugatura di obiettivo e l’altro, riescono a godersi il panorama e anche a scattare qualche foto.

La prospettiva di trotterellare allegramente per gli Champs-Elysées al tramonto naufraga in breve tempo perchè:
a) i piedi ormai hanno dichiarato sciopero e rifiutano qualsiasi direzione che non sia quella dell’hotel
b) causa punto a) la stanchezza prende il sopravvento e innervosisce gli animi. Abbiamo pile Energiser, ma dopo un po finiamo anche quelle!
c) la fame si fa sentire e la decisione migliore da prendere ci sembra quella di andare a mangiare.

In fatto di ricerche di ristoranti non siamo molto fortunati (o forse non sappiamo dove cercare) e dopo un disperato girovagare per boulevards ricchi di palazzoni eleganti ma totalmente privi di luoghi ameni in cui rimpinzarci, finiamo in zona hotel e con un ultimo sforzo ci areniamo nella nostra stanza. Urge un pediluvio che riporti in vita i nostri poveri piedi e urge anche un po’ di riposo perchè sospettiamo di aver percorso tanti tanti kilometri e anche i maratoneti hanno diritto ad una sosta!
Alle 20 siamo nuovamente sotto la pioggerellina e approdiamo in un quartiere di cui non ricordo assolutamente il nome, pieno di cinema e ristorantini lounge-chich-ggggiuovanili. Vaghiamo per le stradine di questo quartiere e riusciamo a perderci. O meglio, ci spingiamo avanti verso il miraggio di una chiesa (che all’inizio ci pareva Notre Dame) ma che, una volta giunti abbastanza vicini, riconosciamo non essere tale. Decidiamo quindi di tornare sui nostri passi e dove decidiamo di mangiare? Come da più classico dei finali…. in un ristorante italiano, arghhhhhh!!!!
La verità è che io, quando sono molto molto stanca, divento un’abile scartavetratrice di maroni. E, in qualità di abile scartavetratrice di maroni, tendo a essere scontenta pressochè di tutto. Quindi figuriamoci trovare un posto in cui mangiare…impossibile! “Mpf, questo mi pare troppo sofisticato”, “Uhm, con questi ggggiovani con la puzza sotto il naso non mi sento a mio agio”, “No, questo no. Guarda che prezzi!!”. Per il povero Baffetto diventa perciò molto difficile non solo sopportarmi, ma anche trovare una soluzione che vada bene a tutti e due. Bisogna dire però che anche la scartavetratrice di maroni professionista e pluridecorata ha i suoi limiti e che, dopo un tot, esaurisce le sue forze e accetta qualsiasi soluzione.
Ecco il motivo per cui, sfiniti, optiamo per questo ristorante italico dove mangiamo un delizioso piatto di sedanini alla siciliana. Avremmo potuto provare qualche altra specialità franciosa, ma francamente non ce la sentivamo di correre di nuovo il rischio di addentare suole da scarpe mascherate da bistecche!
Con la pancia piena e nuovamente sotto la pioggia decidiamo di chiudere così la giornata e di rifiugarci in albergo, perchè di più ai nostri muscoli proprio non possiamo chiedere. Stay tuned!

Fine quarta puntata 

 

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